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martedì, dicembre 10, 2024

FEAR NO EVIL - Recensione

Titolo: Fear no Evil / Lucifer / Luzifer

Anno : 1981

Paese: USA

Regia: Frank La Loggia

Trailer



Prima che quest'anno finisca ho un paio di film di cui parlarvi. Questo è ovviamente uno dei due. Dall'anno scorso faccio una specie di lista dei 10 film, visti per la prima volta che mi hanno stupita in positivo, e che appartengono alle 3 decadi (meglio sempre precisarlo).

Di Frank La Loggia, regista che ha al suo attivo davvero pochissimi film, avevo già visto l'eccellente Scarlatti, una ghost story, dal mood Kinghiano, con un sottotesto molto interessante: la pedofilia. Il film è una favola nera che si guadagna una buona fama appunto per l'argomento piuttosto delicato,  ma che viene trattato in maniera delicata, inserito in un contesto dai contenuti sovrannaturali.
Questo Fear no Evil, che è precedente a Scarlatti di alcuni anni, ed è il suo primo film, mi ha colpita particolarmente per il mix al suo interno che ho trovato coraggioso dopo tutto.




Fear no Evil è sicuramente una pellicola che divide. O la si ama o la si trova mediocre, addirittura noiosa e trash secondo qualcuno.
Io l'ho trovata parecchio interessante invece. E anche piuttosto piena di buone idee rispetto all'epoca in cui è stata girata, ma anche se molto "ruffiana" verso cose già viste qualche anno prima. Mi spiego. In questo film troverete un po' di Carrie, un po' di Omen e un bel po' di trash, anche non voluto dal regista stesso, che è stato obbligato dalla produzione ad inserire degli zombi che, pur avendo un minimo senso, non sono strettamente necessari alla riuscita del film. Ne parleremo dopo comunque.
Come sempre meglio andare con ordine e partire con il solito accenno di trama.

Andrew è un ragazzo timido e introverso. Studioso e bullizzato dai compagni per il suo essere "nerd". Lui però è la reincarnazione di Satana e, quando sarà effettivamente a conoscenza dei sui poteri vorrà avere il controllo sul mondo. Per fermarlo, Dio, manda i suoi arcangeli sulla terra. Ne ha mandati 3, in forma umana, la prima volta, hanno sventato il piano diabolico ma il prezzo da pagare è che sono rimasti in due. Stavolta in forma femminile. Dopo essersi ricongiunti dovranno fermare Andrew prima che ottenga i pieni poteri di Satana.




La Loggia dirige un film che nella prima parte ricorda molto Carrie, un ragazzo bullizzato che scopre i suoi poteri proprio in una scena simile a quella del film di De Palma: una doccia a scuola dopo la ginnastica. La scena è molto diversa, ma data l'atmosfera ancora molto anni 70 che ha il film, non si può non pensarci. Ed è molto furba anche la trovata di renderla quantomeno indelebile.
C'è poi una fetta di film atta a caratterizzare i ragazzi della scuola, che Andrew e una (anche lei ancora ignara di esserlo) delle reincarnazioni degli arcangeli frequentano.
C'è lo spiccato maschilismo di quello che sembra il "capetto" di un gruppo di studenti. Un piccolo bastardo, passatemi il termine, che picchia anche la sua ragazza. E che poi sarà quello coinvolto nella scena della doccia. E che si rivelerà tutt'altro che macho alla fine.
La Loggia inserisce personaggi scomodi a volte, ma che rispecchiano perfettamente comportamenti e personalità che ahimè sono ancora attuali.
Non mi scordo di elogiare anche la colonna sonora che fin qui è un mix di punk e rock molto gradevole!

