Visualizzazione post con etichetta anni 70. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta anni 70. Mostra tutti i post

domenica, luglio 26, 2026

PERICOLO IN AGGUATO (1978) - Recensione

 Titolo originale : Someon's watching me! 

Anno: 1978

Paese: USA

Regia: John Carpenter

Trailer / TV spot 


            
                             

Nel lontano 1978, quasi in contemporanea con Halloween, esce questo giallo/thriller per la tv, diretto anch'esso da John Carpenter. Un film di cui si parla pochissimo, ma che comunque merita di essere citato e fatto conoscere. Tra l'altro in questa opera di intrattenimento televisivo c'è molto di più di quello che si scorge in superficie. Quindi vi consiglio già da subito di recuperare, lo trovate facilmente su amazon
Siamo nell'ambito/categoria del  voyeurismo con stalkeraggio telefonico, in voga al cinema in quegli anni, con esempi come Gli occhi dello sconosciuto (1981), Are you in the house alone (1978), When a stranger calls (1979), Hotline (1981). Ci sono differenze tra i film, ma il tema di base è lo stesso: donne stalkerate da maniaci omicidi, in contesti che vanno dal trhiller allo slasher. Con più o meno tensione. Sicuramente ne leggerete ancora, se sarò fortunata coi tempi questo mese.

La storia
Leight Michaels (interpretata da Lauren Hutton) è una giovane regista televisiva che si è appena trasferita a Los Angeles da New York. Si permette un bellissimo appartamento al 43esimo piano di un ricco palazzo, la Arkham House. Ha trovato subito un ottimo lavoro e spera di potersi rifare una vita, dopo una delusione amorosa avuta a NY.
Dopo poco dal suo arrivo nel nuovo appartamento però, inizia a ricevere telefonate e regali da uno sconosciuto, che, pian piano diventa sempre più inquetante ed aggressivo nei modi.
La polizia fa poco, e Lauren dovrà cavarsela con l'aiuto del suo nuovo ragazzo Paul (David Winkless) e della collega Sophie (Adrienne Barbeau).



Una denuncia sociale intrinseca

Carpenter, che è anche sceneggiatore, ci tiene subito a precisare che il suo film ha un aspetto di denuncia sociale, che riguarda la donna e il suo status, che alla fine degli anni 70 sa essere indipendente, ma che ancora ha delle difficoltà in alcuni ambiti. E' una bravissima regista, stimata e subito accettata al lavoro, ma essendo molto bella, è anche oggetto di attenzione per un collega che tenta un approccio quantomeno insistente, ma che lei rifiuta categoricamente. Anzi sarà lei a scegliere la persona da conoscere, e lo far con sicurezza e successo. 
Diversamente dal collega, che sparisce quasi subito di scena dopo l'ennesimo NO, chi la stalkera ha un ben preciso obiettivo, togliendole prima ogni privacy, terrorizzandola quanto basta, per poi agire nel finale.
La polizia, qui rappresentata dal detective Gary Hunt (nterpretato da Charles Cypers che sarà anche lo sheriffo Brackett in Halloween) fa il suo dovere a metà, un po' perché non c'è un vero reato punibile, fino ad un certo punto del film, un po' perché la cosa viene presa molto sottogamba. La Mitchell sottolinea più volte il fatto che si aspetti magari che avvenga lo stupro o l'omicidio e poi, probabilmente, si agisca. Ed è questo il nocciolo della questione. Quando è giusto intervenire in casi come questi? Perché aspettare in base ai segnali o alle azioni, solo perché non sembrano gravi o potenzialmente pericolose?
Alla polizia interessa solo trovare un colpevole, e quando sembra averlo trovato, chiude di nuovo gli occhi e non crede più alle successive denunce della Mitchell.
E non è che siamo andati avanti molto in 40 anni.



