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mercoledì, marzo 11, 2026

DAY OF THE REAPER (1984) - Recensione

Titolo: Day of the reaper

Anno: 1984

Paese: USA

Regia: Tim Ritter

Trailer 



Non avevo ancora parlato di Tim Ritter, qualche tempo fa avevo apprezzato il suo Killing Spree, disponibile per il mercato italiano grazie a Digitmovies e alla sua collana estrema Spasmo Video. Ne avevo parlato nella rubrica sui b-movie, nel podcast dedicato però. Lo trovate qui
A dirla tutta al tempo forse il blog ancora non esisteva proprio.Ritter è un regista di b-movie, originario della Florida, che inizia la sua carriera in tenera età. Le passioni, si sa, arrivano a qualsiasi età, ma in molti casi si nasce con l'amore per "qualcosa", e credo possa essere questo il caso.
Il nostro "appassionato" inizia la sua carriera proprio con Day of the reaper a soli 17 anni e con solo 1000 dollari di budget, qualche amico e parente a fargli da attore, e tanta voglia di portare su pellicola l'ispirazione che i tanti film visti gli hanno dato.



La storia
Un gruppo di ragazze, dopo una giornata spensierata in spiaggia, resta in panne con l'auto mentre fa ritorno a casa. Le ragazze si addentrano nel bosco, attirando l'attenzione di un maniaco omicida incappucciato che le insegue e ne uccide una prima che riescano a scappare. Nonostante siano ritornate in città, il killer le trova e le uccide una ad una. Resta la solita final girl che riesce a far catturare il killer con l'aiuto di un poliziotto.
Ok questo però è un flashback.
All'inizio del film infatti vediamo il killer fuggire durante un trasferimento, che probabilmente andrà in cerca della sopravvissuta.
Da ora però, se non amate troppo gli spoiler, magari vi fermate, vedete il film (lo trovate in giro, basta cercare e fare attenzione al minutaggio completo. Vi sconsiglio la versione su youtube perché ha una scarsa qualità) e tornate dopo. Se invece non vi interessa, potete continuare a leggere.
Cercherò comunque di fare meno spoiler possibili.



Abbiamo già parlato della giovanissima età del regista, degli attori non proprio professionisti (per nulla) del budget davvero poverissimo. Quindi aspettatevi la ciofeca più orrenda che potrete mai vedere. Che però ha comunque un suo perché.
La storia di base è slasher, con killer che bracca delle vittime, una final girl, un poliziotto che tenta di catturarlo. Gli elementi ci sono tutti. Ritter prende spunto dalle cose che ha visto e che lo hanno ispirato, per cercare di fare qualcosa di suo. 
Il primo impatto visivo ricorda parecchio lo slasher francese, sempre di tipo quasi amatoriale Ogroff, una perla del cinema di serie z, che ancora, per me resta imbattuto e detiene lo scettro di preferito (dalla sottoscritta) della categoria. 
Day of the reaper si può quasi definire un filmino della prima comunione in stile horror. Tecnica e recitazione non pervenute, dialoghi assurdi, montaggio e fotografia che come va va.
Un delirio insomma, partendo già dai primi minuti, dove vediamo il killer uscire dall'istituto, accompagnato da due infermieri all'auto per il trasferimento. Già con cappuccio, stivali di gomma e guanti di gomma. 
Segue poi un "pippone" dove la final girl si chiede, ad un anno dall'accaduto, se il killer possa mai tornare a cercarla. Si parte poi col flashback, dove la ragazza rivive l'esperienza e tutti gli omicidi seguenti, fino alla cattura, con un espediente che fa sorridere: la polizia, in questo caso il detective incaricato (interpretato da Ritter stesso) tende una trappola al killer, lasciando la ragazza sola in un vicolo e... lui arriva e si fa beccare!
Ora che  tornato però c'è bisogno di catturalo di nuovo e stavolta arriva un altro carico di delirio.
Magari non aggiungo nulla sul finale, non voglio rovinare troppo un'eventuale visone.




