mercoledì, aprile 15, 2026

MANHATTAN BABY (1982) - Recensione Film + Nuova Edizione Rustblade

 Titolo: Manhattan Baby / L'occhio del male / The evil eye

Anno: 1982

Paese: Italia

Regia: Lucio Fulci

Trailer


Sono quasi emozionata perché è la prima volta che porto un film di Lucio Fulci sul blog. Penso sempre non ci sia bisogno di un ulteriore parere sui suoi film, ma invece magari non è così.
In questi giorni mi sono rivista il suo Manhattan Baby, realizzato nel 1982, nel pieno del suo boom artistico coi film horror. Intendiamoci: la carriera di Fulci era già iniziata da un po' e io mi riferisco solo e solamente al periodo d'oro horror, dove ha sfornato cose come Zombi 2 (1979), L'aldilà (1981), Paura nella città dei morti viventi (1980) e Quella villa accanto al cimitero (1981), ma sarebbe utile, se vi state avvicinando solo ora al regista Romano, andare indietro e cercare altre chicche. Fulci non è un regista di solo horror, e questo è da NON dimenticare. Non mi dilungo più di così, ma dato che è il primo film suo di cui parlo sul blog, almeno una breve introduzione serviva.

Detto questo vi deludo ammettendo che Manhattan Baby non è certamente il suo miglior film, purtroppo la bella sequela di capolavori si inceppa ad un certo punto.
E io, che da ragazzina lo vidi convinta di trovare un nuovo Aldilà ci rimasi anche male. Il mio rapporto con questo film non era assolutamente idilliaco fino a qualche tempo fa. La prima visone è stata tragica, poi, col tempo e la maturità l'ho rivalutato. Fino all'ultima visione, dove forse abbiamo fatto un pochino pace.


Una giovane Brigitta Boccoli nei panni di Susie

La storia
Il professor Hacker, archeologo, si reca in Egitto con moglie e figlia per gli scavi ad una tomba. Mentre l'uomo lavora, la moglie Emily e la figlia Susie sono lì intorno a fare foto. Quando Susie rimane sola per alcuni minuti una misteriosa donna le dona un medaglione che pare antico. Hacker invece ha un incidente nella tomba e diventa temporaneamente cieco. Tornati a casa a New York, la famiglia Hacker inizia a sperimentare strane situazioni. Sparizioni di amici, e strane apparizioni di sabbia nella camera di Susie e del fratellino. Le cose si faranno sempre più inquietanti e, alla fine, la famiglia Hacker dovrà rivolgersi ad Adrian Marcato, che gli rivela di una maledizione e che Susie è posseduta dallo spirito di un antico Dio egizio.






Manhattan Baby è un film dai buoni propositi, ha un ottimo prologo, dove vediamo la famiglia Hacker in Egitto, e questo ci fa sperare in bene, perché conoscendo Fulci, è l'inizio di qualcosa di potenzialmente interessante. E anche la storia è molto buona, dopo zombie, porte infernali e case abitate da scienziati pazzi (e zombie), una maledizione egizia è quello che ci vuole. La sceneggiatura è del fido Dardano Sacchetti, che con Fulci aveva già fatto praticamente quasi tutti gli horror precedenti, ed Elisa Briganti (moglie di Sacchetti). Fulci ha pure un grosso budget a disposizione, quindi può fare il meglio. E invece. E invece il budget diminuisce in maniera seria e così sfuma la possibilità di poter usare maggiori effetti speciali, anche in post produzione. Fulci è costretto ad "arrangiarsi", e la cosa non gli va a genio.
Quindi si presume che i principali difetti del film siano appunto legati a questa mancanza di fondi, che non hanno permesso di fare tutto il lavoro al meglio.




Fulci si ritaglia il suo solito cameo

Cosa ne penso io
Rivisto, con una maggiore maturità, ho trovato Manhattan baby meno brutto di quando lo avevo giudicato, resta uno dei film di Fulci che amo meno, ma ci ho visto altro oltre alla mia disperata ricerca del gore e delle scene ad effetto che cercavo in stile Aldilà (per intenderci).
Innanzitutto c'è una bella connessione con L'esorcista, che, alla prima visione non avevo proprio notato. Forse non è subito palese, ma se ci si butta sul film con un occhio più attento c'è la sensazione che Fulci abbia preso e messo in scena qualcosa che lo ricordi. La possessione, il prologo in oriente, il medaglione che è il veicolo della possessione di Susie, quasi come il Pazuzu trovato da Merrin all'inizio del film. 