Cosa ne penso io

Pericolo in agguato è un attimo film, ben girato e ben caratterizzato, che ha però una blanda costruzione della tensione che ha molto di più da spartire con i film di suspense anni 60 (ci sono riferimenti espliciti ad Hitchcok, anche di tecnica in una scena in particolare), colonna sonora compresa, che non è realizzata da Carpenter, ma è comunque apprezzabile. Sicuramente il tocco musicale del Maestro sarebbe stato più incisivo, ma probabilmente fuori luogo. Così come le atmosfere, che non sono le solite che potete trovare nei suoi film.
Bello il personaggio della Barbeau, che non è centrale ma è "particolare" ed evidenzia questa voglia di stupire e di portare qualcosa di nuovo in un plot non originalissimo, ma sempre ben accetto. Non spoilero, quindi dovrete scoprirlo da voi. 
La poca tensione viene comunque sopperita da uno svolgimento senza intoppi e tempi morti, con dialoghi ben strutturati e mai banali, quindi un giallo/thriller magari non troppo appariscente, ma che si fa voler molto bene. Sul finale un po' di tensione c'è e sia può già intuire come andrà a finire, ma senza bisogno di plot twist o altro per ottenere un buon risultato.
Non aspettatevi il gore, perché il genere non lo richiede, se non quel poco o pochissimo in questo caso, sul finale, quando ci sarà l'incontro fatidico tra lo stalker e Leight.




Ho apprezzato tanto la costruzione del personaggio di Leight Mitchell come una donna forte ed indipendente, per il semplice motivo che in questi casi è sempre oggetto di interesse da parte dello sciroccato di turno, ma che lo sa affrontare in maniera coraggiosa, senza lasciarsi andare troppo al panico e farsi trasportare troppo negativamente dagli eventi, affidandosi in fondo ad un aiuto esterno, che di soliti è il compagno o l'amico di turno. Non è un errore intendiamoci, ma è una bella caratteristica che rende valore, e non è sempre scontato in una pellicola di questo genere.

In definitiva Carpenter aggiunge una bella pagina al già citato filone stalker telefonico, che purtroppo è andato nel dimenticatoio per la poca distribuzione in formato fisico, che addirittura negli usa sarà nel 2007. Il solo passaggio televisivo in pratica non ha contribuito ad una popolarità poi, anche se realizzata da un regista noto. Va meglio in Europa dove il film, oltre al passaggio televisivo ha una distribuzione sia in VHS prima, e su disco poi. Vi ho già detto all'inizio dove trovare il blu-ray che ha anche una buona qualità. Peccato per l'assenza di contenuti speciali.












































lunedì, giugno 29, 2026

NIGHT OF FEAR (1972) - Recensione

Titolo: Night of fear 

Anno: 1972

Paese: Australia

Regia: Terry Bourke

Trailer



Quest'anno sto facendo davvero fatica a trovare i miei 10 preferiti da mettere nella solita lista a fine anno. (Per chi non lo sapesse ne faccio una tutti gli anni con i 10 film, compresi tra il 1970 e il 1999, che mi hanno colpita di più. Ovviamente prime visioni) In questi giorni pare si sia mosso qualcosa, e infatti questo Night of fear ne è entrato a farne parte praticamente subito. Si tratta di quelle visioni che appena le scopri vai subito a vedere, se le condizioni lo permettono. C'erano tutte. Quindi: scoperto, visto, piaciuto.
E, se siete particolarmente fan di Non aprite quella porta sarete soddisfatti anche il doppio. Ma è, come sempre in questi casi, super consigliato a chiunque.



Night of fear è una pellicola Australiana del 1972, diretta da Terry Bourke, perfetto esempio di Ozploitation, che sarebbe l' Exploitation made in Australia. Dura poco meno di un ora e in origine doveva essere il pilot di una serie antologica intitolata Fright, ma dati i presupposti troppo disturbanti e violenti non se ne è più fatto niente. Peccato, sarebbe stato interessante vedere cosa ne sarebbe venuto fuori. Riesce invece ad uscire al cinema, ma non  senza i soliti problemi della censura.
Dicevo che piacerà agli amanti di Non aprite quella porta ma anche a chi ha apprezzato cose più recenti come Wolf Creek. E' un dettaglio che salta subito agli occhi, se si è abbastanza appassionati del genere, quindi troverete queste mie considerazioni, probabilmente anche in altre sedi. 

