domenica, luglio 26, 2026

PERICOLO IN AGGUATO (1978) - Recensione

 Titolo originale : Someon's watching me! 

Anno: 1978

Paese: USA

Regia: John Carpenter

Trailer / TV spot 


            
                             

Nel lontano 1978, quasi in contemporanea con Halloween, esce questo giallo/thriller per la tv, diretto anch'esso da John Carpenter. Un film di cui si parla pochissimo, ma che comunque merita di essere citato e fatto conoscere. Tra l'altro in questa opera di intrattenimento televisivo c'è molto di più di quello che si scorge in superficie. Quindi vi consiglio già da subito di recuperare, lo trovate facilmente su amazon
Siamo nell'ambito/categoria del  voyeurismo con stalkeraggio telefonico, in voga al cinema in quegli anni, con esempi come Gli occhi dello sconosciuto (1981), Are you in the house alone (1978), When a stranger calls (1979), Hotline (1981). Ci sono differenze tra i film, ma il tema di base è lo stesso: donne stalkerate da maniaci omicidi, in contesti che vanno dal trhiller allo slasher. Con più o meno tensione. Sicuramente ne leggerete ancora, se sarò fortunata coi tempi questo mese.

La storia
Leight Michaels (interpretata da Lauren Hutton) è una giovane regista televisiva che si è appena trasferita a Los Angeles da New York. Si permette un bellissimo appartamento al 43esimo piano di un ricco palazzo, la Arkham House. Ha trovato subito un ottimo lavoro e spera di potersi rifare una vita, dopo una delusione amorosa avuta a NY.
Dopo poco dal suo arrivo nel nuovo appartamento però, inizia a ricevere telefonate e regali da uno sconosciuto, che, pian piano diventa sempre più inquetante ed aggressivo nei modi.
La polizia fa poco, e Lauren dovrà cavarsela con l'aiuto del suo nuovo ragazzo Paul (David Winkless) e della collega Sophie (Adrienne Barbeau).



Una denuncia sociale intrinseca

Carpenter, che è anche sceneggiatore, ci tiene subito a precisare che il suo film ha un aspetto di denuncia sociale, che riguarda la donna e il suo status, che alla fine degli anni 70 sa essere indipendente, ma che ancora ha delle difficoltà in alcuni ambiti. E' una bravissima regista, stimata e subito accettata al lavoro, ma essendo molto bella, è anche oggetto di attenzione per un collega che tenta un approccio quantomeno insistente, ma che lei rifiuta categoricamente. Anzi sarà lei a scegliere la persona da conoscere, e lo far con sicurezza e successo. 
Diversamente dal collega, che sparisce quasi subito di scena dopo l'ennesimo NO, chi la stalkera ha un ben preciso obiettivo, togliendole prima ogni privacy, terrorizzandola quanto basta, per poi agire nel finale.
La polizia, qui rappresentata dal detective Gary Hunt (nterpretato da Charles Cypers che sarà anche lo sheriffo Brackett in Halloween) fa il suo dovere a metà, un po' perché non c'è un vero reato punibile, fino ad un certo punto del film, un po' perché la cosa viene presa molto sottogamba. La Mitchell sottolinea più volte il fatto che si aspetti magari che avvenga lo stupro o l'omicidio e poi, probabilmente, si agisca. Ed è questo il nocciolo della questione. Quando è giusto intervenire in casi come questi? Perché aspettare in base ai segnali o alle azioni, solo perché non sembrano gravi o potenzialmente pericolose?
Alla polizia interessa solo trovare un colpevole, e quando sembra averlo trovato, chiude di nuovo gli occhi e non crede più alle successive denunce della Mitchell.
E non è che siamo andati avanti molto in 40 anni.



Cosa ne penso io

Pericolo in agguato è un attimo film, ben girato e ben caratterizzato, che ha però una blanda costruzione della tensione che ha molto di più da spartire con i film di suspense anni 60 (ci sono riferimenti espliciti ad Hitchcok, anche di tecnica in una scena in particolare), colonna sonora compresa, che non è realizzata da Carpenter, ma è comunque apprezzabile. Sicuramente il tocco musicale del Maestro sarebbe stato più incisivo, ma probabilmente fuori luogo. Così come le atmosfere, che non sono le solite che potete trovare nei suoi film.
Bello il personaggio della Barbeau, che non è centrale ma è "particolare" ed evidenzia questa voglia di stupire e di portare qualcosa di nuovo in un plot non originalissimo, ma sempre ben accetto. Non spoilero, quindi dovrete scoprirlo da voi. 
La poca tensione viene comunque sopperita da uno svolgimento senza intoppi e tempi morti, con dialoghi ben strutturati e mai banali, quindi un giallo/thriller magari non troppo appariscente, ma che si fa voler molto bene. Sul finale un po' di tensione c'è e sia può già intuire come andrà a finire, ma senza bisogno di plot twist o altro per ottenere un buon risultato.
Non aspettatevi il gore, perché il genere non lo richiede, se non quel poco o pochissimo in questo caso, sul finale, quando ci sarà l'incontro fatidico tra lo stalker e Leight.