Mentre si scivola nella seconda parte del film, decisamente più delirante e stramba, ci si rende conto che forse alcune scelte non sono state dettate dal seguire lo script, ma che forse sono frutto di un voler accattivare lo spettatore con qualcosa di molto gradito. Mi riferisco agli zombi che appaiono verso la fine, quando Lucifer richiama alcuni operai uccisi e sotterrati nel terreno dove dovrebbe completare la sua acquisizione finale del potere. Non è del tutto una forzatura, ma certamente, come gi detto sopra, al demonio non serve l'aiuto degli zombi per compiere la sua volontà. Il risultato è un po' confuso ma apporta un po' di gore in più alla pellicola.



Andrew poi si trasforma in un Lucifer effeminato e dai tratti omosessuali ma anche da una sessualità non dichiarata apertamente.
Una trovata che può far sorridere uno spettatore superficiale. Ma che andando bene a pensare può essere dovuta al fatto che la chiesa non accetta l'omosessualità, o l'ambiguità di genere, e di conseguenza il Demonio, che è negativo a Dio, può benissimo essere ritratto così. Il voler non dare un identità sessuale ben precisa o come ce la si potrebbe aspettare è, a mio avviso una scelta ottima, e di sicuro rende la pellicola un pochino più originale e anche coraggiosa sotto un certo aspetto. Il film si svolge durante il periodo pasquale e, durante la rappresentazione delle passione di Cristo, ne vedremo delle belle. Anche perchè coincide proprio con l'atto finale del film.
E la parte più trash la abbiamo proprio qui, sul finale, dove bisogna aggiungere effetti speciali, non riuscitissimi, alla battaglia tra Lucifer e gli arcangeli, ma che è da mettere in conto dato il periodo e il probabile budget non stellare. 

E a me è bastato. Nonostante sia un pasticcio, è un pasticcio che ha saputo intrattenermi anche grazie alla bella atmosfera e alla buona messa in scena. La Loggia se la cava bene anche stavolta insomma.

In definitiva è una pellicola che invito a scoprire e riscoprire, anche se purtroppo inedita da noi .
Trovate il bluray spagnolo che ha però i sottotitoli in italiano. Non avete scuse dunque.

















sabato, settembre 21, 2024

HELL'S TRAP - Recensione

 Titolo: Hell's Trap / Trampa Infernal

Anno: 1989

Paese: Messico

Regia: Pedro Galindo III

Trailer


La cover dell'edizione Vinegar Syndrome

Il cinema Horror messicano è la mia nuova ossessione... più o meno. 
Da amante dei film "bruttini" scoprire queste pellicole è stato davvero sorprendente. Anche perché non ne sapevo molto, almeno non prima di qualche tempo fa. Ma mi sto documentando e scoprendo una buona quantità di pellicole da vedere e poi, nel caso, proporvi. Dopo Don't Panic, ecco che vi vado a parlare di un'altra "chicca" del b-movie, stavolta firmata da Pedro Galindo III, che credo sia ancora meglio.

Negli anni 80 la contaminazione del cinema Horror messicano col cinema americano ed europeo era abbastanza evidente, con un abbondante uso di citazioni a film di successo che poi sono diventati cult a distanza di anni.
Insomma un po' di ispirazione di qua e di la, qualche ritocco per non farla sembrare una scopiazzatura e il gioco è fatto!




In questa pellicola vedremo un killer mascherato, che vaga tra i boschi e uccide come Rambo, ma anche come Freddy Krueger


Nacho e Mauricio sono due "amici" in continua competizione. Li vediamo, all'inizio del film, giocacare ad una specie di paintball. Vince Nacho. Mauricio vuole subito la rivincita e propone così di andare a caccia di un orso nei boschi a poche ore dalla città. Stavolta però insieme ai due ci saranno i fidati compagni e le rispettive fidanzate. Quindi il gruppetto di 7 persone si mette in viaggio per poi separarsi nel bosco. Chi trova e uccide l'orso per primo ha vinto.
Peccato che l'orso non esista. Il killer del bosco è in realtà un reduce di guerra che, impazzito, crede si essere ancora in battaglia e difende il suo territorio da chiunque lo invada uccidendolo.
Inizia così una battaglia per la sopravvivenza tra i due gruppi, costretti a collaborare per salvarsi, e un killer mascherato che non ha nessuna intenzione di soccombere tanto facilmente.