Certo alcune scene sembrano un pochino buttate lì quasi a caso, e molto della trama non ha una spiegazione logica o viene in qualche modo lasciata a metà. La sensazione è quella. Cioè che in alcuni passaggi si sia perso qualcosa, qualcosa che poi non fa tornare tutto.
Per il resto direi che in fondo se la cava bene, nonostante nemmeno Fulci fosse convinto, e lo reputasse tra i suoi peggiori film. 
A mio gusto personale però, l'aver trovato una diversa prospettiva gli ha fatto guadagnare punti in positivo. Rivedere certe scene non mi ha fotto storcere il naso e non si cade nel trash come invece ricordavo. Fulci sa valorizzare i momenti con le inquadrature giuste, e questo è indiscutibilmente un pregio. Sul finale poi ci regala anche il momento gore che tanto noi fan agogniamo. 
E soprattutto... stavo dimenticando la musica! Perché il buon Fabio Frizzi aiuta a salvare in qualche modo la situazione, con il suo solito sound riconoscibile che accompagna come sempre i vari momenti del film. Lui è sempre una garanzia e su questo aspetto del film non si può proprio dire niente di negativo. Le musiche sono super approvate. 
Quindi in definitiva lo trovo comunque un buon prodotto, coi suoi difetti , ma buono. 

L'edizione Rustblade

Da sostenitrice del progetto non potevo farmi mancare la mia solita edizione limited, che rende un po' di giustizia a questo sfortunato capitolo nella carriera del regista Romano.
Al solito disponibile in  versione standard, Dvd, Bluray e in versione limited 300 copie.

Ecco cosa contiene questa versione:
  • BLURAY IN EDIZIONE RESTAURATA ED INTEGRALE (Audio Italiano/Inglese con sottotitoli in Inglese)
  • CD DELLA COLONNA SONORA DI FABIO FRIZZI
  • POSTCARDS
  • CONTENUTI EXTRA SUL BLURAY
                                                      


















mercoledì, marzo 11, 2026

DAY OF THE REAPER (1984) - Recensione

Titolo: Day of the reaper

Anno: 1984

Paese: USA

Regia: Tim Ritter

Trailer 



Non avevo ancora parlato di Tim Ritter, qualche tempo fa avevo apprezzato il suo Killing Spree, disponibile per il mercato italiano grazie a Digitmovies e alla sua collana estrema Spasmo Video. Ne avevo parlato nella rubrica sui b-movie, nel podcast dedicato però. Lo trovate qui
A dirla tutta al tempo forse il blog ancora non esisteva proprio.Ritter è un regista di b-movie, originario della Florida, che inizia la sua carriera in tenera età. Le passioni, si sa, arrivano a qualsiasi età, ma in molti casi si nasce con l'amore per "qualcosa", e credo possa essere questo il caso.
Il nostro "appassionato" inizia la sua carriera proprio con Day of the reaper a soli 17 anni e con solo 1000 dollari di budget, qualche amico e parente a fargli da attore, e tanta voglia di portare su pellicola l'ispirazione che i tanti film visti gli hanno dato.



La storia
Un gruppo di ragazze, dopo una giornata spensierata in spiaggia, resta in panne con l'auto mentre fa ritorno a casa. Le ragazze si addentrano nel bosco, attirando l'attenzione di un maniaco omicida incappucciato che le insegue e ne uccide una prima che riescano a scappare. Nonostante siano ritornate in città, il killer le trova e le uccide una ad una. Resta la solita final girl che riesce a far catturare il killer con l'aiuto di un poliziotto.
Ok questo però è un flashback.
All'inizio del film infatti vediamo il killer fuggire durante un trasferimento, che probabilmente andrà in cerca della sopravvissuta.
Da ora però, se non amate troppo gli spoiler, magari vi fermate, vedete il film (lo trovate in giro, basta cercare e fare attenzione al minutaggio completo. Vi sconsiglio la versione su youtube perché ha una scarsa qualità) e tornate dopo. Se invece non vi interessa, potete continuare a leggere.
Cercherò comunque di fare meno spoiler possibili.