Ho apprezzato tanto la costruzione del personaggio di Leight Mitchell come una donna forte ed indipendente, per il semplice motivo che in questi casi è sempre oggetto di interesse da parte dello sciroccato di turno, ma che lo sa affrontare in maniera coraggiosa, senza lasciarsi andare troppo al panico e farsi trasportare troppo negativamente dagli eventi, affidandosi in fondo ad un aiuto esterno, che di soliti è il compagno o l'amico di turno. Non è un errore intendiamoci, ma è una bella caratteristica che rende valore, e non è sempre scontato in una pellicola di questo genere.

In definitiva Carpenter aggiunge una bella pagina al già citato filone stalker telefonico, che purtroppo è andato nel dimenticatoio per la poca distribuzione in formato fisico, che addirittura negli usa sarà nel 2007. Il solo passaggio televisivo in pratica non ha contribuito ad una popolarità poi, anche se realizzata da un regista noto. Va meglio in Europa dove il film, oltre al passaggio televisivo ha una distribuzione sia in VHS prima, e su disco poi. Vi ho già detto all'inizio dove trovare il blu-ray che ha anche una buona qualità. Peccato per l'assenza di contenuti speciali.












































domenica, luglio 19, 2026

BACKWOODS (1988) - Recensione

 Titolo: Backwoods / Geek

Anno: 1988

Paese: USA

Regia: Dean Crow

Trailer non disponibile





Backwoods aka Geek, da non confondere con Luther (the geek) è un horror di fine anni 80 diretto da Dean Crow. Fa parte del filone slasher boschivo o semplicemente backwood slasher

Dopo la recente recensione di Night of fear, mi occupo di nuovo di boschi con pazzi scatenati. Stavolta però si torna negli Stati Uniti, a conoscere William, un ragazzo che definire "difficile" è un complimento. 

La storia
Karen e Jamie sono una coppia è in fuga dalla città per una piccola vacanza nelle zone rurali. Dopo aver chiesto indicazioni ad un ranger decidono di accamparsi proprio nella zona che gli era stata sconsigliata. Così si imbattono subito in un vecchio e sua figlia, che ha urgente bisogno di una tracheotomia. Il vecchio decide quindi di invitali a casa sua per riconoscenza. E in un capanno fuori casa ospita il figlio William, ritardato e cresciuto come animale. I problemi per la coppia inizieranno molto presto.




E' un vero peccato, perché le premesse ci sono tutte e le potenzialità anche. Ma il risultato non è poi così sfolgorante. Ho visto pellicole a basso budget cavarsela decisamente meglio, nonostante la buona caratterizzazione del personaggio di William e gli ultimi minuti, che tirano su un pochino il tutto portandolo almeno alla sufficienza.
Per il resto c'è un bel periodo noioso, non perché non succeda molto, ma perché la tensione non si riesce a creare nella maniera giusta. Sappiamo che William prima o poi farà la sua mossa, perché è in pratica un animale feroce, che, se non ha il padrone a tenerlo sotto controllo, sfogherà la sua indole .
Errata anche l'operazione di voler rendere più interessante e profonda la relazione tra William e Karen, che tenta di stabilire un contatto col ragazzo, ovviamente senza riuscirci. 
Si sa che in uno slasher molte decisioni stupide dei protagonisti/vittime è dettata dagli stilemi, ma qui si cade nella forzatura secondo me. Ed è probabilmente la cosa che funziona di meno. E' prorpio Karen a decidere di andare dove non viene consigliato, che ci può stare ovviamente, lo abbiamo visto parecchie volte, ma in questo davvero la cosa risulta proprio forzata, almeno per me.
Il body count misero è un'altra delle cose che lo non fanno decollare al meglio, perché in alcuni casi, i morti sopperiscono a deficit di svolgimento, creando almeno un pizzico di divertimento e attirando l'attenzione.