La storia
Una giovane donna resta in panne con l'auto, dopo essere uscita dalla strada principale a causa un grosso camion. Ripresasi dall' impatto, la donna si trova di fronte un uomo, che subito tenta di aggredirla e di farla scendere dall'auto. Dopo vari tentativi lei riesce a fuggire nel bosco e si ritrova proprio a nascondersi in casa del tizio. Ma non è la cosa peggiore che gli succederà. L'incubo vero deve ancora arrivare.



In pochi minuti Burke riesce già ad incuriosire lo spettatore, con un prologo che fa già sudare freddo. Quello che ci aspetta ce lo sbatte in faccia subito, sangue, brutalità e nessuna via di scampo.
Nessun personaggio ha un nome, non c'è una particolare caratterizzazione dei personaggi, che sono una manciata o poco più, così come i dialoghi, che sono praticamente inesistenti. La regia è dinamica e molto buona, Bourke dirigerà anche Inn of the damned e qualche anno dopo Lady stay dead pellicola che ho attenzionato già da un po' e che sicuramente qualcuno dei lettori conosce. E credo che a questo punto saranno presto visionati entrambi.

Il killer è completamente fuori di testa, non parla ma urla, grugnisce e il primo istinto appena vede la donna è quello di saltarle addosso e probabilmente stuprarla. In casa, poi, lei troverà appese diverse foto che suggeriscono appunto che l'uomo sia anche un maniaco sessuale oltre ad un sadico senza pietà. Insomma è il classico ritratto del bifolco con salopette e qualche problema fisico, nello specifico un tutore per la gamba che lo fa zoppicare.
Per quanto riguarda lei invece è la classica cittadina che si avventura, suo malgrado, dove non dovrebbe, dopo essersi intrattenuta con l'amante, prima giocando a tennis e poi facendo l'amore tra le fresche frasche. ( Il nudo non deve mancare mai) Anche lei non parla molto, anzi per nulla, ma urla, urla tanto come la Sally di Non aprite quella porta. Le somiglianze sono tante, ma credetemi, Night of fear non ha bisogno di paragoni col film di Hooper, se la cava benissimo da solo. Sto solo cercando di farvi capire cosa dovreste aspettarvi.


Mi è piaciuto molto il fatto che, pur essendo agli inizi degli anni 70, e quindi ancora in fase di transizione dall'horror più classico al new horror, Night of fear ha una freschezza sorprendente. Se contiamo che Non aprite quella porta (che prendo come riferimento pratico in questo caso) uscirà solo un paio di anni dopo, possiamo dire che questo è un suo precursore senza ombra di dubbio. Ed è probabilmente un titolo importantissimo per il new horror australiano in quanto è una dei primi titoli del filone.
Titoli di coda e di testa sono davvero accattivanti, così come i vari inserti di pochi secondi, inseriti in alcune scene, dove si anticipa cosa potrebbe o succederà. Io l'ho trovato davvero geniale. 
L'atmosfera è sporca, cattiva e molto, molto malata. Tra sporcizia, resti di animali uccisi e maltrattati (aspettatevi anche quello, so che fa più male del vedere un "cristiano" torturato. Lo sapete voi e lo so io). Si salva solo il topo albino, "amico" del killer, che è il personaggio più tenero e senza macchia del film.
Per quanto riguarda la musica, nulla da eccepire neanche qui. Brani elettronici che sottolineano i momenti di tensione, ma anche quelli più "psichedelici" e allucinati.




Aspettatevi un bel viaggetto squilibrato, perché io non vi ho detto tutto, vorrei lasciarvi il più possibile con la curiosità di vedere coi vostri occhi. Sappiate solo che ne vedrete delle belle. Per me non ci sono difetti, tutto fila liscio ed il finale è assolutamente in linea. Davvero una chicca fotonica!

