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sabato, aprile 12, 2025

CARNIVAL OF BLOOD - Recensione

 Titolo: Carnival of Blood

Anno: 1970

Paese: Usa

Regia: Leonard Kirtman

Trailer




Il b-movie di oggi è un ultra low budget, unico "esperimento" nel panorama horror di un regista più avvezzo a film hard. Nulla di strano eh! Tantissimi registi sono passati dal porno o soft core all'horror... e viceversa. Ma non è questo l'argomento su cui discutere. L'argomento è Carnival of blood, da non confondere con Carnival of souls, antecedente, né con Malatesta's Carnival of blood, di, invece, qualche anno dopo. Questo, diretto da Leonard Kirtman nel 1970, è solo Carnival of blood. E dal titolo si preannuncia qualcosa di interessante, almeno per chi ama sangue e b-movie dalle atmosfere marce.





Il film si svolge prevalentemente in un Luna Park di Coney Island, dove, nel tunnel dell'orrore, qualcuno ne esce morto male. L'aiuto del procuratore cerca di indagare, nonostante la riluttanza della fidanzata. Al Luna Park, ci lavora anche un vicino di casa della coppia, Tom, che insieme ad uno strano aiutante, possiede un attrazione proprio nei pressi del Tunnel. Chi sarà il killer? Forse una cartomante lo sa, forse no.

Alla fine del film lo scopriremo.




Nonostante ci siano più che buone premesse, Carnival of blood è un prodotto che non riesce nel suo intento. Partendo dal mistero, che non riesce ad essere tenuto nascosto per molto. Già dalla prima mezz'ora si intuisce più o meno chi sia il cattivo, è il tentativo di mettere in piedi un plot twist non funziona. Alcuni personaggi sono talmente marcati che risultano anche troppo sgradevoli, come la donna all'inizio o quella circa a metà, che è l'essenza del disagio e della maleducazione. Quasi quasi l'avrei volentieri tolta di mezzo io... giusto per farvi capire quanto fastidio mi ha dato. E peccato che il film non sia abbastanza marcio, nonostante il sottotesto di degrado. L'unico personaggio davvero ben caratterizzato è quello di Gimsy interpretato da Burt Young, qui addirittura al suo primo ruolo in un film. Uno storpio con un ritardo mentale che sarebbe il killer ideale per ogni film dell'orrore che vira verso lo slasher. Per il resto abbiamo la noia di un iter ripetuto: gente sgradevole che poi finisce male per mano di un killer che intende dargli una lezione.


Ripeto, il potenziale c'è ed è un vero peccato. Ma non basta nemmeno il finale, con lo spiegone a sollevare la noia precedente e anche una fotografia che non aiuta perché troppo scura. Aiuta però probabilmente a nascondere i difetti di make up degli omicidi e a mitigarli. Siamo però troppo costretti forse ad immaginare noi stessi. Ed è forse più bello vedere anche certe imperfezioni, che però sappiamo essere parte di un certo tipo di cinema, che di queste imperfezioni si fa porta bandiera. Insomma, una serie di cose che, a conti fatti non danno il giusto risultato. Stavolta non è andata benissimo, ma se siete completisti ci sta!










venerdì, gennaio 10, 2025

L' APPARTAMENTO DEL 13esimo PIANO - Recensione

Titolo: L'appartamento del 13esimo piano / La semana del asesino / The cannibal man

Anno: 1972

Paese: Spagna

Regia: Eloy De La Iglesia

Trailer


Abbiamo concluso il 2024 con un film spagnolo, iniziamo il 2025 con altrettanto film spagnolo.
Stavolta è una vera chicca, qualcosa che vi invito già da subito a non farvi scappare.
Anche perché lo trovate facilmente in dvd e in lingua italiana. Quindi, stavolta nessuna scusa.