Day of the reaper è pieno di difetti, questo è oggettivo, ma è talmente in linea con il pensiero e l'agire di un diciassettenne che per me è ampiamente perdonato. 
Certo non vado a dargli un 10/10 ma una sufficienza la merita, per l'impegno e perché, c'è quel qualcosa che non lo può far sembrare un disastro totale.
Si salva solo la colonna sonora, una cosa un pochetto professionale, per il resto è proprio un deliro buttato lì alla bell'e meglio. C'è l'inesperienza di tutti, da chi dirige e filma, a chi recita, agli effetti speciali.
Come dicevo però va attenzionato se amate il cinema di questo tipo. Ritter poi ha imparato ad "affianre" la tecnica, è cresciuto ed è tuttora in attività come regista. Probabilmente ne sentirete parlare ancora e ne leggerete ancora a riguardo su questa pagina.


martedì, luglio 23, 2024

PSYCHO GIRLS : Recensione

 Titolo: Psycho Girls

Anno: 1986

Paese: Canada

Regia: Gerard (Jerry) Ciccoritti

Trailer

La colorata copertina del blue ray Vinegar Syndrome

Una nuova aggiunta alla rubrica sui b-movie merita anche qualcosa di più su blog. Potete comunque ascoltare sul canale Youtube l'episodio in formato podcast.
Vi vado a parlare di una recente scoperta che ha avuto subito la sua bella visione, passando davanti a molti altri film in lista. Il Canada, si sa, sforna e ha sfornato delle vere perle, questa è una di esse.
Psycho Girls è una pellicola del 1986 diretta da Jerry Ciccoritti, cineasta canadese con evidenti origini italiane, quindi sono ancora più contenta che il film spicchi. Peccato che il regista però abbia sfornato solo questa bella perla per poi cadere nell'oblio della tv, senza di fatto combinare nulla di eclatante.


Sarah e Victoria sono due graziose sorelle. Sarah però, all'età di 10 anni decide di preparare una bella colazione di anniversario ai genitori. Farcendo i pancake con veleno per topi.
Dopo una ventina d'anni riesce a fuggire dall'istituto dove sta per essere traferita, in quanto quello che l'ha ospitata fino ad ora verrà chiuso. Così la sorella rimasta, Victoria, che non voleva più saperne della malvagia sorella, si troverà ad essere stalkerata telefonicamente, finché non deciderà di incontrarsi con Sarah.
L'idea è di mettere fine alla sua vita una volta per tutte, ma le cose non vanno proprio come dovrebbero. Sarah quindi, preso il posto della sorella, va a casa dei suoi datori di lavoro e si offre di sostituirla nel preparargli la cena. Da quel momento per la coppia e i gli invitati alla cena inizierà un incubo ad occhi aperti.
Si risvegliano, dopo essere stati sedati con del sonnifero nel cibo, proprio nel vecchio ospedale di Sarah. Lì, lei li tortura ed uccide con l'aiuto di due complici, pazzi come lei. Solo Richard e sua moglie, cioè i datori di lavoro di Victoria, forse si salveranno.





Ciccoritti mette in scena una commedia horror cattiva, sanguinolenta e pazza al punto giusto. I livelli sono alti, soprattutto nella seconda parte del film, dove il tutto sembra girato con la frenesia di un videoclip, e la cattiveria di un torture a tutti gli effetti. Per l'epoca, girare un film di questo livello, ma a basso budget lo eleva davvero parecchio. Partendo dallo stile registico, che non è affatto piatto né dilettantistico. Ciccoritti ci sa fare e lo dimostra molto bene con inquadrature ben studiate e messa in scena che sa stupire. Stessa cosa per lo script, messo in atto assieme a Michael Bockner. Un film decisamente diviso in due parti, dove, appena Victoria esce di scena uccisa da Sarah (lo intuiamo perché di lei non si parlerà più poi per tutto il film) entra in scena Richard, che è anche parte narrante sin dall'inizio a dire il vero. La storia, fino ad un certo punto ci viene racconatata in terza persona proprio da lui, uno scrittore, che sembra parlarci di qualcosa di esterno.
Tutto d'uno tratto però scopriamo che, nella seconda parte, sarà tutto in prima persona, vissuto pienamente e anche troppo coscientemente dal nostro.