Hell's Trap è spacciato come uno slasher, ma di fatto non lo è, almeno non nella sua accezione più canonica.
Per cominciare il gruppetto sa esattamente che sta andando a ficcarsi nei guai, non sa con chi esattamente, ma non sta di sicuro andando in campeggio serenamente. La pellicola poi ha una forte componente action, che bilancia molto bene la componente horror, creando un bel mix che movimenta parecchio il tutto e non lo rende mai noioso. La tensione che si crea è anche abbastanza buona, non altissima, ma c'è.
Gli omicidi sono invece slasher puro, con un killer che ha un bel guanto molto simile a quello di Freddy, ma che ha lame seghettate ed è montato su quello che sembra una pelle di zampa d'orso. Il che è un ottima cosa, perché non dà la netta sensazione di scopiazzatura (cosa di cui si parlava all'inizio dell'articolo).
E il killer è comunque ben costruito, e non si limita a sfoggiare il guanto, ma uccide con arco e frecce e usa anche delle trappole sparse per tutto il bosco.
Buona la componente gore, il sangue c'è e scorre!
Per quanto riguarda i due gruppetti, man mano che la storia va avanti, e le difficoltà si fanno evidenti, si scopre un Nacho, che è il buono e l'eroe della situazione, mentre Mauricio è destinato a pagare per il suo essere troppo egoista. E non fa una piega.

Non mancano alcuni momenti divertenti, grazie alla spalla di Nacho, Charly, un simapatico ragazzotto sovrappeso che però ha carattere da vendere.
La seconda parte del film è tutta azione e scontro tra Nacho e il killer, Jesse, che dopo aver praticamente fatto fuori tutti, spinge il nostro eroe alla resa dei conti finale nel bosco.
A questo punto la conclusione è quasi scontata, ma secondo me funziona proprio perché è così.


A mio parere, Hell's Trap è un film davvero dignitoso, che non cade mai nel trash assoluto e riesce ad offrire una spettacolo divertente e di intrattenimento, anche se in maniera leggera e magari a volte scontata.
Lasciando perdere alcuni momenti che sembrano quasi un pochino televisivi, Galindo III, che scrive la storia insieme al cugino Santiago, anche produttore del film, se la cava più che bene e gira un bel prodotto che riesce a tenere testa a molti altri prodotti sia americani che italiani dell'epoca.
Si avvale poi di Pedro Fernandez, star della musica in Messico, della ster televisiva Edith Gonzales, famosa anche in Italia per la soap opera Cuore Selvaggio, che da noi arriverà negli anni 90.
Il terzetto si conclude col comico Charly Valentino, che interpreta appunto l'amico fidato di Nacho, Charly.
Quindi il cast principale, se così possiamo chiamarlo è di pregio e non delude.

In conclusione ci sarebbe davvero da dare più risalto a pellicole che a prima vista sembrano delle poverate poco attraenti, ma che invece aprono una serie di altre porte alla scoperta di "perle" già viste, ma che hanno comunque da offrire una freschezza tutta loro.

Al solito grazie a Vinegar Syndrome che recupera questi tesori del b/z movie per i fan più accaniti.







lunedì, settembre 02, 2024

DON'T PANIC (1988) - Recensione

 Titolo: Don't Panic / Dimensiones Ocultas

Anno: 1989

Paese: Messico

Regia: Rubén Galindo J.R

Trailer


Ecco un film di cui ci si innamora all'istante... se amate le cose bruttine e anche con un tocco di trash.
Ma soprattutto se già conoscete il regista, il messicano Rubén Galindo J.R. Uno che ci sa fare in questo senso.