Abbiamo già parlato della giovanissima età del regista, degli attori non proprio professionisti (per nulla) del budget davvero poverissimo. Quindi aspettatevi la ciofeca più orrenda che potrete mai vedere. Che però ha comunque un suo perché.
La storia di base è slasher, con killer che bracca delle vittime, una final girl, un poliziotto che tenta di catturarlo. Gli elementi ci sono tutti. Ritter prende spunto dalle cose che ha visto e che lo hanno ispirato, per cercare di fare qualcosa di suo. 
Il primo impatto visivo ricorda parecchio lo slasher francese, sempre di tipo quasi amatoriale Ogroff, una perla del cinema di serie z, che ancora, per me resta imbattuto e detiene lo scettro di preferito (dalla sottoscritta) della categoria. 
Day of the reaper si può quasi definire un filmino della prima comunione in stile horror. Tecnica e recitazione non pervenute, dialoghi assurdi, montaggio e fotografia che come va va.
Un delirio insomma, partendo già dai primi minuti, dove vediamo il killer uscire dall'istituto, accompagnato da due infermieri all'auto per il trasferimento. Già con cappuccio, stivali di gomma e guanti di gomma. 
Segue poi un "pippone" dove la final girl si chiede, ad un anno dall'accaduto, se il killer possa mai tornare a cercarla. Si parte poi col flashback, dove la ragazza rivive l'esperienza e tutti gli omicidi seguenti, fino alla cattura, con un espediente che fa sorridere: la polizia, in questo caso il detective incaricato (interpretato da Ritter stesso) tende una trappola al killer, lasciando la ragazza sola in un vicolo e... lui arriva e si fa beccare!
Ora che  tornato però c'è bisogno di catturalo di nuovo e stavolta arriva un altro carico di delirio.
Magari non aggiungo nulla sul finale, non voglio rovinare troppo un'eventuale visone.




Day of the reaper è pieno di difetti, questo è oggettivo, ma è talmente in linea con il pensiero e l'agire di un diciassettenne che per me è ampiamente perdonato. 
Certo non vado a dargli un 10/10 ma una sufficienza la merita, per l'impegno e perché, c'è quel qualcosa che non lo può far sembrare un disastro totale.
Si salva solo la colonna sonora, una cosa un pochetto professionale, per il resto è proprio un deliro buttato lì alla bell'e meglio. C'è l'inesperienza di tutti, da chi dirige e filma, a chi recita, agli effetti speciali.
Come dicevo però va attenzionato se amate il cinema di questo tipo. Ritter poi ha imparato ad "affianre" la tecnica, è cresciuto ed è tuttora in attività come regista. Probabilmente ne sentirete parlare ancora e ne leggerete ancora a riguardo su questa pagina.


giovedì, febbraio 26, 2026

MURDERLUST (1985) - Recensione

Titolo: Murderlust 

Anno: 1985

Paese: USA

Regia: Donald M. Jones

Trailer


Tra le ultimissime visioni c'è questo b-movie dal budget ridotto che narra l'ennesima storia di un serial killer.
Non è tratto da una storia vera ma pare che il regista abbia fatto ricerche sui più famosi serial killer per creare il suo personaggio.
L'argomento intriga sempre perché implica (probabilmente) violenza e sangue, ma soprattutto brutalità.
Non è esattamente il caso di questa pellicola però, ma non è tutto da buttare in fondo, anzi. E dopo aver accennato la trama vi spiego il perché.


La storia
Steve Belmont è uno stimato membro della comunità parrocchiale di una cittadina della California. Integerrimo e dedito al lavoro di "guida" spirituale ed insegnate (una specie di catechista in pratica) dei giovani che frequentano la parrocchia la domenica.
Steve Belmomt è anche uno scansa fatiche, egoista e maleducato, ma soprattutto è un serial killer.
Le due vite dovranno presto scontrarsi quando Steve, un giorno, invece di uccidere la bella Cheryl, come avrebbe dovuto, sembra invece innamorarsene.