Trovate Night of fear su Dailymotion ma si trova anche in formato fisico in edizione francese.





mercoledì, novembre 26, 2025

SILENT SCREAM (1979) - Recensione

 Titolo originale: Silent scream / The silent scream

Anno: 1979

Paese: USA

Regia: Denny Harris

Trailer



E' quasi ora di tirare le somme per me, come ogni anno faccio una lista dei 10 film prima visione che mi hanno colpita di più. In positivo si intende.
Silent Scream ci è entrato con prepotenza proprio lo scorso weekend, ricco di visioni piuttosto interessanti anche.

Questa pellicola del 1979 si può tranquillamente catalogare tra gli slasher/thriller psicologici. Ovvero un mix tra lo slasher classico e qualcosa di più interessante ed elaborato. Non vi farà scervellare ma sicuramente, per chi ha un palato più "fine" sarà una bella sorpresa. Per me lo è stata. Poi si sa, tutto è estremamente soggettivo, ma vi sfido a dire che questo film possa essere brutto e totalmente da buttare. Vi sfido eh!



Partiamo già molto bene dal cast che è davvero ottimo e molto interessante: Cameron Mitchell, Barbara Steele, Yvonne De Carlo. Che non sono affatto estranei al genere. Se la cosa ancora non vi convince, il tutto si svolge in una bella casa sopra ad una scogliera, col mare in bella vista dalla finestre e un atmosfera quasi gotica. Quelle grandi case che sappiamo molto bene nascondono qualche orribile segreto. 

Meglio comunque partire dall'inizio. La studentessa Scotty Parker (interpretata da Rebecca Balding) arriva al college, ma purtroppo tutti gli alloggi interni sono già stati presi. Deve quindi ripiegare su qualcosa di esterno. A fine giornata trova la stupenda casa degli Engels, che affittano alcune camere. Scotty si trova con altri tre coinquilini: Jack, Peter e Doris. I tre fanno subito amicizia e si trovano molto bene. Tanto da uscire subito quella sera a cena tutti insieme. Al ritorno però sono piuttosto alticci e Doris e Peter restano indietro rispetto a Jack e Scotty. Peter resterà solo sulla spiaggia e, qualcuno uscito dal buio lo ucciderà.
Da questo momento le cose inizieranno farsi sinistre e pericolose. 
Si scoprirà che la famiglia Engels, Mason, la madre, che se ne sta sempre in camera sua, e una fantomatica sorella, Victoria, che non si sa dove sia, hanno molto da nascondere. Il tenente McGiver (Mitchell) indaga, ma intanto anche Doris viene uccisa nella cantina e trascinata da qualcuno al piano di sopra.  Scotty e Jack sono quindi in grave pericolo. In casa c'è qualcuno, ormai è assodato, che li osserva di nascosto e McGiver dovrà arrivare in tempo per salvarli.




Doris ci ricorda che gli scantinati sono il male...


Quello che mi è piaciuto di Silent Scream è l'atmosfera che da subito riesce a catturare lo spettatore. Già, dai primi minuti, subito dopo i titoli di testa e quando Scotty inizia a cercare casa, capiamo che sarà la storia giusta.
Sarò sincera però, a parte il plot twist finale aspettatevi il solito, ma è comunque abbastanza perché nel "solito" Harris riesce anche a metterci un pizzico di tensione, a creare il sospetto, anche se è facilmente intuibile cosa si possa nascondere in casa. Lo sappiamo, ma comunque la cosa riesce a farsi apprezzare. Gli omicidi sono ben "distribuiti" e non tutti buttati lì nell'ultima mezz'ora e questo è sempre una buona cosa. Lo slasher si fonde con lo psicologico, quando nel finale c'è la rivelazione che si intuisce già. Ma con una sorpresa, che non guasta e rende la cosa un pochino più "malata", dandogli quella spruzzata in più di sangue che merita di diritto.
Bravissima la Steele, che anche con poche scene, contribuisce a dare pregio. Ma lei, già con la sua presenza lo farebbe anche stando ferma immobile. Mitchell anch'esso è sempre una faccia amica, sia che faccia la parte del buono, che del cattivo. 