Un mix di cose che davvero stanno in equilibrio appena, ma che, comunque funzionano. Come la lunga scena della chiacchierata a cena, che sembrerebbe davvero inutile, e forse lo è, ma denota una stile molto loquace, un po' come fa Tarantino, che inserisce lunghi dialoghi e affascina con niente. Ciccoritti ci va vicino, ma ovviamente non eguaglia, si fa notare però. E questo basta. Quindi nella seconda parte assistiamo a quella che è la vendetta di Sarah, che si allarga dalla sorella al medico che l'aveva in cura (il dottor Hyppocampus, ricordiamoci che è una commedia. Nera ma è una commedia) ai datori di lavoro di Victoria più gli invitati a cena.
Chissà cosa deve aver passato in quell'ospedale. I metodi di cura non  hanno proprio funzionato, né per lei, né per i suoi due complici, che si presume siano due matti come lei, scappati con lei e desiderosi di dievrtisi a modo loro.















La sorta di cerimonia in nome di Freud che mettono in scena per giustificare le torture e le uccisioni sono, o potrebbero sembrare una sorta di denuncia su ciò che gli potrebbe essere stato fatto. Perché sembra proprio che scimiottino le pratiche di cura usate negli ospedali psichiatrici. Pratiche che sappiamo essere state brutali ed inconcludenti e per fortuna forse non esistono più.
Un po' come quando i bambini giocano a fare i lavori dei grandi, ma qui si esagera, volutamente certo, ma forse perché è l'unico modo conosciuto da questi tre individui.
Il risultato è una seconda parte all'insegna del gore e della cattiveria pura. Talmente frenetico che ci porta al finale, anch'esso fonte di riflessione (ma non faccio spoiler) e molto cattivo e in linea col visto precedentemente.

C'è sicuramente qualcosa di poco chiaro e magari di poco aderente al tutto, ma è tranquillamente superabile dato il prodotto e al feedback che ci restituisce. 
Io in definitiva sono molto soddisfatta e vi invito a colmare questa lacuna cinematografica, perché se siete amanti di questo tipo di film, è sicuramente da vedere!


Dove lo potete vedere (Inglese, sub eng):  https://www.youtube.com/watch?v=sBF18R-DbzM
Dove lo potete acquistare: https://vinegarsyndrome.com/products/psycho-girls







sabato, maggio 25, 2024

SATAN'S BLACK WEDDING - Recensione

 Titolo: Satan's Black Wedding / A Blood Marriage of Ghouls

Anno: 1976

Paese: Usa

Regia: Nick Millard (qui col nome Phillip Millard)

Trailer


La grafica scelta per la nuovissima release del film da Vinegar Syndrome

Rieccomi, stavolta si spera con più costanza. La verità è che, a parte il poco tempo, era scemata anche la voglia di fare. Beh, grazie a questo film mi è tornata. Quindi ringraziamo Nick Millard e le sue opere alquanto nefaste.
Nefaste è ironico ovviamente, amo Millard, fin dal primo suo film che vidi Criminally Insane (che tra l'atro uscirà nella stessa edizione Vinegar, in combo con questo di cui vi parlo oggi) ma non si può dire che sia un cineasta che ha fatto capolavori. Però, a volte ci sa fare, con quel poco che ha. E riesce a tirare fuori comunque qualcosa che si fa notare. A modo suo.

Mark, torna in California per il funerale della sorella Nina, morta suicida alcuni giorni prima. L'uomo, e anche la polizia, non sono molto convinti della cosa. Nick scopre che la sorella stava scrivendo un libro, dal contenuto piuttosto orrifico, su riti satanici e una gruppo di suore che si sarebbero convertite a Satana 150 anni prima.

Nina ne era ossessionata, questo a detta dell'amica Jean, con la quale ha scritto un po' del libro.
La ragazza si recava sempre in un luogo, dove sembrerebbe esserci una cripta legata a questo culto.
Vi si reca anche Mark, e lì, un prete alquanto ambiguo gli spiega tutta la storia del luogo.
Intanto anche la zia di Nina e Mark muore, uccisa da qualcosa che sembrerebbe un vampiro, e sia Mark che Jean, sono perseguitati da Nina stessa, che appare e scompare diverse volte.
Alla fine Mark e Jean decidono di partire dopo il funerale ma qualcosa ancora li attende entrambi.




Tecnicamente Satan's Black Wedding è orrendo. Lasciando perdere la recitazione, che in fondo non è la cosa peggiore, ha un sonoro davvero fastidioso, un fruscio continuo e incessante per tutto il film. Sicuramente dovuto alla scarsità di mezzi durante la registrazione delle scene. 
Il comparto sonoro si estende alla musica, un'infinita melodia al pianoforte, che a volte sembra stonata e sovrasta a volte le scene, ma che tutto sommato dona carattere al film e gli dà la giusta aura surreale. 
In fondo, il mood è molto simile a quello che si potrebbe trovare in un film di Jess Franco, tanto per farvi capire.
La fotografia, è assolutamente non pervenuta, anche perché, sempre colpa dei soliti mezzi inesistenti, si gira così com'è, e le scene allo scuro risultano quasi, se non del tutto, incomprensibili. Fortunatamente servono a poco per la netta comprensione del film, e Millard, riesce ad illuminare volti o situazioni di sfuggita, dando prova di avere almeno inventiva per sopperire alla grosse mancanze.
E anche il comparto effetti speciali riesce ad essere all'altezza del prodotto: sangue, tanto, che copre eventuali bisogni nella creazione di ferite che potrebbero non essere all'altezza, peccato però per i dentoni applicati ai vampiri, che sono davvero orrendi e ridicoli.



Ci infiliamo anche una bella scena romantica tra Mark (che assomiglia vagamente ad Elvis) e Jean che, scopriamo erano già stati innamorati in passato.
Il film comunque scorre abbastanza bene, chi conosce Millard ritroverà luoghi conosciuti, come casa sua, già usata anche per Death Nurse.
La cripta è stata addirittura costruita nel garage della casa del regista, anche questo segno di grande inventiva e voglia di sbattersi per la propria arte. Secondo me è lodevole nonostante tutto.
In fondo riesce anche a non cadere (troppo) nel ridicolo, anche se il trash c'è ma è inevitabile.

Insomma Millard ci mette a dura prova, e chi ha il palato fine credo respingerà a forza questo film. Per chi, come me ama il grossolano, e queste atmosfere da grindhouse movie, tanto in voga negli anni 70, che non richiede tanto sforzo cerebrale, ma sicuramente una bella apertura mentale.
Il mio consiglio è divertitevi.


L'USCITA RESTAURATA PER VINEGAR SYNDROME

Il film, come già ho anticipato sopra esce in  questi giorni per Vinegar Syndrome l'etichetta americana che si occupa di riportare film di genere restaurati e con diversi contenuti speciali. Esce in combo con Criminally Insane e io vi suggerisco di recuperare se amate questo genere di cose!





lunedì, febbraio 06, 2023

IL GIARDINO DEI MORTI - Recensione

GARDEN OF THE DEAD - 1972 
Dir: JOHN HAYES 


Primo post dell'anno, anche se a febbraio, per un film che avrà anche la sua parte nella rubrica video Pazzi per i b-movie e un bel post sul profilo Instagram. Per il video dovrete aspettare il fine settimana però. Quindi avrete l'imbarazzo della scelta. Basta usare i Link!
Il film è un indipendente del 72, con un basso budget, girato in una decina di giorni e con una durata di un'oretta circa. Ma John Hayes riesce ad usare quel poco che ha abbastanza bene. Abbastanza da creare un film che pur non essendo eclatante, si fa notare. 

Siamo in un campo di lavori forzati dove, alcuni carcerati, stanno armeggiando con dei bidoni pieni di formaldeide  (lo sappiamo perché è palesemente scritto sui contenitori... e poi... non vi ricorda qualcosa?). Alcuni di loro la sniffano tipo fosse una droga. E lo fanno parecchie volte al giorno. La combricola vuole anche evadere, non tutti, solo un gruppetto molto determinato. Abbiamo poi Johnson, uno detenuto che all'inizio del film vediamo incontrare la compagna grazie all'amicizia con una delle guardie che gli lascia qualche minuto per salutarsi di tanto in tanto. Johnson non è del club sniffatori e nemmeno vuole evadere. Infatti viene ferito perché non è molto d'accordo con gli aspiranti fuggitivi. 
Il gruppetto scappa, ma la fuga è molto corta, vengono intercettati, catturati e uccisi sul posto. Le guardie li seppeliscono poco lontano dal campo e quasi immediatamente i corpi risorgono e si avventano contro chi li stava seppellendo. 
In pochi minuti il gruppetto di Zombi si dirige al Campo in cerca di vendetta. 
Gli zombi di Hayes, post La notte dei morti viventi, sono dei "ghouls" solo all'apparenza. Palidi e con delle belle occhiaie in stile Romeriano, ma praticamente ancora molto umani. Sono incazzati, parlano, pensano e usano degli arnesi per attaccare e uccidere i viventi. 
Mettono in atto un vero e proprio assedio al Campo con l'intento di uccidere tutti. 
Anche il modo di morire (di nuovo e finalmente come per ogni zombie che si rispetti) è diversissimo dagli zombi classici. Del resto siamo appena poco dopo il successo del film di Romero e ancora i film sui morti viventi come li conosciamo sono pochi. Ovviamente rispetto a ciò che arriverà dopo.
E magari non spoilero questo particolare, che è di sicuro uno degli elementi di originalità della pellicola. 

La colonna sonora molto "jazz" e dinamica in alcuni punti è controbilanciata da momenti più tranquilli sempre in uno stile che vira più all'indietro, verso gli anni 60.
Ma tutta la pellicola è così,con uno stile che richiama gli anni 60,quindi nulla da dire in merito. 
Sinceramente non mi aspettavo di vedere qualcosa di diverso quindi trovo questo picolo film minore quasi clamoroso! 
Quasi, perché le limitazioni ci sono e si vedono anche molto. Bisogna usare sicuramente un metro di giudizio quantomeno da manica larga.
Il film ha avuto distribuzione in VHS, poi in dvd grazie alla Troma. Di solito fa da "spalla" a La bara del vampiro, sempre di Hayes, che ha una durata più consona di 1 oretta e mezza. Tenetelo a mente perché vi parlerò molto presto anche di quest'altro film. 
Conosciuto anche con il titolo più figo Tomb of the undead è ovviamente totalmente inedito in Italia. Lo trovate però facilmente su You Tube  ad una qualità da VHS. 
Il mio voto per l'impegno è sicuramente più che sufficiente. Tenendo conto del basso budget e dei difetti che tutto questo può comportare. 
💀💀💀/5









lunedì, dicembre 12, 2022

To all a goodnight (1980) - Recensione

TITOLO : TO ALL A GOODNIGHT 
ANNO : 1980
REGIA : DAVID HESS 
David Hess, molto più famoso per essere uno dei cattivoni de L'ultima casa a sinistra, firma da regista questo slasher natalizio con tanto di Babbo Natale decisamente psicopatico. 
Un film da noi inedito (ahimè, ma cosa non insolita) che è la classicità slasher senza vergogna. E non c'è assolutamente nulla di cui vergognarsi. Siamo nel 1980 e l'era dello Slasher è appena iniziata. 
Ed è anche uno dei primi Slasher a tema natalizio, dopo Black Christamas di Bob Clark del 1974 (un film che non smetterò mai di stra consigliare), oppure Death house, addirittura del 1972, quindi ancora più antecedente. In questi due film citati non ci sono Babbi psicopatici, ma solo psicopatici senza barba, costume e cappello rosso. Ed è anche uscito pochi mesi prima di Christmas Evil, questo fortunatamente arrivato ache in Italia. 

Durante le festività natalizie alcune studentesse restano a scuola. Approfittando dell'assenza della preside, invitano alcuni ragazzi per il weekend. Le coppiette verranno perseguitate da un maniaco vestito da Babbo Natale che cerca di farli fuori tutti. Chiameranno la polizia, ma le cose non miglioreranno. 

                                                                                                                            ⚠ Possibili spoiler!
Diciamo subito che il film non è privo di difetti. Già dai primi minuti notiamo qualcosa che fa sorridere, ma che per l'epoca e il budget è abbastanza normale. Bene, se riuscite a superare questo piccolo momento imbarazzante allora sarete sicuramente ripagati dal resto. Anche perché si tratta proprio di pochissimi secondi riguardanti il prologo che ci spiega praticamente perché poi ci sarà un Babbo psicopatico in giro.
La combricola dei ragazzi è ben assortita : abbiamo la stronza, la manica del sesso, il nerdone vergine, il ragazzotto sveglio e la final girl che più final girl di così si muore. Talmente tenera e pura da risultare quasi irritante. E sappiamo che sarà la final girl appunto per queste marcate qualità. 
Non si disdegna di strizzare l'occhio a venerdì 13, ci sono un paio di particolari che lo ricordano molto (e il film è dello stesso anno). E per quanto riguarda il killer si danno precise indicazioni sulla sua posibile identità già nella prima della metà del film, cosa voluta o meno però intacca poco la validità del resto. Così come la scelta di usare una scuola potrebbe ricordare Black Christmas, anche se in quel caso era una confraternita.
L'arrivo poi della polizia, chiamata per l'omicidio del guardiano, renderà un pochino più solido lo svolgimento della storia. 
Gli omicidi sono buoni, non esagerati ma convincenti per la qualità della pellicola. E il Babbo killer, che ha anche la maschera da Babbo, fa la sua parte. La colonna sonora è in linea, non sovrasta mai, ma accompagna il film. La tensione non è altissima, ma anche in questo caso si cerca più il divertimento che l'attesa spasmodica degli omicidi. Il twist finale è un aggiunta che non contribuisce a migliorare nulla, ma in fondo lo sforzo è comunque gradito. 
Il film è stato scritto e girato in pochissimi giorni e gli attori hanno addirittura dormito sul set. 


In conclusione nulla di nuovo sul fronte slasher, ma io non sono così cattiva (non perché a Natale siamo tutti più buoni) da dargli un "brutto voto" solo per quello. O solo perché ci sono elementi che ricordano altri film. L'originalità è sicuramente un grosso pregio, ma anche il divertimento vuole la sua parte. E io mi sono divertita. 
Potrebbe essere tranquillamente il guilty pleasure di molti.

VOTO 💀💀,8/5


mercoledì, novembre 16, 2022

PAZZI PER I B-MOVIE : Nuovo episodio on line.

È online su canale You Tube il quarto episodio di Pazzi per i b-movie, format di circa 10 minuti dove vi parlo di un b-movie per lo più sconosciuto o che mi ha davvero colpita. Il nostro ospite oggi è Ogroff, slasher francese del 1983 ultra trash e davvero allucinato. 

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