Il serial killer può essere chiunque recita la tagline del film, ed in effetti, è così. 
Come dicevo, anzi scrivevo, all'inizio, da un film con serial killer ci si aspetterebbe una bella dose di violenza, torture magari, un po' di sangue insomma. E invece niente. Gli omicidi ci sono, ma sono semplici strangolamenti, nemmeno troppo audaci a dirla tutta.
Il Mojave Strangler, come viene chiamato Steve dai giornali è piuttosto magnanimo con le sue vittime. Pochi minuti ed  tutto finito. Abbastanza deludente questo aspetto, perché lo spettatore è messo a disagio davvero molto poco per quanto riguarda la brutalità.
Quindi quelli che parlano di robe alla  Henry piaggia di sangue, o Ted Bundy dovrebbero posare il fiasco.
Fa comunque parte della categoria e, anche se non troppo violento, andrebbe visto. Magari per voi invece è abbastanza forte. Chi può dirlo?



Mi piace pensare che il regista si sia dedicato di più alla costruzione del personaggio di Steve, piuttosto che a ciò che poi farà in preda alla follia. Perché il personaggio è davvero ben caratterizzato, sempre tenendo conto della poca esperienza, del budget ridotto e di conseguenza della qualità totale della pellicola. Perché Steve Belmont è veramente convincente. Un finto buono la domenica, uno che sa farsi amare e rispettare in un ambito che gli conviene. Perché anche questa parte della sua personalità, che è più forzata di quella naturale da killer, ha uno scopo. Ottenere una posizione tale da dover lavorare poco col massimo guadagno. Ma soprattutto "il controllo" delle persone. Mentre per tutto il resto del tempo è totalmente diverso. Un uomo che non riesce a tenersi nessun lavoro e che continua a cercare appoggio dal cugino, che appunto si chiede come facciano ad essere parenti. E poi ci sono le vittime, donne, per lo più prostitute, ma anche donne che incontra per strada e adesca. Succede anche con Cheryl, di cui però sembra innamorarsi.
Scoprirà che è la figlia di una delle responsabili della comunità domenicale, e inizia così la sua frequentazione romantica. Le cose però iniziano ad incrinarsi perché, prima o poi la sua natura malvagia doveva uscire fuori. Quindi l'epilogo non sarà felice... ma non vi dico per chi.




Murderlust soddisfa le aspettative di chi è abituato a pellicole con qualche difetto, ma sa, secondo me, difendersi bene anche a livello più generale. Non è troppo strampalato né trash, il budget sicuramente influisce sulla qualità ma compensa con l'interpretazione del protagonista, che sa essere convincente quanto basta.
Ed è forse l'unico elemento che regge tutto il film, per il resto, gli altri personaggi, quasi sono di contorno.
Un paio di scene sono anche piuttosto divertenti, una è il licenziamento, uno dei tanti, da guardia e l'altra è l'occultamento di un cadavere che Steve deve fare per forza in presenza del cugino. 

In definitiva mi sento di farvelo aggiungere alla lista dei film da vedere.




























martedì, febbraio 24, 2026

HE KNOWS YOU'RE ALONE (1980) - Recensione

 Titolo: He knows you're alone / Blood wedding

Anno:1980

Paese: USA

Regia: Armand Mastroianni

Trailer


Agli albori dello slasher qualcuno già provava a fare dei "plagi". Plagio suona negativo, lo so, ma è così palese che non è difficile pensarci. Io opto sempre per qualcosa di più soft e le chiamo ispirazioni, ma poi deciderete voi. Il termine più giusto, che non offende (forse) nessuno, potrebbe essere rip-off. Direi che ci siamo.
Il film da cui è stata tratta tanta "ispirazione" è Halloween di John Carpenter, uscito solo un paio d'anni prima, pellicola ancora in bilico tra il thriller e lo slasher (proto slasher). 




La storia
Amy è in procinto di sposarsi. Passerà il weekend con le amiche, mentre il fidanzato farà lo stesso coi suoi amici. Tutti le dicono di lasciar perdere, di non sposarsi, e soprattutto gli e lo dice il suo ex, che sta cercando disperatamente di riconquistarla prima che sia troppo tardi.
Intanto, in città, un uomo uccide una ragazza che si sarebbe sposata pochi giorni dopo. Sul posto, il detective Gamble ha un brutto presentimento. Il killer è sicuramente lo stesso uomo che ha ucciso la sua fidanzata il giorno del loro matrimonio. Facendo alcune ricerche scopre che Amy potrebbe essere la prossima vittima.