E come al solito meglio partire dall'inizio, cioè dalla trama del film:
Michael sta per compiere diciassette anni. I suoi amici insistono per ravvivare la festa facendo una seduta spiritica. Evocano così un demone che possiederà il migliore amico di Michael, Tony, che da quel momento se andrà in giro ad uccidere. Michael riesce a prevedere gli omicidi, ma c'è un problema: quando succede perde la vista e gli riesce difficile quindi fermare il killer. Ci proverà comunque con l'aiuto del fratello di una delle vittime e della sua ragazza.



La trama di questo film è davvero interessante ed è indubbiamente una buona idea. Non è la solita possessione che si deve sconfiggere e basta. Qui il prescelto o comunque chi ha la facoltà di controllare il demone ha però un handicap: la vista gli va via quasi del tutto quando "Virgil" il demone si attiva per uccidere le sue vittime.
Già un buon punto di partenza a mio avviso.
C'è da dire che il film di Galindo J.R strizza tantissimo l'occhio agli horror americani dell'epoca: Nightmare su tutti! Riesce però a svincolarsi dallo scopiazzo (che effettivamente non c'è, ma aleggia quel non so che... se mi capite) grazie ad una realizzazione che non annoia e che, nonostante il trash e la povertà di alcuni momenti, si salva per la gran simpatia.
Michael poi è un dolcissimo ragazzo biondo e riccioluto, che somiglia tanto a William Katt (Carrie, Chi è sepolto in quella casa?) e col suo pigiama coi dinosauri è davvero tenerissimo. Con la madre iperprotettiva che si ritrova, una donna separata, con problemi di alcolismo, che lo soffoca e si preoccupa anche troppo, è ancora più tenero.
Insomma è l'eroe improbabile, che cerca di conquistare la ragazza più carina della scuola, e che, sempre grazie a questo tenerissimo fascino ci riesce anche. Beh ecco, c'è anche un momento telenovela messicana, non posso nascondervelo. Ma è davvero una cosa da poco.




Galindo J.R.cerca di confezionare un prodotto, girato in Messico, con lo spirito di un film Americano, con tutti clichè del caso, ma anche dandogli una dignità tutta sua.
Ok, la recitazione non è il massimo, il trash c'è e non lo si nasconde, ma è tutto in funzione di questo piccolo e simpatico film, dai guizzi interessanti che riesce comunque nel suo scopo di intrattenimento.
C'è una bella dose di sangue, il comparto effetti speciali è assolutamente dignitoso e anche ciò che concerne la fase di "trans" che ha Michael durante gli omicidi del demone sono in linea col resto.
E' un b-movie, quindi non credo ci si potesse aspettare il miracolo. Io l'ho comunque molto apprezzato, come il precedete film di Galindo J.R. (non ve ne ho ancora parlato) meno americanizzato ma sempre dai buoni spunti.


E ovviamente Vinegar Syndrome non poteva farsi scappare l'occasione di far uscire il film in blu ray ricco di contenuti speciali.










venerdì, giugno 14, 2024

OLD BUT GOLD: 20 DIETRO LE QUINTE CHE AMERETE

 Ogni tanto ci vuole qualche articolo poco impegnativo, poco impegnato e...poco di tutto.

I backstage sono sempre cose che incuriosiscono sia che siano fotografici che video. Fonte, più o meno di informazioni e approfondimenti riguardo ai film. E quindi per noi appassionati sono una vera miniera d'oro credetemi.

Oggi vi porto un veloce articolo con 20 foto dietro le quinte che amo di più perché per me sono iconiche Sperando che magari qualcuno non le abbia mai viste. Chi lo sa.