Marco è un giovane che lavora in un mattatoio. Ha ereditato il posto della madre, ma la sua posizione non è ancora abbastanza per i genitori della sua ragazza. I due si vedono di nascosto e una sera, tornando a casa in taxi, litigano con l'autista e Marco, per difendere la sua ragazza, lo colpisce con una pietra alla testa.
Il giorno dopo sul giornale c'è la notizia di un tassista trovato morto. Per il momento nessun sospettato.
Da questo momento Marco entrerà in una vera e propria frenesia sanguinaria: eliminare chiunque possa collegarlo al delitto. Partirà strangolando la fidanzata, che vuole costituirsi, per poi, dover coprire il suo omicidio, con quello del fratello che scopre il corpo della ragazza. 
E così via, Marco, per coprire i delitti precedenti, deve eliminare chi scopre via via i cadaveri.
In una settimana da incubo.
L'unico sollievo sembra essere Néstor, un ragazzo ricco e che abita in un lussuoso appartamento vicino a casa di Marco, che vuole essere a tutti i costi suo amico.




Eloy De La Iglesia stupisce, con questo thriller, dal sapore malato e malizioso. Un killer che si ritrova in questo ruolo senza volerlo, ma che poi sembra quasi abbracciare la sua vocazione, perché, andare in galera sarebbe sicuramente peggio. Vediamo bene verso la seconda metà del film, come essere benestanti, cambi un pochino le carte in tavola. Un passaggio innocuo del film, che però mi ha fatto riflettere. La frenesia del killer in questo caso, il pasticcio che Marco compie in una sola settimana, è frutto della miseria in cui vive, più che di un suo problema mentale.
E così, inizia un valzer a suon di chiavi iglesi che fracassano teste, accette conficcate in mezzo agli occhi e smembramenti vari. 
Potrebbe essere benissimo la trama di una commedia nera, ma qui, De La Iglesia, ci mette tutta la serietà del caso.
Marco è sicuramente un ragazzo con qualche disturbo, lavora in un mattatoio, dove vede tutti i giorni vacche uccise e fatte a pezzi per poi essere trasformate anche in zuppe e altri prodotti culinari. Ma lui non ha problemi, lo vediamo pranzare tra il sangue che cola nelle griglie di scolo. Figurarsi se poi ci sono problemi a smembrare qualche umano!

Se siete sensibili a questo tipo di cose vi avverto che c'è proprio una scena al mattatoio, dove il regista non lascia nulla all'immaginazione e potrebbe essere forse considerata tra le più truci del film.




THE CANNIBAL MAN
Uno dei titoli del film è The Cannibal Man, ma va specificato che qui il cannibalismo è forse all 1%. Sarebbe stato anche troppo inserire un elemento così disturbante, e forse, avrebbe reso il tutto troppo sopra le righe.
Anzi, è inserito in una maniera che si potrebbe anche definire "furba", e che vi farà pensare e rabbrividire nel caso. Non voglio fare spoiler, ma chi è più smaliziato magari avrà già intuito.
De La Iglesia dosa la storia  per bene, e piano piano ci guida nella settimana di sangue di Marco, ma ci parla anche del suo rapporto con Néstor, un'amicizia che lascia trapelare molto altro...

Alla fine dei conti, questo film è un bel thriller che anticipa alcuni killer malati che vedremo in film come Maniac, o Don't go in the house nemmeno una decina di anni dopo.
Siamo ancora in ambito thriller, ma quell'odorino di malsanità c'è, e resta li a puzzare come i poveri cadaveri del nostro Marco.
Quello che è sicuro per me è che, la Spagna degli anni 70, con l'horror ci faceva l'amore davvero bene.



















lunedì, dicembre 30, 2024

THE KILLER OF DOLLS - Recensione

 Titolo: The Killer of Dolls / Killing of the Dolls / El Asesino de Munecas

Anno 1975

Paese: Spagna

Regia: Miguel Madrid

Trailer


Questa è una vera chicca. L'ultimo film dell'anno per il blog e forse quello che mi è piaciuto di più di tutte le visioni del 2024.
Premetto che non è un horror puro. Siamo, data storia e svolgimento più verso il giallo thriller in voga in quegli anni. Argento, Bava e gli altri molti film che fanno parte di quello specifico genere che si avvicina molto allo slasher in alcuni casi. E che, ha sicuramente contribuito alla definizione del sottogenere che sarà il Re negli anni 80.
L'ho definito proto slasher nel mio post su instagram... beh, siamo li. Ci siamo molto vicini, anche se la componente psicologica del killer è molto evidente e pende comunque più verso il giallo/thriller.
Comunque sia, The killer of Dolls è una vera perla semi sconosciuta e oggi io ve ne parlerò, facendo in modo che venga conosciuta un pochino di più, e che abbia gli onori che merita.