Ve lo dico subito, avete visto bene, quello nella foto in alto a destra  proprio lui : Tom Hanks. Giovanissimo e alla sua prima apparizione al cinema. Ha una piccola parte nel film, che tra l'altro avrebbe dovuto evolversi al peggio ed invece fu poi deciso di no. Lo vedremo arrivare nella seconda parte del film.
Detto questo nonostante He knows you're alone sia fortemente ispirato al film di Carpenter, ha una vita propria. E sinceramente non capisco come sia tenuto così poco in considerazione, perché in fondo non è poi così male. Precisiamo che il mio è anche un ragionamento basato sulla visione dopo una quarantina d'anni, dove di acqua e film horror ne sono passati sotto ai ponti. Oggettivamente è comunque un più che buon film. Anche senza il paio di cose che me lo hanno fatto piacere subito.

Il paio di cose sono: L'inizio al cinema. Mi ha ricordato tanto l'inizio di Scream 2. Seconda cosa il film proiettato al cinema, sempre ad inizio film. Le due ragazze stanno guardando un horror dove uno dei due ragazzi è lo Scott di Venerdì 13 pt 2 e muore esattamente appeso come nel film di Miner.
Questo film nel film in origine era il vero plot del film che Mastroianni avrebbe voluto realizzare, ispirandosi ad una leggenda metropolitana. Alla fine invece fece solo da prologo.

Finite le considerazioni che sono state possibili solo vedendo il film a posteriori, iniziamo le considerazioni oggettive: l'atmosfera 70s. Chi mi conosce sa che è una delle cose che amo in un horror. In questo caso siamo agli inizi degli anni 80, ma il film è stato girato a fine 79 e l'atmosfera c'è tutta. Quindi potrete apprezzare una New York, precisamente Staten Island, dalle tonalità delicate ma con il rosso ben in evidenza.




Quelle che vedete appena sopra sono, invece, due esempi di come il film non somigli mai, ma proprio mai ad Halloween. Mi spiace fare ironia ma ad una certa...
E pure la colonna sonora lo ricorda in qualche modo. A me personalmente non ha dato fastidio, anche se un sorriso viene spontaneo man mano che le scene si susseguono.
Mi è piaciuto comunque lo svolgersi degli eventi. Il killer non porta nessuna maschera ma è talmente glaciale nello sguardo che un pochino di disagio lo passa. Lo vediamo subito, anche se non sappiamo chi sia in verità. Sappiamo che ha ucciso la futura moglie del detective Gamble, perché lo ha lasciato proprio per il poliziotto. E da allora si è fissato ad uccidere tutte le ragazze prossime al matrimonio.
Si avvicina sempre di più ad Amy, cercando il momento giusto per colpire. Prima però ucciderà qualche persona di contorno ad Amy, un paio di amiche anche. Normale amministrazione da slasher movie.
Amy ha solo l'ex ad aiutarla a questo punto. Il simpatico e dolce Marvin, ancora innamorato e speranzoso in un suo ripensamento. 
Mastroianni mette in scena una storia non troppo elaborata, a volte ci sono delle scelte forse un po' "stupide", almeno a mio avviso, soprattutto sul finale, dove, ed è l'unica cosa che ho apprezzato di meno, c'è la scelta di gestire il personaggio di Gamble in maniera affrettata. Per il resto il film scorre bene, non annoia, ha dei buoni(ssimi) omicidi, il killer è sul pezzo, e la final girl pure.
Nel complesso magari non sarà riuscitissimo al cento per cento ma è senz'altro notevole e meritevole di essere scoperto o riscoperto se già lo conoscete.







mercoledì, novembre 26, 2025

SILENT SCREAM (1979) - Recensione

 Titolo originale: Silent scream / The silent scream

Anno: 1979

Paese: USA

Regia: Denny Harris

Trailer



E' quasi ora di tirare le somme per me, come ogni anno faccio una lista dei 10 film prima visione che mi hanno colpita di più. In positivo si intende.
Silent Scream ci è entrato con prepotenza proprio lo scorso weekend, ricco di visioni piuttosto interessanti anche.

Questa pellicola del 1979 si può tranquillamente catalogare tra gli slasher/thriller psicologici. Ovvero un mix tra lo slasher classico e qualcosa di più interessante ed elaborato. Non vi farà scervellare ma sicuramente, per chi ha un palato più "fine" sarà una bella sorpresa. Per me lo è stata. Poi si sa, tutto è estremamente soggettivo, ma vi sfido a dire che questo film possa essere brutto e totalmente da buttare. Vi sfido eh!