Sicuramente ci sono dei rimandi a Psycho, è difficile non pensarci, anche se la storia non è uguale. La "red flag"
del sesso, che non è mai ben visto dai killer è anch'essa presente. I ragazzi flirtano da subito, addirittura Scotty e Jack hanno un rapporto, spiati da occhi curiosi, e questo è male. Specialmente se il killer ha avuto problemi proprio col partner in passato. Quindi questo gli ricorda il motivo del suo disagio e lo scatena nella furia omicida più cieca.


Il film era stato girato nel 1977, ma poi si decise di rifare quasi tutto tempo dopo. Solo una decina di minuti venne tenuta buona. E qualcosa infatti si può notare, ma davvero, se non lo sapete credo non sia così immediato da percepire. Piccoli dettagli che magari un occhio attento potrebbe scovare.
Alla fine ne  uscito un notevole thriller psicologico con venature slasher (del resto siamo a fine anni 80 e quindi il sottogenere è ancora legatissimo al thriller, anche perché offre qualcolsa di più di un semplice gruppetto di teenager che viene massacrato nel bosco da un omone mascherato).
Silent Scream  è un film che offre molto e può accontentare un po' tutti gli appassionati.
Il mio consiglio è di recuperarlo assolutamente se ancora non lo conoscete o lo conoscete ma avete dei dubbi.













lunedì, marzo 17, 2025

DONALD NEILSON - LA IENA DI LONDRA Recensione

 Titolo: Donald Neilson - La Iena di Londra / The Black Panther

Anno: 1977

Paese: Gran Bretagna

Regia: Ian Merrick

Trailer



Non proprio un horror questo, ma più un drama thriller/giallo, dalla spiccata cattiveria e crudeltà. Il fatto popi che si stia riportando fatti realmente accaduti fa ancora più gelare il sangue, e non scherzo o abbondo stavolta (non lo faccio mai veramente).

La storia è quella di Donald Neilson, ex soldato dell'esercito britannico, ora in congedo per stare con la famiglia (pare che sia stata la moglie a convincerlo a ritirarsi, info presa da alcuni documentari su di lui). Lui però, tremendamente shoccato dalla vita militare e dalle imprese che ha dovuto svolgere ha quella che si definisce "sindrome traumatica da stress" che lo ha cambiato molto e non in positivo.
Sicuramente era già un gran "simpaticone" anche prima, ma ora, quando lo conosciamo noi è qualcosa di davvero spregevole. Un individuo oltremodo ingiustificabile, in tutto quello che fa.
Da come tratta la famiglia, moglie e figlia sono spaventate dai suoi modi aggressivi e soprattutto la figlia, che non ha un nome ma si chiama "stupida" per tutto il film, resta sempre con quella espressione attonita di chi non si è arreso ad essere abusato, ma deve comunque stare zitto per non peggiorare la situazione.
Neilson, che di lavorare onestamente non ha proprio voglia, decide che è sicuramente più redditizio e divertente compiere rapine. Di solito a negozianti di cui è sicuro abbiano l'incasso in casa.
Si introduce quindi nelle case nottetempo e, dopo avere svegliato i proprietari per farsi consegnare i soldi, li minaccia con un fucile a canne mozze. Non gli va sempre bene, quindi decide che sia meglio sparare a bruciapelo a chiunque decida di opporsi al suo volere.
Così. oltre alle rapine, iniziano gli omicidi.
Ma Neilson non è ancora contento: decide che è il caso di rapire la diciasettenne Lesley Whittle, che ha ereditato col fratello la ricchezza dei genitori. Lo fa ma anche stavolta non va come dovrebbe e Lesley ha la peggio perché lo ha visto in faccia.
Viene finalmente catturato, ma la sua ormai è una vita che è entrata nella storia del crimine più efferato e cruento.