Paul, che è il protagonista della nostra storia è anche il killer, non è spoiler perché lo sappiamo già dai primi minuti del film. E' un ragazzo strano per certi versi, delicato e timido all'apparenza, ma un feroce assassino quando si mette la sua maschera e non esita ad uccidere una copietta che si è appartata nel giardino della enorme villa che lui e i genitori devono tenere in ordine. 
Il parco della villa è a disposizione di tutti e la sua famiglia fa da custode/giardiniere.
Paul uccide perché la madre, quando era piccolo, lo trattava come una femmina, la figlia che aveva perduto prima della sua nascita. Paul così è costretto a giocare con le bambole, pur sapendo di essere un maschio.
Il trauma del volerlo scambiare per la sorella è così forte da creare quasi uno sdoppiamento di personalità, che poi lo spinge a commettere degli omicidi. Le donne le vede come bambole o manichini.
Diventa amico anche di un bambino pestifero che abita nelle vicinanze col nonno. Conosce poi la figlia dei padroni della villa, Audrey, i due si innamorano e iniziano a frequentarsi. Intanto, rimasto solo ad occuparsi del giardino mentre i genitori sono in vacanza, l'ossessione per le bambole/donne non lo abbandona e, anche il fallimento della scuola di medicina dove studia incide sulla sua psiche. Inutile dire che il lieto fine è ben lontano per lui.




Di Miguel Madrid ho già visto Necrophagous, una pellicola che purtroppo non mi ha dato gran soddisfazione. Forse ne parlerò più avanti. Incuriosita però, da trailer e foto, ho optato per vedere anche questo suo terzo film, di qualche anno più vecchio. E nonostante non sia un film perfetto mi ha davvero stupita questa sua marcata attinenza con i gialli all'italiana del periodo. Soprattutto perché non ha nulla di meno di tanti film, anche e soprattutto italiani. La storia è semplice, un trauma infantile che porta un ragazzo ad avere un forte distacco dalla realtà e addirittura ad immaginare una sorella che non ha mai conosciuto, impersonandola. Poi c'è il fattore fallimento scolastico: Paul vorrebbe diventare un chirurgo, ma non ha la mano ferma e viene cacciato dalla scuola. Anche questo sarà un elemento di distacco dalla realtà, dove lui crede ci sia stata un ingiustizia nei suoi confronti. E quindi vorrà provare che sa fare un intervento... 
Bella la trovata di "sostituire" le vittime, nella mente di Paul, con le bambole o meglio i manichini, che messi in un film dell'orrore fanno sempre la loro figura inquietante.
Certo, lo spettatore riesce magari a capire come andrà a finire tutto, che risulta prevedibile, ma lo è già dall'inizio, sappiamo già chi è l'assassino, il perché e conosciamo la profonda lacerazione della sua mente, ad opera di una madre sicuramente insensibile ed un padre altrettanto assente verso i sentimenti del figlio.



David Rocha se la cava bene nella parte di Paul, un ragazzo minuto, che cerca disperatamente di essere normale, rifiutando le avances della Contessa, madre di Audrey, e cercando di farsi degli amici anche se, forse dell'età sbagliata per lui.
Lo vediamo destreggiarsi più che bene anche nei momenti atti a stemperare la serietà della storia. Sì, perché Madrid inserisce anche dei momenti di ilarità e altre bizzarrie (diciamo non ben definiti in questo caso, e forse è l'unico difetto del film) che in fondo sono un elemento che si inserisce comunque bene in questo genere di pellicole. 
Il gore non è eccessivo ma c'è, e, come già detto, l'elemento vittima che si trasforma in bambola agli occhi dell'assassino è da plauso. Ci fa empatizzare col killer, capendo il suo stato quando la follia lo coglie, e capendo che forse, non è proprio volontaria, ma più il risultato del già citato scollamento dalla realtà.
Il finale poi, è anche piuttosto triste da un certo punto di vista, ci si aspetta un plot twist verso il lieti fine, fino all'ultimo, ma sappiamo che non sarà così. Lo sappiamo praticamente da subito.