Robert Englund e Miko Hughes sul set di Nightmare Nuovo Incubo (1996)

Stephen King e Tom Savini sul set di Creepshow (1983)

John Travolta e Nancy Allen sul set di Carrie (1976)

Sul set de La mosca (1986)

James Cameron, Sigourney Weaver e Michael Biehn sul set di Aliens (1986)

Sul set di Halloween 2 (1981)

Stephen King sul set di Brivido (1982)


Pronti per il ciak sul set di The Wicker Man (1973)

Il make-up artist Tony Gardner coi suoi corpi animatronici sul set de Il ritorno dei morti viventi (1985)

Sul set di Nightmare (1984)

Joe Dante sul set de L'ululato (1981)

Dietro le quinte di Non aprite quella porta (1974)

Dietro le quinte di ReAnimator (1985)


Sul set di The Amityville Horror (1979)

Sul set di Blob (1988)

Rob Bottin sul set de La Cosa (1982)

Clive Barker sul set di Hellraiser (1987)

Peter Cushing e Roy Ashton sul set di Tales From the Crypt (1972)

Sul set di Nightmare 4 (1989)

Caroline Williams, Dennis Hopper e Tobe Hooper sul set di Non aprite quella porta 2 (1986)

giovedì, febbraio 01, 2024

RICORDI D'INFANZIA: 1# La casa 3 di Umberto Lenzi.

Quest'anno sul blog comincia sfortunatamente a febbraio. Colpa di numerosi impegni e problemi vari che mi hanno fermata. I film da postare non mancano ma arriveranno con molta calma.
Oggi poi inauguro una nuova rubrica : Ricordi d'infanzia. Una delle ennesime scuse per parlare di film horror, quelli che mi hanno presa per mano e accompagnata nel mondo horror cinematografico. 
Inizio con un film horror di produzione italiana. 

Si tratta de La casa 3, conosciuto anche e soprattutto col titolo Ghosthouse. Il film è dell'italiano Umberto Lenzi, qui con lo pseudonimo di Humphrey Humbert e no, non c'entra nulla con i film di Sam Raimi. Il titolo è un rimando apposito alla saga di Evil Dead, da noi appunto La casa, ma è solo un titolo "farlocco". Giusto per attirare il pubblico. Di "Case" apocrife ne avremo a bizzeffe in quegli anni. 

Il poster è anche uno dei più bei poster di quel periodo 

La pellicola è datata 1988 e Lenzi, già navigato regista di horror e poliziotteschi ne scrive soggetto e sceneggiatura. A produrre la Filmirage di Joe D'Amato, che poi commissionerà altre due "Case" dirette rispettivamente da Fabrizio Laurenti e Claudio Fragasso.

La storia si basa su una specie di maledizione che affliggerebbe questa casa cadente in quel di Boston. E chiunque vi si addentri muore davvero male! 
Infatti un radio amatore capta degli strani segnali che lo conducono, con fidanzata e amici alla casa e... non credo ci sia bisogno di aggiungere molto altro alla trama, perché il nocciolo è questo.

La simpatica Henrietta e il suo pupazzo vi aspettano...

Aggiungiamoci una bella nenia che non potrete mai dimenticare dopo aver visto il film, e un pupazzo clown, che appare insieme ad una bambina fantasma in ogni dove, ed è praticamente l'annuncio di morte per chi ha la sfortuna di vederlo.

E' un film che mi colpì particolarmente all'epoca e che, rivisto anche recentemente, non ha perso molto del fascino che mi aveva ammaliata allora. Forse è sicuramente invecchiato, ma ha ancora le sue carte da giocare. Ai punti di forza elencati sopra aggiungo anche una bella scena iniziale che attira parecchio lo spettatore.
Chi conosce il film sa e ha capito, chi non lo ha mai visto e si sta informando grazie a questo mio articolo, è fortemente invitato a scoprirlo.

Per noi piccoli horrorfili anche un attaccapanni travestito da demone faceva paura 

Dotato di effettacci così così e recitazione appena sufficiente, il film sta comunque in piedi perché, alla resa dei conti Lenzi ci sa fare e l'insieme dei già citati punti di forza è abbastanza per farlo stare a galla e farsi notare non poco. 
Scorre bene e, anche se ci aspettiamo tutto quello che poterebbe succedere, va bene così.
Non è un capolavoro ma un cult classico per me e per chi come me lo ha avuto come compagno di pomeriggi e notti horror.