Invece per quanto riguarda il finale, che come ho già detto è la cosa che tira su un po' il tutto, senza però lasciare qualche perplessità, restiamo nel solito scontro tra la final girl e il killer, con una buona inventiva del "combattimento" e degli espedienti che Karen userà per combattere William. Gli ultimi minuti sono proprio la cosa che desta perplessità, volendo forse creare un plot twist non troppo riuscito.
Nel complesso, lo consiglio solo ai completisti del genere.



sabato, luglio 04, 2026

MASK OF MURDER (1985) - Recensione

 Titolo: Mask of Murder

Anno: 1985

Paese: Usa/Svezia

Regia: Arne Mattsson

Trailer



Un serial killer che semina il panico in una cittadina canadese, sgozzando giovani donne, viene presto catturato dalla polizia. Ma poco tempo dopo sembra esserci un imitatore. E stavolta la faccenda è molto più oscura di quanto si possa pensare.



Lo ammetto, ho visto il nome di Christopher Lee tra gli interpreti e ci sono cascata. 
Peccato che sia solo uno specchietto per le allodole, che non appare abbastanza per fare comunque la differenza. Dopo una sfolgorante scena ad inizio film, dove sfoggia la sua imponente voce (da vedere ovviamente in lingua originale, anche perché non mi risulta sia mai sta
to doppiato in italiano) esce di scena per riapparire praticamente nel controverso plot twist finale.
Quello che vorrebbe essere un giallo con delle venature che virano verso lo slasher è, di fatto, un giallo molto blando che si mescola col poliziesco e il drama. La storia sarebbe anche buona se solo fosse tenuta in piedi anche da una solida recitazione. Invece sembra quasi che tutto il comparto attoriale sia stanco, e con davvero pochissima voglia di rendere un po' di spessore ai personaggi. E non stiamo parlando di attori alle prime armi.
A tratti sembra un film per la televisione, o un lungo episodio di una serie poliziesca. Non ci sarebbe nulla di male però, se solo non fosse così scadente. La noia è sempre dietro l'angolo, senza trovate davvero convincenti. La manciata di omicidi, commessi con un taglientissimo rasoio, in realtà sporcano molto poco, probabilmente il freddo contribuisce a rallentare l'uscita del sangue... (scherzo)




Il voler poi spacciare la Svezia per il Canada fa sorridere. Perché pure un bambino lo capirebbe. Il film infatti è stato girato ad Uppsala città svedese. E il plot twist finale è praticamente stato spoilerato già dai primi minuti, togliendo forse l'unico elemento che avrebbe dato un senso a tutto. Sicuramente con una miglior gestione del plot, e una recitazione più convinta, come ho già detto, sarebbe saltato fuori qualcosa di interessante, perché comunque c'è un potenziale di fondo.

Un quasi completo disastro, anche se, nonostante la tensione inesistente, la curiosità di vedere dove andrà a parare resta e tiene lo spettatore in qualche modo attento fino alla fine. 
Di mio non ne consiglio la visione, se non ai completisti e ai fan di Lee.







lunedì, giugno 29, 2026

NIGHT OF FEAR (1972) - Recensione

Titolo: Night of fear 

Anno: 1972

Paese: Australia

Regia: Terry Bourke

Trailer



Quest'anno sto facendo davvero fatica a trovare i miei 10 preferiti da mettere nella solita lista a fine anno. (Per chi non lo sapesse ne faccio una tutti gli anni con i 10 film, compresi tra il 1970 e il 1999, che mi hanno colpita di più. Ovviamente prime visioni) In questi giorni pare si sia mosso qualcosa, e infatti questo Night of fear ne è entrato a farne parte praticamente subito. Si tratta di quelle visioni che appena le scopri vai subito a vedere, se le condizioni lo permettono. C'erano tutte. Quindi: scoperto, visto, piaciuto.
E, se siete particolarmente fan di Non aprite quella porta sarete soddisfatti anche il doppio. Ma è, come sempre in questi casi, super consigliato a chiunque.



Night of fear è una pellicola Australiana del 1972, diretta da Terry Bourke, perfetto esempio di Ozploitation, che sarebbe l' Exploitation made in Australia. Dura poco meno di un ora e in origine doveva essere il pilot di una serie antologica intitolata Fright, ma dati i presupposti troppo disturbanti e violenti non se ne è più fatto niente. Peccato, sarebbe stato interessante vedere cosa ne sarebbe venuto fuori. Riesce invece ad uscire al cinema, ma non  senza i soliti problemi della censura.
Dicevo che piacerà agli amanti di Non aprite quella porta ma anche a chi ha apprezzato cose più recenti come Wolf Creek. E' un dettaglio che salta subito agli occhi, se si è abbastanza appassionati del genere, quindi troverete queste mie considerazioni, probabilmente anche in altre sedi. 