Partiamo già molto bene dal cast che è davvero ottimo e molto interessante: Cameron Mitchell, Barbara Steele, Yvonne De Carlo. Che non sono affatto estranei al genere. Se la cosa ancora non vi convince, il tutto si svolge in una bella casa sopra ad una scogliera, col mare in bella vista dalla finestre e un atmosfera quasi gotica. Quelle grandi case che sappiamo molto bene nascondono qualche orribile segreto. 

Meglio comunque partire dall'inizio. La studentessa Scotty Parker (interpretata da Rebecca Balding) arriva al college, ma purtroppo tutti gli alloggi interni sono già stati presi. Deve quindi ripiegare su qualcosa di esterno. A fine giornata trova la stupenda casa degli Engels, che affittano alcune camere. Scotty si trova con altri tre coinquilini: Jack, Peter e Doris. I tre fanno subito amicizia e si trovano molto bene. Tanto da uscire subito quella sera a cena tutti insieme. Al ritorno però sono piuttosto alticci e Doris e Peter restano indietro rispetto a Jack e Scotty. Peter resterà solo sulla spiaggia e, qualcuno uscito dal buio lo ucciderà.
Da questo momento le cose inizieranno farsi sinistre e pericolose. 
Si scoprirà che la famiglia Engels, Mason, la madre, che se ne sta sempre in camera sua, e una fantomatica sorella, Victoria, che non si sa dove sia, hanno molto da nascondere. Il tenente McGiver (Mitchell) indaga, ma intanto anche Doris viene uccisa nella cantina e trascinata da qualcuno al piano di sopra.  Scotty e Jack sono quindi in grave pericolo. In casa c'è qualcuno, ormai è assodato, che li osserva di nascosto e McGiver dovrà arrivare in tempo per salvarli.




Doris ci ricorda che gli scantinati sono il male...


Quello che mi è piaciuto di Silent Scream è l'atmosfera che da subito riesce a catturare lo spettatore. Già, dai primi minuti, subito dopo i titoli di testa e quando Scotty inizia a cercare casa, capiamo che sarà la storia giusta.
Sarò sincera però, a parte il plot twist finale aspettatevi il solito, ma è comunque abbastanza perché nel "solito" Harris riesce anche a metterci un pizzico di tensione, a creare il sospetto, anche se è facilmente intuibile cosa si possa nascondere in casa. Lo sappiamo, ma comunque la cosa riesce a farsi apprezzare. Gli omicidi sono ben "distribuiti" e non tutti buttati lì nell'ultima mezz'ora e questo è sempre una buona cosa. Lo slasher si fonde con lo psicologico, quando nel finale c'è la rivelazione che si intuisce già. Ma con una sorpresa, che non guasta e rende la cosa un pochino più "malata", dandogli quella spruzzata in più di sangue che merita di diritto.
Bravissima la Steele, che anche con poche scene, contribuisce a dare pregio. Ma lei, già con la sua presenza lo farebbe anche stando ferma immobile. Mitchell anch'esso è sempre una faccia amica, sia che faccia la parte del buono, che del cattivo. 

Sicuramente ci sono dei rimandi a Psycho, è difficile non pensarci, anche se la storia non è uguale. La "red flag"
del sesso, che non è mai ben visto dai killer è anch'essa presente. I ragazzi flirtano da subito, addirittura Scotty e Jack hanno un rapporto, spiati da occhi curiosi, e questo è male. Specialmente se il killer ha avuto problemi proprio col partner in passato. Quindi questo gli ricorda il motivo del suo disagio e lo scatena nella furia omicida più cieca.


Il film era stato girato nel 1977, ma poi si decise di rifare quasi tutto tempo dopo. Solo una decina di minuti venne tenuta buona. E qualcosa infatti si può notare, ma davvero, se non lo sapete credo non sia così immediato da percepire. Piccoli dettagli che magari un occhio attento potrebbe scovare.
Alla fine ne  uscito un notevole thriller psicologico con venature slasher (del resto siamo a fine anni 80 e quindi il sottogenere è ancora legatissimo al thriller, anche perché offre qualcolsa di più di un semplice gruppetto di teenager che viene massacrato nel bosco da un omone mascherato).
Silent Scream  è un film che offre molto e può accontentare un po' tutti gli appassionati.
Il mio consiglio è di recuperarlo assolutamente se ancora non lo conoscete o lo conoscete ma avete dei dubbi.













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