 

sabato, ottobre 28, 2023

THE EVICTORS (1979) - RECENSIONE

 Titolo: The evictors

Anno: 1979

Paese: USA

Regia: Charles B. Pierce

Trailer


Dopo La città che aveva paura, Charles B. Pierce torna a dirigere un thriller/horror ambientato negli anni 40. 
The evictors è una pellicola che gioca sulla sottile ansia che si crea man mano i minuti scorrono e sulla bella interpretazione di Jessica Harper, reduce dal lavoro con Dario Argento per Suspiria, qualche anno prima.
Il suo personaggio è stavolta un'angelica donna, sposata con Michael Parks, che deve affrontare una minaccia che addirittura si insinua nella sua nuova casa. 


Ben e Ruth Watkins sono una giovane coppia che acquista una casa in una zona rurale della Luoisiana. Purtroppo il venditore omette di comunicare alla giovane coppia il passato della casa, e le terribili vicende che si sono consumate negli anni. Già da subito l'accoglienza non è delle migliori. Ruth trova un biglietto che intima alla coppia di andarsene.
Ruth scopre poi, grazie ad uno straccivendolo e ad una vicina di casa, che gli ultimi inquilini sono morti in maniera tragica dopo poco aver iniziato ad abitare la casa. Si tratta di due coppie: una nel 1939 e un'altra qualche anno dopo. Ruth vorrebbe andarsene, ma Bob deve prima finire il lavoro.
Un giorno Ruth scopre che c'è qualcuno in casa, e questo che tenta anche di aggredirla. La coppia allora compra una pistola e Ben insegna alla moglie ad usarla.
L'uomo si farà di nuovo vivo, stavolta aggredendo entrambi, Ruth spara ma colpisce Ben, e l'uomo scappa. 
Ben muore e Ruth resta sola. Decide di andare a trovare l'amica vicina di casa per salutarla. Ma il suo aggressore è ancora in giro...

Il finale è abbastanza ambiguo e pone alcuni interrogativi sul fatto che forse, qualcosa di maledetto aleggi veramente su quella casa. Ma non è questo il luogo per rivelarlo.




Un film che potrebbe ricordare Amityville, ma che vira quasi immediatamente verso qualcosa di molto più concreto. Pierce è molto bravo a confondere lo spettatore, già col prologo iniziale, girato in un seppia che non va affatto male, e che spiega tutto ciò che ha dato origine alla "maledizione" di quella sfortunata casa. 
Ci sono poi tutti i flashback che ci mostrano le vicende degli inquilini precedenti, e dove troviamo le scene più violente, insieme a quelle del finale.
La Harper e Parks, come già detto sono molto bravi anche loro, soprattutto lei, tanto semplice e carina ma molto incisiva. Davvero un bel personaggio.
Bella anche l'atmosfera, di metà anni 40, che ricorda molto il precedente film di Pierce, quello che porta in scena le vicende veramente accadute a Texarcana a metà anni 40.
Pierce lavora attivamente al film, non solo alla regia, ma anche alla fotografia e al soggetto che pare essere tratto da una storia vere, ma conferme, al momento io non ne ho.
Una pellicola che ci mette il suo tempo e forse non decolla mai del tutto, ma, ha comunque il suo perché, ma soprattutto ricordiamoci che è un b-movie, girato coi soliti pochi mezzi.
Bisogna capirlo e anche avere una certa simpatia per Pierce, per trovare subito la chiave che lo rende un buon prodotto. I suoi difetti li ha, ma sono ben compensati a mio parere.
Ne vale la pena, anche solo per gli ultimi 15 minuti, che sono la vera svolta che dà la scossa al tutto e sconvolge anche a suo modo. Un plot twist non dei più originali, ma, gli ultimissimi minuti, con quella strana ambiguità che lascia suggerire qualcosa di più di un semplice attaccamento alla propria casa, qualcosa di quasi paranormale, beh, sicuramente ha il suo effetto positivo.




Il film è uscito in DVD per quadrifoglio alcuni mesi fa. Da non perdere!














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