La storia
Una giovane donna resta in panne con l'auto, dopo essere uscita dalla strada principale a causa un grosso camion. Ripresasi dall' impatto, la donna si trova di fronte un uomo, che subito tenta di aggredirla e di farla scendere dall'auto. Dopo vari tentativi lei riesce a fuggire nel bosco e si ritrova proprio a nascondersi in casa del tizio. Ma non è la cosa peggiore che gli succederà. L'incubo vero deve ancora arrivare.



In pochi minuti Burke riesce già ad incuriosire lo spettatore, con un prologo che fa già sudare freddo. Quello che ci aspetta ce lo sbatte in faccia subito, sangue, brutalità e nessuna via di scampo.
Nessun personaggio ha un nome, non c'è una particolare caratterizzazione dei personaggi, che sono una manciata o poco più, così come i dialoghi, che sono praticamente inesistenti. La regia è dinamica e molto buona, Bourke dirigerà anche Inn of the damned e qualche anno dopo Lady stay dead pellicola che ho attenzionato già da un po' e che sicuramente qualcuno dei lettori conosce. E credo che a questo punto saranno presto visionati entrambi.

Il killer è completamente fuori di testa, non parla ma urla, grugnisce e il primo istinto appena vede la donna è quello di saltarle addosso e probabilmente stuprarla. In casa, poi, lei troverà appese diverse foto che suggeriscono appunto che l'uomo sia anche un maniaco sessuale oltre ad un sadico senza pietà. Insomma è il classico ritratto del bifolco con salopette e qualche problema fisico, nello specifico un tutore per la gamba che lo fa zoppicare.
Per quanto riguarda lei invece è la classica cittadina che si avventura, suo malgrado, dove non dovrebbe, dopo essersi intrattenuta con l'amante, prima giocando a tennis e poi facendo l'amore tra le fresche frasche. ( Il nudo non deve mancare mai) Anche lei non parla molto, anzi per nulla, ma urla, urla tanto come la Sally di Non aprite quella porta. Le somiglianze sono tante, ma credetemi, Night of fear non ha bisogno di paragoni col film di Hooper, se la cava benissimo da solo. Sto solo cercando di farvi capire cosa dovreste aspettarvi.


Mi è piaciuto molto il fatto che, pur essendo agli inizi degli anni 70, e quindi ancora in fase di transizione dall'horror più classico al new horror, Night of fear ha una freschezza sorprendente. Se contiamo che Non aprite quella porta (che prendo come riferimento pratico in questo caso) uscirà solo un paio di anni dopo, possiamo dire che questo è un suo precursore senza ombra di dubbio. Ed è probabilmente un titolo importantissimo per il new horror australiano in quanto è una dei primi titoli del filone.
Titoli di coda e di testa sono davvero accattivanti, così come i vari inserti di pochi secondi, inseriti in alcune scene, dove si anticipa cosa potrebbe o succederà. Io l'ho trovato davvero geniale. 
L'atmosfera è sporca, cattiva e molto, molto malata. Tra sporcizia, resti di animali uccisi e maltrattati (aspettatevi anche quello, so che fa più male del vedere un "cristiano" torturato. Lo sapete voi e lo so io). Si salva solo il topo albino, "amico" del killer, che è il personaggio più tenero e senza macchia del film.
Per quanto riguarda la musica, nulla da eccepire neanche qui. Brani elettronici che sottolineano i momenti di tensione, ma anche quelli più "psichedelici" e allucinati.




Aspettatevi un bel viaggetto squilibrato, perché io non vi ho detto tutto, vorrei lasciarvi il più possibile con la curiosità di vedere coi vostri occhi. Sappiate solo che ne vedrete delle belle. Per me non ci sono difetti, tutto fila liscio ed il finale è assolutamente in linea. Davvero una chicca fotonica!