Quindi, se uniamo dei buoni omicidi, una bella colonna sonora anni 70, un pizzico di bizzarria nella storia e un killer che sa entrare nelle simpatie dello spettatore, possiamo assolutamente perdonare qui piccoli difetti, anche recitativi, e la prevedibilità del film.
Inedito ma recuperabile su youtube o in recuperabile in bluray.








 
  













lunedì, novembre 18, 2024

BEWARE! THE BLOB - Recensione

 Titolo originale: Beware! The Blob / Son of Blob

Anno: 1972

Paese: Usa

Regia: Larry Hagman

Trailer


E' proprio vero che non si smette mai di imparare. Nel mio caso non si smette mai di conoscere e scoprire nuovi film, che seppur in giro da tanto, mi sono sfuggiti.
E' piuttosto normale però, perché io, la piena facoltà di poter cercare dappertutto ce l'ho da una decina d'anni. Cioè da quando mi sono decisa ad essere parte dei social e di usare internet con le sue molteplici funzioni.
Così piano piano arrivo anch'io. Abbiate fede.

Decisamente un sequel che non serviva, data la qualità che tra, l'originale del 1958 e il remake del 1988, non ha nulla a che spartire, ma c'è, e in fondo si fa comunque voler bene per la sua vena ironica.


Una misteriosa sostanza, viene "accidentalmente" scongelata e inizia così ad inglobare esseri viventi diventando sempre più grande. Una coppia di giovani, che ha fiutato il pericolo cerca di fermarla e di non farsi mangiare.


Semplice e veloce. Il succo del film è questo però. Non diventare parte integrante della sostanza "slimeosa" che muovendosi per conto proprio, si mangia chiunque le capiti a tiro.
Inizierà con un gattino, che ci fa compagnia nei titoli di testa e che purtroppo sarà la prima vittima della sostanza aliena. Come sappiamo che è una sostanza aliena? Beh Blob è un film abbastanza conosciuto, un sci-fi di fine anni 50 che ha anche come protagonista Steve McQueen. Che poi la cosa strida un pochino (cioè la presenza di McQueen in un film del genere) meglio far finta del contrario.

Nel film originale la massa arrivava sulla terra grazie alla caduta di una meteora, e, appena scoperta iniziava subito a mietere vittime, inglobandole senza pietà per crescere sempre più ogni pasto.
Il tutto era molto serio e in perfetto stile horror/sci-fi anni 50. Con una bella atmosfera e tutto quello che gli corre dietro.
Blob diventa un cult dell'epoca e non viene dimenticato, tanto che nel 1988 Chuck Russel dirigerà un più che dignitoso remake, stavolta con Kevin Dillon nei panni del protagonista.




Nel mezzo c'è appunto questo sequel che, a distanza di 14 anni dal primo, ci riporta nell'incubo gelatinoso.
A dirigere stavolta c'è Larry Hagman, conosciuto più che altro per il ruolo di J.R in Dallas, la famosa telenovela anni 80. Hagman recita anche nel ruolo del contadino scemo.
Il film vira verso un mood ironico, con il risultato di un delirio quasi totale. Non c'è un briciolo di terrore, anche perché si vede poco e niente degli attacchi della creatura alle persone. Ci sono però alcune scene dove la si può vedere introdursi, in case ed altri edifici che sono anche piuttosto buone.
Quindi dimenticatevi il terrore, perché alcune scene sono dei veri e propri sketch. Ed è già dall'inizio è così.
La cosa potrebbe funzionare bene se comunque ci fosse una lineare qualità tra la recitazione e il risultato finale.
Purtroppo non c'è sempre, e molte volte sembra quasi improvvisato, che è poi l'elemento che fa gridare al delirio per quanto mi riguarda.
Tra i due protagonisti quello che se la cava meglio è indubbiamente Robert Walker jr, mentre la sua controparte a volte sembra più divertita che atterrita.
Salvo il gattino, che, pur stando in scena pochissimo, dona all'inizio del film un po' di curiosità.