Da quello che ho potuto capire la pellicola di Ian Merrick è piuttosto fedele, non esagerata e molto semplice nel suo svolgersi. Nessun fronzolo o abbellimento romanzato, ma una cruda e spietata esplicazione dei fatti, che sinceramente centra a pieno il punto. Quasi un documentario, narrato a volte dal protagonista stesso.
Nessun segno di umanità, ma solo la smania di avere denaro facile senza guardare in faccia a chi viene sottratto.
Facile però non molto forse. La preparazione di ogni colpo è meticolosa e ben studiata da buon militare. E Neilson ama tutto questo. Conserva i ritagli delle rapine e ne è assolutamente orgoglioso.
La psicolgia del protagonista è rimasta ancora in guerra e le rapine sono missioni da compiere, quindi chi muore è il nemico e va bene.

Neilson è interpretato da Donald Sumpter, caratterista già attivo da fine anni 60 nel cinema e faccia conosciuta grazie alle sue molte partecipazioni anche a recentissimi progetti televisivi. 
Il suo ritratto di Neilson è davvero convincente.

Una pellicola che nella sua semplicità è un vero pugno nello stomaco, brutale e diretto, che non ci risparmia nulla.
A noi arriva tramite il dvd Opium Vision (la cui collana ha delle chicche che vi consiglio di cercare)
Il film è in versione integrale, così da poterlo gustare al meglio.











domenica, agosto 18, 2024

DARK AUGUST - Recensione

 Titolo: Dark August / Presagio Tenebroso / The hant

Anno: 1976

Paese: Usa

Regia: Martin Goldman

Trailer / Clip



PUO' CONTENERE SPOILER

Ecco un altro film di cui non conoscevo l'esistenza, ma che mi intrigava molto, locandina e storia sembravano essere interessanti e il potenziale alto.
Purtroppo non è stato così, ma andiamo come al solito per gradi e snoccioliamo la trama:

Sal Devito è un artista che vive in una piccola città rurale degli Stati Uniti. La sua compagna gestisce una piccola galleria d'arte dove espone anche i suoi lavori.
Sal però da qualche tempo ha degli starni attacchi d'ansia, o almeno così appaiono. Ma i suoi compaesani lo snobbano, facendo finta di nulla.
Si scopre che l'uomo, mentre stava percorrendo una strada in auto, ha investito una ragazzina, nipote di uno degli autoctoni del paesello. E' stato scagionato, ma per molta gente del posto è un irresponsabile, e il nonno della ragazzina non vuole nemmeno vederlo.
Sal si convince che il vecchio abbia lanciato una maledizione su di lui. Quindi gli attacchi di panico sono dovuti al sortilegio. Ed è anche perseguitato da una misteriosa figura che lo osserva dai boschi intorno alla sua casa.
La compagna ed una coppia di amici lo mettono in contatto con una medium che conferma la maledizione e propone delle soluzioni per contrastarne l'effetto. 




C'è una bella ma blanda atmosfera da folk horror in Dark August. Da noi il film ha il titolo di Presagio Tenebroso.
Martin Goldman cerca in tutti i modi di unire folk horror e psicologico, ma il risultato è piuttosto scadente. Partendo dai personaggi che non hanno un minimo di carattere, nemmeno il protagonista, che essendo "un'artista" newyorkese trapiantato, potrebbe sembrare meno ad un bifolco qualunque, e invece lo è.
Per tutto il film pervade la sensazione che la storia possa decollare prima o poi, ma non succede mai di fatto.
La tensione è ai minimi, ed l'insieme è comunque poco convincente.
Il film dovrebbe, o almeno a me è arrivato questo, far comprendere l'arretratezza dei paesini rurali, ancora legati alla superstizione, e quindi propensi a credere nel soprannaturale.
La faccenda però è piuttosto confusa perché né la componente sovrannaturale, né quella della ragione prevalgono mai. Di fatto una risposta ai quesiti che ci poniamo durante la visione non arriva mai.
Possiamo certo dare un'interpretazione personale, nessuno ce lo nega, ma la pellicola non chiarisce la posizione della storia in definitiva.