Trovate Night of fear su Dailymotion ma si trova anche in formato fisico in edizione francese.





sabato, maggio 30, 2026

NEKROMANTIK - Recensione + Edizione Rustblade

Titolo: Nekromantik

Anno: 1988

Paese: Germania

Regia: Jörg Buttgereit

Trailer 



Ci risiamo! Una nuova uscita Rustblade mi porta a parlarle di un film che ho visto un sacco di tempo fa, agli albori del mio amore per l'horror, e poi poco tempo fa, appunto per rinfrescare la memoria e poterci scrivere qualcosa.
Stavolta il film è il cultissimo del cinema horror estremo a basso budget Nekromantik, ormai ritenuto un must e uno dei più famosi e amati tra gli estimatori del sottogenere. Un film che all'epoca mi piacque e del quale avevo diversi ricordi nitidi anche dopo così tanto tempo. Insomma stavolta, anche perché questa è la prima volta che il film esce in edizione Italiana. Precisiamo però che il film non è mai stato doppiato, e qualsiasi versione voi abbiate visto era sottotitolata, e lo è anche questa ovviamente. Rustblade ci offre la sua solita formula: Bluray standard, quindi solo film, oppure le deluxe, edizioni a tiratura limitata in 3 versioni diverse, più alcune versioni della colonna sonora in vinile o cd. Direi l'imbarazzo della scelta! Andate a vedere il tutto sul sito comunque.

La storia

Rob e Betty sono una coppia che ama il macabro e la necrofilia. Rob lavora per una ditta che recupera cadaveri da incidenti e ogni tanto si porta a casa un pezzetto di loro. Hanno infatti una bella collezione di organi vari in vasetti posizionati su uno scaffale. Un bel giorno Rob recupera un cadavere in avanzato stato di decomposizione e decide di fare una sorpresa a Betty. Il regalo è graditissimo e inizia così un bel triangolo amoroso. Poi Rob perde il lavoro e Betty scappa col cadavere lasciandolo solo in un turbine di disperazione.
Per rob l'unica soluzione sarà compiere un gesto estremo, che però va oltre l'immaginazione "normale".




Nekromantik è un film sporco, grezzo, malato e a tratti disgustoso. E sono tutte qualità in questo caso. Se non lo fossero non sarebbe il film che è diventato in 38 anni, tra tagli vari e censure pesanti, in base al paese in cui avrebbe dovuto essere distribuito. 
Dopo alcuni corti, Nekromantik è il primo lungometraggio di Buttgereit che oltre a sceneggiare, dirigere e anche recitare (è uno dei colleghi di Rob) cura gli effetti speciali, creando il bel ragazzone putrido che sarà oggetto del desiderio prima, e della distruzione di Rob poi. Molte delle parti sono di animale. L'occhio per esempio è di un maiale, mentre i pezzi nella scena col gatto sono uova strapazzate. 
E nonostante il bassissimo budget, Butgereit dimostra un talento nel gestire i pochi mezzi a disposizione che lascia quasi senza parole. Nekromantik non è un semplice film estremo, girato solo per sconvolgere lo spettatore, o ribellarsi alle regole di censura del suo paese, è anche qualcosa di più profondo, qualcosa che scava nei desideri e nelle parafilie nascoste nella mente umana. La storia d'amore tra Betty o Rob è fortemente condizionata dalla costante presenza di qualcosa di macabro, arti mozzati, occhi e sangue, nel quale lei fa il bagno. E con l'arrivo del corpo, il desiderio sessuale aumenta e completa il tutto. La lunga scena d'amore col cadavere è allo stesso tempo romantica, disgustosa ed eccitante. Ed è il centro del film, l'essenza della storia. "Un film sull'amore per l'uomo e su ciò che resta di lui", recita una delle tagline.
La colonna sonora è importante quanto il film stesso, perché gli attribuisce tutta la forza, dando ad ogni momento la giusta importanza. Ed essendo un film con pochissimi dialoghi, è essa stessa parte narrante. 




Personalmente il tema necrofilia è affascinante, e credo sia stato proprio questo che mi ha spinto, a suo tempo, a vedere il film. Rivisto dopo tanto tempo posso dire di averci visto di più di un semplice film che tenta solo di schifare lo spettatore e farsi ricordare. C'è un profondo sentimento che lega Rob a Betty, ma solo se c'è di mezzo ma morte e il marciume funziona. La seconda parte, che narra la distruzione di Rob, affranto dalla perdita di Betty, che lo ha lasciato per preferire la compagnia del cadavere, è qualcosa di struggente, ma anche un viaggio allucinante in una mente che ha perso completamente il senso di ogni cosa. Il finale è allo stesso tempo delirante e solenne. Ma in fondo Rob ottiene ciò che vuole. Vedere per credere.
Nekromantik è in pratica un film fondamentale ormai, nato quasi per caso, senza nessunissima pretesa e forse è stata proprio questa la formula vincente.


Ecco l'edizione che ho acquistato io e che potete trovare sul sito Rustblade

















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