Il risultato finale però non è poi così disastroso. Personalmente ho visto di molto peggio, anche se come via di mezzo tra il cult ed il ramake questa pellicola, come già detto stona parecchio.
Prendiamolo quindi per quello che è: Un b-movie low budget girato da un novellino con poca esperienza di regia, che in fondo l'ha portata a casa. Per i capelli certo, ma lo ha fatto.

Consigliato ai completisti.

 










venerdì, ottobre 25, 2024

Fuori tempo massimo: CARRIE TORNA IN SALA GRAZIE ALLA CINETECA DI BOLOGNA

 Carrie - Lo sguardo di Satana, film del 1976 diretto da Brian De Plama e adattamento del romanzo di Stephen king, torna in sala per un tempo limitato, grazie alla Cineteca di Bologna.

In realtà sono un po' fuori tempo massimo per la notizia, che comunque ho fatto girare da subito sugli altri social.
Dedico comunque un articolo all'iniziativa, perché merita e non è né la prima, né l'ultima messa in atto dalla Fondazione, che si occupa di riportare in auge e in sala, la cinematografia in generale.
In passato abbiamo già avuto modo di vedere restaurati in 4K altri film poi riportati in sala per la gioia di fan e neofiti interessati.

IL FILM E' GIA' IN SALA DAL 21 OTTOBRE MA C'E' TEMPO FINO AL 31 : Ecco la lista consultabile delle sale con tutte le date distribuite nel nostro paese.


Per chi non sapesse nulla di questo film, anche se dubito che sia misconosciuto a qualcuno, Carrie è il primo romanzo di Stephen King e viene pubblicato nel 1974.

IL LIBRO

Narra la storia della adolescente Carrie White. Una ragazzina timida e fortemente traumatizzata dalla madre, una donna dal fanatismo religioso estremo che costringe la figlia ad una vita differente dalle sue coetanee.
Questo fa si che Carrie venga bullizzata a scuola, per la sua profonda diversità dal resto dei ragazzi. Un bullismo che la traumatizza ancora di più e che la porter a scoprire di avere poteri telecinetici, scatenatisi con la sua prima mestruazione.
E' un libro denso e intenso, che mischia l'orrore della fiction con quello di tutti i giorni. Col bullismo e con la cattiverie del genere umano verso chi non rispetta un determinato parametro sociale e viene visto come "sfigato" e di conseguenza emarginato ma anche usato per divertimento e per placare le frustrazioni di chi compie questi atti. Non a caso anche la madre, una puritana incallita è frustrata perché, il marito e padre di Carrie, l'ha lasciata, e ha abbandonato anche la figlia, perché stufo del comportamento esagerato della moglie.



IL FILM

De Palma cambia solo alcune cose del romanzo di King, ma il suo film resta potente e ci comunica le stesse cose, ciò che ci siamo immaginati leggendo il libro lui ce lo fa vedere per bene, senza lesinare sulla cattiveria del compagni di classe di Carrie e senza lesinare sul finale, un tripudio di violenza, frutto di angherie subite per tutta la vita.
Il regista usa la macchina da presa in maniera superba, ed enfatizza tutti i momenti salienti e della pellicola. Ci porta in evidenza tutto quello che va evidenziato. Ma anche il contorno è comunque importante.
Chi riuscirà a vedere il film in sala avrà sicuramente un esperienza visiva soddisfacente. (Che è riduttivo)











 



domenica, agosto 18, 2024

DARK AUGUST - Recensione

 Titolo: Dark August / Presagio Tenebroso / The hant

Anno: 1976

Paese: Usa

Regia: Martin Goldman

Trailer / Clip



PUO' CONTENERE SPOILER

Ecco un altro film di cui non conoscevo l'esistenza, ma che mi intrigava molto, locandina e storia sembravano essere interessanti e il potenziale alto.
Purtroppo non è stato così, ma andiamo come al solito per gradi e snoccioliamo la trama:

Sal Devito è un artista che vive in una piccola città rurale degli Stati Uniti. La sua compagna gestisce una piccola galleria d'arte dove espone anche i suoi lavori.
Sal però da qualche tempo ha degli starni attacchi d'ansia, o almeno così appaiono. Ma i suoi compaesani lo snobbano, facendo finta di nulla.
Si scopre che l'uomo, mentre stava percorrendo una strada in auto, ha investito una ragazzina, nipote di uno degli autoctoni del paesello. E' stato scagionato, ma per molta gente del posto è un irresponsabile, e il nonno della ragazzina non vuole nemmeno vederlo.
Sal si convince che il vecchio abbia lanciato una maledizione su di lui. Quindi gli attacchi di panico sono dovuti al sortilegio. Ed è anche perseguitato da una misteriosa figura che lo osserva dai boschi intorno alla sua casa.
La compagna ed una coppia di amici lo mettono in contatto con una medium che conferma la maledizione e propone delle soluzioni per contrastarne l'effetto. 




C'è una bella ma blanda atmosfera da folk horror in Dark August. Da noi il film ha il titolo di Presagio Tenebroso.
Martin Goldman cerca in tutti i modi di unire folk horror e psicologico, ma il risultato è piuttosto scadente. Partendo dai personaggi che non hanno un minimo di carattere, nemmeno il protagonista, che essendo "un'artista" newyorkese trapiantato, potrebbe sembrare meno ad un bifolco qualunque, e invece lo è.
Per tutto il film pervade la sensazione che la storia possa decollare prima o poi, ma non succede mai di fatto.
La tensione è ai minimi, ed l'insieme è comunque poco convincente.
Il film dovrebbe, o almeno a me è arrivato questo, far comprendere l'arretratezza dei paesini rurali, ancora legati alla superstizione, e quindi propensi a credere nel soprannaturale.
La faccenda però è piuttosto confusa perché né la componente sovrannaturale, né quella della ragione prevalgono mai. Di fatto una risposta ai quesiti che ci poniamo durante la visione non arriva mai.
Possiamo certo dare un'interpretazione personale, nessuno ce lo nega, ma la pellicola non chiarisce la posizione della storia in definitiva.



Sal potrebbe essere di fatto solo molto angosciato da ciò che è successo, investire una persona ed ucciderla è sicuramente un'esperienza che lascia un segno indelebile nella coscienza di una persona. Il rimorso, e tutta la cattiveria che gli abitanti gli riversano addosso, compreso il risentimento del nonno della ragazzina, di certo non aiutano. 
Le due posizioni sono capibilissime: da una parte un uomo che ha commesso un fatto molto grave, dove l'opinione pubblica gli punta il dito contro senza la minima volontà di capire che è stato un incidente, quindi lo condanna come se fosse un criminale incallito.
Dall'altra appunto una persona che deve affrontare questa mole di negatività, sostenuto da pochi amici e dalla sua compagna, dovendo fare i conti con i propri sentimenti personali.

L'emaptia è spostata tutta su Sal, e bilancia la parte di chi si scaglia con odio nei suoi confronti. Il nonno è visto come una persona vendicativa e cattiva (ma di fatto non lo è... vorrei vedere voi in una situazione del genere), ma non è "la nemesi" della situazione, seppur sia ritenuto la causa della maledizione. Un'altro elemento che si doveva probabilmente sviluppare diversamente ed approfondire.

Il tutto è gestito male perché pare che la componente paranormale ci sia, si lascia intuire in alcuni momenti, e nel finale, che crede di essere esplicativo, ma di fatto non lo è. Ci lascia solo con l'amaro in bocca e l'incertezza. Essendo anche piuttosto sbrigativo.
E anche perché di fatto non succede nulla di platealmente paranormale, è tutto molto blando, quasi sembra non si voglia osare né in un senso, né nell'altro, cosa che a questo punto avrebbe donato magari quel momento trash ma avrebbe forse dato scossa di vita alla pellicola. Ma non si è scelta nemmeno la strada del drama.Il film avrebbe lavorato probabilmente molto bene in quel senso.

Osare a volte serve a non cadere nella noia, magari non aggiunge pregio al prodotto, ma è un ottimo espediente per contrastarla.
Un vero peccato dal mio punto di vista, perché poteva essere un prodotto notevole se gestito in maniera diversa e più convinta.









venerdì, luglio 26, 2024

KILLER'S MOON - Recensione

 Titolo: Killer's moon

Anno: 1978

Paese: Uk

Regia: Alan Birkinshaw

Trailer


Niente di meglio che iniziare la giornata con un bel thriller britannico di fine anni 70.
Meglio ancora se l'idea è buona e funziona. In questo caso però funziona solo a metà purtroppo.

Un allegro gruppo di ragazze è in viaggio su un pullman che purtroppo resta in panne nei pressi di un paesino della campagna inglese. Le ragazze sono un piccolo coro e devono esibirsi da qualche parte.
Mentre l'autista cerca qualcuno che ripari il pullman, le ragazze si stabiliscono in un hotel, non ancora aperto ma che offre ospitalità per la notte.
Intanto nei boschi si aggirano quattro malintenzionati: sono fuggiti da un istituto psichiatrico e adesso uccidono e stuprano nel totale delirio. Arriveranno anche all'hotel e se la prenderanno con le ragazze.
Due escursionisti accampati nei pressi dell'hotel le aiuteranno a fuggire.




Scoperto, cercato e guardato immediatamente, Killer's Moon è un film riuscito a metà. Tutto funziona ma ha quel non so che, che alla fine non lo fa spiccare. Peccato perchè i quattro pazzi sono davvero il delirio totale, incapaci di distinguere il bene dal male, ma sanno fare solo il male. C'era la base per un cattivissimo rape and revenge (lo spacciano per uno slaher, ma non lo è affatto, è più un thriller o un home invasion dato lo stallo nell'hotel), e in quegli anni di film cattivi ne abbiamo visti alcuni:  da L'ultima casa a sinistra a La casa sperduta nel parco fino a Non violentate Jennifer.
Qui è tutto decisamente più soft, anche se gli stupri non mancano e non manca il sangue, ma non è abbastanza.
Mette a disagio, ma non nel modo giusto ed efficace per farlo stare alla pari dei film citati sopra.

I quattro personaggi matti, si chiamano per "Mr" e delirano in continuazione, credendo di stare sognando, e nel sogno possono fare quello che vogliono.
Peccato però che non risultino troppo convincenti nel loro ruolo, almeno per un film che intende prendersi sul serio. Perché ogni tanto pare di stare in una commedia horror, che di sicuro più accostarsi a degli omicidi, ma cozza irrimediabilmente con degli stupri. E nemmeno strizzare l'occhio ad Arancia meccanica aiuta. No.
Peccato ancora perché succedono anche tante cose, ci sono tanti spostamenti e cambi di scena e, se non si sta più che attenti, si perde qualcosa. Nonostante la frenesia di questi cambi però ci sono alcuni piccoli tempi morti che incidono un po' negativamente e non aiutano di certo. Insomma il tutto non lavora ben amalgamato.


Fortunatamente a salvare un po' la situazione ci sono i due interpreti dei ragazzi accampati che salveranno le ragazze. Loro si comportano piuttosto ragionevolmente nel complesso e poi uno splendido cane, un doberman a cui manca una zampa anteriore e che farà più giustizia di chiunque altro, diventando di fatto il vero eroe del film.
Quindi, per questi due elementi e per la "simpatia" che comunque mi ha trasmesso lo ritengo personalmente sufficiente, seppur sgangherato e non del tutto riuscito.
Più cattiveria avrebbe sicuramente aiutato molto.

Lo potete vedere qui: https://www.youtube.com/watch?v=f67wMUMPdk8
Lo potete acquistare qui: https://88-films.myshopify.com/products/killers-moon












sabato, maggio 25, 2024

SATAN'S BLACK WEDDING - Recensione

 Titolo: Satan's Black Wedding / A Blood Marriage of Ghouls

Anno: 1976

Paese: Usa

Regia: Nick Millard (qui col nome Phillip Millard)

Trailer


La grafica scelta per la nuovissima release del film da Vinegar Syndrome

Rieccomi, stavolta si spera con più costanza. La verità è che, a parte il poco tempo, era scemata anche la voglia di fare. Beh, grazie a questo film mi è tornata. Quindi ringraziamo Nick Millard e le sue opere alquanto nefaste.
Nefaste è ironico ovviamente, amo Millard, fin dal primo suo film che vidi Criminally Insane (che tra l'atro uscirà nella stessa edizione Vinegar, in combo con questo di cui vi parlo oggi) ma non si può dire che sia un cineasta che ha fatto capolavori. Però, a volte ci sa fare, con quel poco che ha. E riesce a tirare fuori comunque qualcosa che si fa notare. A modo suo.

Mark, torna in California per il funerale della sorella Nina, morta suicida alcuni giorni prima. L'uomo, e anche la polizia, non sono molto convinti della cosa. Nick scopre che la sorella stava scrivendo un libro, dal contenuto piuttosto orrifico, su riti satanici e una gruppo di suore che si sarebbero convertite a Satana 150 anni prima.

Nina ne era ossessionata, questo a detta dell'amica Jean, con la quale ha scritto un po' del libro.
La ragazza si recava sempre in un luogo, dove sembrerebbe esserci una cripta legata a questo culto.
Vi si reca anche Mark, e lì, un prete alquanto ambiguo gli spiega tutta la storia del luogo.
Intanto anche la zia di Nina e Mark muore, uccisa da qualcosa che sembrerebbe un vampiro, e sia Mark che Jean, sono perseguitati da Nina stessa, che appare e scompare diverse volte.
Alla fine Mark e Jean decidono di partire dopo il funerale ma qualcosa ancora li attende entrambi.




Tecnicamente Satan's Black Wedding è orrendo. Lasciando perdere la recitazione, che in fondo non è la cosa peggiore, ha un sonoro davvero fastidioso, un fruscio continuo e incessante per tutto il film. Sicuramente dovuto alla scarsità di mezzi durante la registrazione delle scene. 
Il comparto sonoro si estende alla musica, un'infinita melodia al pianoforte, che a volte sembra stonata e sovrasta a volte le scene, ma che tutto sommato dona carattere al film e gli dà la giusta aura surreale. 
In fondo, il mood è molto simile a quello che si potrebbe trovare in un film di Jess Franco, tanto per farvi capire.
La fotografia, è assolutamente non pervenuta, anche perché, sempre colpa dei soliti mezzi inesistenti, si gira così com'è, e le scene allo scuro risultano quasi, se non del tutto, incomprensibili. Fortunatamente servono a poco per la netta comprensione del film, e Millard, riesce ad illuminare volti o situazioni di sfuggita, dando prova di avere almeno inventiva per sopperire alla grosse mancanze.
E anche il comparto effetti speciali riesce ad essere all'altezza del prodotto: sangue, tanto, che copre eventuali bisogni nella creazione di ferite che potrebbero non essere all'altezza, peccato però per i dentoni applicati ai vampiri, che sono davvero orrendi e ridicoli.



Ci infiliamo anche una bella scena romantica tra Mark (che assomiglia vagamente ad Elvis) e Jean che, scopriamo erano già stati innamorati in passato.
Il film comunque scorre abbastanza bene, chi conosce Millard ritroverà luoghi conosciuti, come casa sua, già usata anche per Death Nurse.
La cripta è stata addirittura costruita nel garage della casa del regista, anche questo segno di grande inventiva e voglia di sbattersi per la propria arte. Secondo me è lodevole nonostante tutto.
In fondo riesce anche a non cadere (troppo) nel ridicolo, anche se il trash c'è ma è inevitabile.

Insomma Millard ci mette a dura prova, e chi ha il palato fine credo respingerà a forza questo film. Per chi, come me ama il grossolano, e queste atmosfere da grindhouse movie, tanto in voga negli anni 70, che non richiede tanto sforzo cerebrale, ma sicuramente una bella apertura mentale.
Il mio consiglio è divertitevi.


L'USCITA RESTAURATA PER VINEGAR SYNDROME

Il film, come già ho anticipato sopra esce in  questi giorni per Vinegar Syndrome l'etichetta americana che si occupa di riportare film di genere restaurati e con diversi contenuti speciali. Esce in combo con Criminally Insane e io vi suggerisco di recuperare se amate questo genere di cose!





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