Sal potrebbe essere di fatto solo molto angosciato da ciò che è successo, investire una persona ed ucciderla è sicuramente un'esperienza che lascia un segno indelebile nella coscienza di una persona. Il rimorso, e tutta la cattiveria che gli abitanti gli riversano addosso, compreso il risentimento del nonno della ragazzina, di certo non aiutano. 
Le due posizioni sono capibilissime: da una parte un uomo che ha commesso un fatto molto grave, dove l'opinione pubblica gli punta il dito contro senza la minima volontà di capire che è stato un incidente, quindi lo condanna come se fosse un criminale incallito.
Dall'altra appunto una persona che deve affrontare questa mole di negatività, sostenuto da pochi amici e dalla sua compagna, dovendo fare i conti con i propri sentimenti personali.

L'emaptia è spostata tutta su Sal, e bilancia la parte di chi si scaglia con odio nei suoi confronti. Il nonno è visto come una persona vendicativa e cattiva (ma di fatto non lo è... vorrei vedere voi in una situazione del genere), ma non è "la nemesi" della situazione, seppur sia ritenuto la causa della maledizione. Un'altro elemento che si doveva probabilmente sviluppare diversamente ed approfondire.

Il tutto è gestito male perché pare che la componente paranormale ci sia, si lascia intuire in alcuni momenti, e nel finale, che crede di essere esplicativo, ma di fatto non lo è. Ci lascia solo con l'amaro in bocca e l'incertezza. Essendo anche piuttosto sbrigativo.
E anche perché di fatto non succede nulla di platealmente paranormale, è tutto molto blando, quasi sembra non si voglia osare né in un senso, né nell'altro, cosa che a questo punto avrebbe donato magari quel momento trash ma avrebbe forse dato scossa di vita alla pellicola. Ma non si è scelta nemmeno la strada del drama.Il film avrebbe lavorato probabilmente molto bene in quel senso.

Osare a volte serve a non cadere nella noia, magari non aggiunge pregio al prodotto, ma è un ottimo espediente per contrastarla.
Un vero peccato dal mio punto di vista, perché poteva essere un prodotto notevole se gestito in maniera diversa e più convinta.









venerdì, giugno 14, 2024

OLD BUT GOLD: 20 DIETRO LE QUINTE CHE AMERETE

 Ogni tanto ci vuole qualche articolo poco impegnativo, poco impegnato e...poco di tutto.

I backstage sono sempre cose che incuriosiscono sia che siano fotografici che video. Fonte, più o meno di informazioni e approfondimenti riguardo ai film. E quindi per noi appassionati sono una vera miniera d'oro credetemi.

Oggi vi porto un veloce articolo con 20 foto dietro le quinte che amo di più perché per me sono iconiche Sperando che magari qualcuno non le abbia mai viste. Chi lo sa.


Robert Englund e Miko Hughes sul set di Nightmare Nuovo Incubo (1996)

Stephen King e Tom Savini sul set di Creepshow (1983)

John Travolta e Nancy Allen sul set di Carrie (1976)

Sul set de La mosca (1986)

James Cameron, Sigourney Weaver e Michael Biehn sul set di Aliens (1986)

Sul set di Halloween 2 (1981)

Stephen King sul set di Brivido (1982)


Pronti per il ciak sul set di The Wicker Man (1973)

Il make-up artist Tony Gardner coi suoi corpi animatronici sul set de Il ritorno dei morti viventi (1985)

Sul set di Nightmare (1984)

Joe Dante sul set de L'ululato (1981)

Dietro le quinte di Non aprite quella porta (1974)

Dietro le quinte di ReAnimator (1985)


Sul set di The Amityville Horror (1979)

Sul set di Blob (1988)

Rob Bottin sul set de La Cosa (1982)

Clive Barker sul set di Hellraiser (1987)

Peter Cushing e Roy Ashton sul set di Tales From the Crypt (1972)

Sul set di Nightmare 4 (1989)

Caroline Williams, Dennis Hopper e Tobe Hooper sul set di Non aprite quella porta 2 (1986)

Altri articoli: