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giovedì, febbraio 26, 2026

MURDERLUST (1985) - Recensione

Titolo: Murderlust 

Anno: 1985

Paese: USA

Regia: Donald M. Jones

Trailer


Tra le ultimissime visioni c'è questo b-movie dal budget ridotto che narra l'ennesima storia di un serial killer.
Non è tratto da una storia vera ma pare che il regista abbia fatto ricerche sui più famosi serial killer per creare il suo personaggio.
L'argomento intriga sempre perché implica (probabilmente) violenza e sangue, ma soprattutto brutalità.
Non è esattamente il caso di questa pellicola però, ma non è tutto da buttare in fondo, anzi. E dopo aver accennato la trama vi spiego il perché.


La storia
Steve Belmont è uno stimato membro della comunità parrocchiale di una cittadina della California. Integerrimo e dedito al lavoro di "guida" spirituale ed insegnate (una specie di catechista in pratica) dei giovani che frequentano la parrocchia la domenica.
Steve Belmomt è anche uno scansa fatiche, egoista e maleducato, ma soprattutto è un serial killer.
Le due vite dovranno presto scontrarsi quando Steve, un giorno, invece di uccidere la bella Cheryl, come avrebbe dovuto, sembra invece innamorarsene.

Il serial killer può essere chiunque recita la tagline del film, ed in effetti, è così. 
Come dicevo, anzi scrivevo, all'inizio, da un film con serial killer ci si aspetterebbe una bella dose di violenza, torture magari, un po' di sangue insomma. E invece niente. Gli omicidi ci sono, ma sono semplici strangolamenti, nemmeno troppo audaci a dirla tutta.
Il Mojave Strangler, come viene chiamato Steve dai giornali è piuttosto magnanimo con le sue vittime. Pochi minuti ed  tutto finito. Abbastanza deludente questo aspetto, perché lo spettatore è messo a disagio davvero molto poco per quanto riguarda la brutalità.
Quindi quelli che parlano di robe alla  Henry piaggia di sangue, o Ted Bundy dovrebbero posare il fiasco.
Fa comunque parte della categoria e, anche se non troppo violento, andrebbe visto. Magari per voi invece è abbastanza forte. Chi può dirlo?



Mi piace pensare che il regista si sia dedicato di più alla costruzione del personaggio di Steve, piuttosto che a ciò che poi farà in preda alla follia. Perché il personaggio è davvero ben caratterizzato, sempre tenendo conto della poca esperienza, del budget ridotto e di conseguenza della qualità totale della pellicola. Perché Steve Belmont è veramente convincente. Un finto buono la domenica, uno che sa farsi amare e rispettare in un ambito che gli conviene. Perché anche questa parte della sua personalità, che è più forzata di quella naturale da killer, ha uno scopo. Ottenere una posizione tale da dover lavorare poco col massimo guadagno. Ma soprattutto "il controllo" delle persone. Mentre per tutto il resto del tempo è totalmente diverso. Un uomo che non riesce a tenersi nessun lavoro e che continua a cercare appoggio dal cugino, che appunto si chiede come facciano ad essere parenti. E poi ci sono le vittime, donne, per lo più prostitute, ma anche donne che incontra per strada e adesca. Succede anche con Cheryl, di cui però sembra innamorarsi.
Scoprirà che è la figlia di una delle responsabili della comunità domenicale, e inizia così la sua frequentazione romantica. Le cose però iniziano ad incrinarsi perché, prima o poi la sua natura malvagia doveva uscire fuori. Quindi l'epilogo non sarà felice... ma non vi dico per chi.




Murderlust soddisfa le aspettative di chi è abituato a pellicole con qualche difetto, ma sa, secondo me, difendersi bene anche a livello più generale. Non è troppo strampalato né trash, il budget sicuramente influisce sulla qualità ma compensa con l'interpretazione del protagonista, che sa essere convincente quanto basta.
Ed è forse l'unico elemento che regge tutto il film, per il resto, gli altri personaggi, quasi sono di contorno.
Un paio di scene sono anche piuttosto divertenti, una è il licenziamento, uno dei tanti, da guardia e l'altra è l'occultamento di un cadavere che Steve deve fare per forza in presenza del cugino. 

In definitiva mi sento di farvelo aggiungere alla lista dei film da vedere.




























martedì, febbraio 24, 2026

HE KNOWS YOU'RE ALONE (1980) - Recensione

 Titolo: He knows you're alone / Blood wedding

Anno:1980

Paese: USA

Regia: Armand Mastroianni

Trailer


Agli albori dello slasher qualcuno già provava a fare dei "plagi". Plagio suona negativo, lo so, ma è così palese che non è difficile pensarci. Io opto sempre per qualcosa di più soft e le chiamo ispirazioni, ma poi deciderete voi. Il termine più giusto, che non offende (forse) nessuno, potrebbe essere rip-off. Direi che ci siamo.
Il film da cui è stata tratta tanta "ispirazione" è Halloween di John Carpenter, uscito solo un paio d'anni prima, pellicola ancora in bilico tra il thriller e lo slasher (proto slasher). 




La storia
Amy è in procinto di sposarsi. Passerà il weekend con le amiche, mentre il fidanzato farà lo stesso coi suoi amici. Tutti le dicono di lasciar perdere, di non sposarsi, e soprattutto gli e lo dice il suo ex, che sta cercando disperatamente di riconquistarla prima che sia troppo tardi.
Intanto, in città, un uomo uccide una ragazza che si sarebbe sposata pochi giorni dopo. Sul posto, il detective Gamble ha un brutto presentimento. Il killer è sicuramente lo stesso uomo che ha ucciso la sua fidanzata il giorno del loro matrimonio. Facendo alcune ricerche scopre che Amy potrebbe essere la prossima vittima.




Ve lo dico subito, avete visto bene, quello nella foto in alto a destra  proprio lui : Tom Hanks. Giovanissimo e alla sua prima apparizione al cinema. Ha una piccola parte nel film, che tra l'altro avrebbe dovuto evolversi al peggio ed invece fu poi deciso di no. Lo vedremo arrivare nella seconda parte del film.
Detto questo nonostante He knows you're alone sia fortemente ispirato al film di Carpenter, ha una vita propria. E sinceramente non capisco come sia tenuto così poco in considerazione, perché in fondo non è poi così male. Precisiamo che il mio è anche un ragionamento basato sulla visione dopo una quarantina d'anni, dove di acqua e film horror ne sono passati sotto ai ponti. Oggettivamente è comunque un più che buon film. Anche senza il paio di cose che me lo hanno fatto piacere subito.

Il paio di cose sono: L'inizio al cinema. Mi ha ricordato tanto l'inizio di Scream 2. Seconda cosa il film proiettato al cinema, sempre ad inizio film. Le due ragazze stanno guardando un horror dove uno dei due ragazzi è lo Scott di Venerdì 13 pt 2 e muore esattamente appeso come nel film di Miner.
Questo film nel film in origine era il vero plot del film che Mastroianni avrebbe voluto realizzare, ispirandosi ad una leggenda metropolitana. Alla fine invece fece solo da prologo.

Finite le considerazioni che sono state possibili solo vedendo il film a posteriori, iniziamo le considerazioni oggettive: l'atmosfera 70s. Chi mi conosce sa che è una delle cose che amo in un horror. In questo caso siamo agli inizi degli anni 80, ma il film è stato girato a fine 79 e l'atmosfera c'è tutta. Quindi potrete apprezzare una New York, precisamente Staten Island, dalle tonalità delicate ma con il rosso ben in evidenza.




Quelle che vedete appena sopra sono, invece, due esempi di come il film non somigli mai, ma proprio mai ad Halloween. Mi spiace fare ironia ma ad una certa...
E pure la colonna sonora lo ricorda in qualche modo. A me personalmente non ha dato fastidio, anche se un sorriso viene spontaneo man mano che le scene si susseguono.
Mi è piaciuto comunque lo svolgersi degli eventi. Il killer non porta nessuna maschera ma è talmente glaciale nello sguardo che un pochino di disagio lo passa. Lo vediamo subito, anche se non sappiamo chi sia in verità. Sappiamo che ha ucciso la futura moglie del detective Gamble, perché lo ha lasciato proprio per il poliziotto. E da allora si è fissato ad uccidere tutte le ragazze prossime al matrimonio.
Si avvicina sempre di più ad Amy, cercando il momento giusto per colpire. Prima però ucciderà qualche persona di contorno ad Amy, un paio di amiche anche. Normale amministrazione da slasher movie.
Amy ha solo l'ex ad aiutarla a questo punto. Il simpatico e dolce Marvin, ancora innamorato e speranzoso in un suo ripensamento. 
Mastroianni mette in scena una storia non troppo elaborata, a volte ci sono delle scelte forse un po' "stupide", almeno a mio avviso, soprattutto sul finale, dove, ed è l'unica cosa che ho apprezzato di meno, c'è la scelta di gestire il personaggio di Gamble in maniera affrettata. Per il resto il film scorre bene, non annoia, ha dei buoni(ssimi) omicidi, il killer è sul pezzo, e la final girl pure.
Nel complesso magari non sarà riuscitissimo al cento per cento ma è senz'altro notevole e meritevole di essere scoperto o riscoperto se già lo conoscete.







sabato, febbraio 15, 2025

THE HEARSE Recensione

 Titolo: The hearse / Incubo infernale

Anno : 1980

Paese: Usa

Regia: George Bowers

Trailer



Le ghost story sono tra le mie preferite nell'horror, dopo lo slasher, il paranormale è quello che mi attira di più.
Soprattutto queste vecchia scuola, che hanno ancora un tocco di gotico che dona un fascino quasi irresistibile.
Certo, sempre se vi piace particolarmente questo sottogenere. Al contrario si potrebbe trovare noia e momenti che per chi ama l'azione sono inutili e morti. Non facciamoci troppi giri di parole. E' così no?

Come vi ho gi detto io amo questo tipo di pellicole. Questa in particolare, che già conoscevo di nome, come tanti altri film, ma non avevo mai visto, mi ha colpita in positivo. Nonostante non porti nulla di nuovo o eclatante alla fine. Ma credo di averla amata proprio per questo motivo.


Jane Hardy è una maestra che dopo la morte della madre e il recente divorzio decide di passare l'estate nella vecchia casa della zia Rebecca. Ereditata proprio dalla madre appena mancata.
L'arrivo nella piccola cittadina però non è trionfale: prima viene speronata da quello che sembra un grosso carro funebre, un macchinone nero, e poi si sente gli occhi addosso di un tizio della stazione di servizio dove si ferma per telefonare a Walter Pritchard, l'uomo che gli deve consegnare le chiavi di casa.
Non che poi vada meglio eh! Una volta a casa, nei giorni seguenti, tra gli occhi puntati addosso degli uomini e dei ragazzi del paese, anche i negozianti non la vedono di buon occhio. Dopo aver saputo che abita nella "casa", diventano ostili e cercano in tutti i modi di ostacolarla.
Solo un ragazzo, che si è invaghito di lei, si offre di aiutarla con i lavori di manutenzione.
In casa però iniziano ad accadere strane cose e Jane è perseguitata dalla grossa macchina nera che vede sempre più spesso anche nei suoi incubi.
Conosce Tom, un bel ragazzo, che si offre di aiutarla con l'auto, dopo l'ennesimo scontro col macchinone nero.
I due si avvicinano e si innamorano. Ma Jane piano piano capisce che le cose sono davvero strane e che forse Tom non le ha raccontato tutta la verità su di sé.
Per Jane, tra incubi e visioni vere e tangibili è ormai un' inferno, e, grazie al diario scritto dalla zia, forse riuscirà a capirci qualcosa.




Il film di Bowers è una delicata ghost story, con un atmosfera davvero calda e accogliente. I momenti di tensione non sono alti, ma ci sono e funzionano piuttosto bene data l'impostazione del film.
Del resto, seppur navigata, la storia di fantasmi è sempre affascinante a suo modo.
I momenti di incubo o delle visioni che tormentano Jane sono inquietanti quanto basta e il grosso carro funebre, un Packard del 1951 ricorda un po' un'altro film dove una grossa macchina nera la fa da padrone : The car ovvero La macchina nera bmovie cult di fine anni 70, che vede protagonista il buon James Brolin. Magari e anzi, sicuramente ne parlerò anche in questa sede. Qualche richiamo anche al più famoso Ballata macabra del '76, diretto da Dan Curtis lo possiamo sicuramente scorgere, ma non ci sono scopiazzature o omaggi. E' una sensazione che molti film che hanno lo stesso comune denominatore hanno a volte.
The hearse cammina da solo, dall'inizio alla fine. Lo fa senza sorprendere troppo, ma agli amanti di questo tipo di pellicole la cosa può soddisfare.


Trish Van Devere, che interpreta Jane la vedremo anche in Changeling, una ghost story sempre lo stesso anno. Una pellicola più famosa tra gli amanti dell'horror e sicuramente anche più apprezzata.
Troviamo anche Joseph Cotten nei panni di Pritchard, che tra l'altro sostituisce Martin Landau.
E' anche il debutto cinematografico di Christopher McDonald, nella piccola parte di Pete.
Insomma, un buon cast che lavora bene, una bella atmosfera che inquieta al punto giusto.
Il titolo italiano suggerisce un passaggio sui nostri schermi, ma al momento nessuna traccia italiana è palese da trovare.
Se volete lo trovate comunque sul Tubo in lingua originale. O recuperabile in dvd o blu-ray spagnolo. 










sabato, luglio 27, 2024

PROM NIGHT: I capitoli "Mary Lou" (Doppia recensione)

 Prom Night è una serie di film slasher canadesi che vanno dal 1980 al 1994. Il totale è di 6 (5 più il reamke del primo che è del 2008)  film, che però non hanno sempre un filo logico che li accomuna.
Il primo, per esempio, che è anche uno tra i migliori slasher degli anni 80, è quello che da noi è conosciuto come Non entrate in quella casa con Jamei Lee Curtis tra i protagonisti.

Secondo e terzo capitolo arrivano rispettivamente nel 1987 e nel 1990 e vedono cambiare totalmente la storia che c'era nel film originale. Prom Night - Il ritorno era originariamente intitolato The haunting of Hamilton High. Ma il titolo cambia in Hello Mary Lou - Prom night 2, perché chi acquista il film, per poi distribuirlo, decide di  farlo diventare parte di una saga legata al film del 1980.

In occasione dell'uscita in DVD dei due capitoli grazie a Quadrifoglio, in edizione standard, ho potuto con piacere recuperare questi due simpatici e validi prodotti. Molto ruffiani e divertenti.




Ma andiamo per ordine e diamo una generale infarinata sulla storia che sarà il fulcro di questi due capitoli:

Siamo nel 1957 e la diciassettenne Mary Lou Malone è una bellissima ragazza che si diverte a stuzzicare i ragazzi e spezzare cuori. Durante la festa di fine anno scolastico viene bruciata viva proprio sul palco dove è appena stata eletta reginetta. Si sa, che un evento del genere non può passare come nulla in film horror. La ragazza tornerà anni dopo per vendicarsi.

In Prom Night 2 - Il ritorno, dopo aver assistito al prologo sopra descritto ci ritroviamo trent'anni dopo, nello stesso liceo con Vicky, una ragazza timida e tranquilla che si prepara per il ballo di fine anno. E' la fidanzata di Craig, figlio del preside, che era in passato il ragazzo di Mary Lou e che è responsabile dell'incidente che ha causato la sua morte.
Mary Lou riesce a tornare sotto forma di spirito e a cercare di possedere Vicky per potersi vendicare.





Questo è quanto, il fulcro è la vendetta, che ha moltiplicato di molto la cattiveria di Mary Lou.
Assistiamo ad un mix tra Nightmare, e Carrie, con richiami anche all'Esorcista. Un citazionismo quasi estremo che però non dà fastidio ma diverte davvero molto. Il tutto è così palesemente "preso dai cult", e così sfacciatamente proposto allo spettatore, in chiave anche ironica, che non si può mettere il broncio e fare i detrattori. Addirittura alcuni cognomi dei personaggi sono un'altra palese forma di citazionismo: troviamo Carpenter, Hennenlotter, Browning, Dante, Craven... vi ricorda nulla?
Mary Lou, interpretata da Lisa Schrage è un ottima villain, che ha la sua personalità, nonostante si usino appunto particolari presi da altri film. Magari non sarà memorabile, ma si guadagna comunque una buona posizione. 
Diretto da Bruce Pittman, che continuerà poi col suo percorso televisivo, dirigendo anche episodi di Ai confini della realtà e Venerdì 13 (la serie), il film purtroppo non spicca come dovrebbe, perché sicuramente lontano dal capostipite da cui prende il nome. E' però un prodotto in linea coi film del suo tempo e non è affatto male. Il divertimento è assicurato, e i personaggi mi sono piaciuti tutti, soprattutto Vicky, che è in tutto e per tutto una Carrie degli anni 80, senza la telecinesi. Quella la lasciamo a Mary Lou.
Unico fuori posto è sicuramente Michael Ironside attore notissimo all'epoca (ma anche ora spero) per le sue caratterizzazioni da cattivo. Qui non lo è affatto e si fatica un po' a vederlo nel ruolo dell'ex che si sente in colpa perché ha causato la morte di Mary Lou.
Tutto sommato però il mio giudizio è davvero molto più che sufficiente. Prom Night 2 intrattiene e diverte nel modo giusto e meriterebbe un pochino più di considerazione.

Di seguito il trailer:




Le copertine delle fresche edizioni in DVD Quadrifoglio

Prom Night 3 - L'ultimo bacio (1990) è invece diretto da Ron Oliver e Peter R. Sutton. Oliver è anche lo sceneggiatore di entrambi i film (cioè il 2 e il 3).
 
La saga di Mary Lou Maloney continua. Ora la ragazza perseguita il povero Alex, che verrà sedotto e sarà costretto a sbarazzarsi dei morti fatti da Mary Lou. 
Stavolota è tutto molto più in formato commedia, ma l'elemento slasher è sempre il predominante. E anche stavolta ci si diverte parecchio, perché c'è molta carne al fuoco ed è gestita anche in maniera ottimale.
Non siamo ai livelli del precedente, che era un una specie di dichiarazione d'amore all'horror cult, ma si riesce comunque a ritagliare una fetta di simpatia, se gustato nel modo giusto.
Anche qui c'è del citazionismo, stavolta a Phantasm su tutti, nella scena dove un giocatore di baseball, rivale di Alex, viene ucciso. Ma c'è anche un tripudio di zombie nel finale e l'aura alla Nightmare on Elm Street resta più o meno forte come nel precedente.
Gli omicidi sono ancora più fantasiosi e divertenti, molto più in linea con una comedy, ma è giusto e gradito.




Anche con Prom Night 3 c'è da divertirsi parecchio, quindi il mio giudizio finale è assolutamente più che sufficiente e consigliato per una bella serata con doppia visione, pop corn e coca cola.
Di seguito il trailer:

Tirando le somme, questi due capitoli, che volendo possono essere pure visti semplicemente come due film a sé stanti (nessuno ce lo vieta o ci punirà per questo), meritano. Per la forte atmosfera che ci fa ricordare molti altri film, per gli ottimi personaggi, e anche per la musica, che, non l'ho detto prima, ma ci sta alla grande anche quella.
Se ve li siete persi, come me, fino ad ora, l'invito è di recuperare, anche solo per una visione fugace (si trovano su youtube) o un'integrazione alla collezione data la ristampa recente. Non penso che ve ne pentirete.






 


 












martedì, luglio 23, 2024

PSYCHO GIRLS : Recensione

 Titolo: Psycho Girls

Anno: 1986

Paese: Canada

Regia: Gerard (Jerry) Ciccoritti

Trailer

La colorata copertina del blue ray Vinegar Syndrome

Una nuova aggiunta alla rubrica sui b-movie merita anche qualcosa di più su blog. Potete comunque ascoltare sul canale Youtube l'episodio in formato podcast.
Vi vado a parlare di una recente scoperta che ha avuto subito la sua bella visione, passando davanti a molti altri film in lista. Il Canada, si sa, sforna e ha sfornato delle vere perle, questa è una di esse.
Psycho Girls è una pellicola del 1986 diretta da Jerry Ciccoritti, cineasta canadese con evidenti origini italiane, quindi sono ancora più contenta che il film spicchi. Peccato che il regista però abbia sfornato solo questa bella perla per poi cadere nell'oblio della tv, senza di fatto combinare nulla di eclatante.


Sarah e Victoria sono due graziose sorelle. Sarah però, all'età di 10 anni decide di preparare una bella colazione di anniversario ai genitori. Farcendo i pancake con veleno per topi.
Dopo una ventina d'anni riesce a fuggire dall'istituto dove sta per essere traferita, in quanto quello che l'ha ospitata fino ad ora verrà chiuso. Così la sorella rimasta, Victoria, che non voleva più saperne della malvagia sorella, si troverà ad essere stalkerata telefonicamente, finché non deciderà di incontrarsi con Sarah.
L'idea è di mettere fine alla sua vita una volta per tutte, ma le cose non vanno proprio come dovrebbero. Sarah quindi, preso il posto della sorella, va a casa dei suoi datori di lavoro e si offre di sostituirla nel preparargli la cena. Da quel momento per la coppia e i gli invitati alla cena inizierà un incubo ad occhi aperti.
Si risvegliano, dopo essere stati sedati con del sonnifero nel cibo, proprio nel vecchio ospedale di Sarah. Lì, lei li tortura ed uccide con l'aiuto di due complici, pazzi come lei. Solo Richard e sua moglie, cioè i datori di lavoro di Victoria, forse si salveranno.





Ciccoritti mette in scena una commedia horror cattiva, sanguinolenta e pazza al punto giusto. I livelli sono alti, soprattutto nella seconda parte del film, dove il tutto sembra girato con la frenesia di un videoclip, e la cattiveria di un torture a tutti gli effetti. Per l'epoca, girare un film di questo livello, ma a basso budget lo eleva davvero parecchio. Partendo dallo stile registico, che non è affatto piatto né dilettantistico. Ciccoritti ci sa fare e lo dimostra molto bene con inquadrature ben studiate e messa in scena che sa stupire. Stessa cosa per lo script, messo in atto assieme a Michael Bockner. Un film decisamente diviso in due parti, dove, appena Victoria esce di scena uccisa da Sarah (lo intuiamo perché di lei non si parlerà più poi per tutto il film) entra in scena Richard, che è anche parte narrante sin dall'inizio a dire il vero. La storia, fino ad un certo punto ci viene racconatata in terza persona proprio da lui, uno scrittore, che sembra parlarci di qualcosa di esterno.
Tutto d'uno tratto però scopriamo che, nella seconda parte, sarà tutto in prima persona, vissuto pienamente e anche troppo coscientemente dal nostro.

Un mix di cose che davvero stanno in equilibrio appena, ma che, comunque funzionano. Come la lunga scena della chiacchierata a cena, che sembrerebbe davvero inutile, e forse lo è, ma denota una stile molto loquace, un po' come fa Tarantino, che inserisce lunghi dialoghi e affascina con niente. Ciccoritti ci va vicino, ma ovviamente non eguaglia, si fa notare però. E questo basta. Quindi nella seconda parte assistiamo a quella che è la vendetta di Sarah, che si allarga dalla sorella al medico che l'aveva in cura (il dottor Hyppocampus, ricordiamoci che è una commedia. Nera ma è una commedia) ai datori di lavoro di Victoria più gli invitati a cena.
Chissà cosa deve aver passato in quell'ospedale. I metodi di cura non  hanno proprio funzionato, né per lei, né per i suoi due complici, che si presume siano due matti come lei, scappati con lei e desiderosi di dievrtisi a modo loro.















La sorta di cerimonia in nome di Freud che mettono in scena per giustificare le torture e le uccisioni sono, o potrebbero sembrare una sorta di denuncia su ciò che gli potrebbe essere stato fatto. Perché sembra proprio che scimiottino le pratiche di cura usate negli ospedali psichiatrici. Pratiche che sappiamo essere state brutali ed inconcludenti e per fortuna forse non esistono più.
Un po' come quando i bambini giocano a fare i lavori dei grandi, ma qui si esagera, volutamente certo, ma forse perché è l'unico modo conosciuto da questi tre individui.
Il risultato è una seconda parte all'insegna del gore e della cattiveria pura. Talmente frenetico che ci porta al finale, anch'esso fonte di riflessione (ma non faccio spoiler) e molto cattivo e in linea col visto precedentemente.

C'è sicuramente qualcosa di poco chiaro e magari di poco aderente al tutto, ma è tranquillamente superabile dato il prodotto e al feedback che ci restituisce. 
Io in definitiva sono molto soddisfatta e vi invito a colmare questa lacuna cinematografica, perché se siete amanti di questo tipo di film, è sicuramente da vedere!


Dove lo potete vedere (Inglese, sub eng):  https://www.youtube.com/watch?v=sBF18R-DbzM
Dove lo potete acquistare: https://vinegarsyndrome.com/products/psycho-girls







martedì, ottobre 17, 2023

THE LAST HORROR FILM (1982) - Recensione

 Titolo: The last horror film / Fanatic

Anno: 1982

Paese: Stati Uniti

Regia : David Winters

Trailer



Penso che avere Joe Spinell in una pellicola sia garanzia di successo. La sua capacità di rendere morboso ogni suo personaggio è qualcosa che mi lascia sempre stupita. Non perché sia il più grande attore sulla faccia della terra, ma perché probabilmente è un ruolo che gli si addice. 

Dopo Maniac, lo slasher capolavoro di William Lustig, Spinell torna a vestire i panni del disadattato in quest'altro slasher, diertto da David Winters, che si fonde bene col thriller ed ha anche un tocco piuttosto  ironico.


Vinnie è un tassista di New York che vorrebbe diventare un famoso regista. E' ossessionato dalla reginetta dell'horror Jana Bates, che vorrebbe avere nel suo film.
Si reca così a Cannes, dove Jana è ospite al famoso festival del cinema, per cercare di convincerla ad essere la sua protagonista.
Vinny è lontano anni luce dagli ospiti, e in generale, dai frequentatori del festival, ma, in maniera rocambolesca, riesce ad avvicinare Jana e ha filmare alcune scene per il suo film. 
Intanto però succede anche altro: tutti quelli vicini a Jana iniziano a sparire o morire. La cosa inizia a farsi pericolosa per lei, che si sente sempre più braccata e si fa dare una scorta per partecipare ai vari eventi stampa a cui è costretta.
Vinnie intanto è sempre più gasato, e non si sa trattenere. La sua passione per Jana va oltre la settima arte ovviamente, così collezione un bel po' di figuracce con varie ragazze e in generale.
La sua determinazione lo porterà a rapire Jana per girare l'ultima scena del film, in quanto lei lo ha rifiutato pochi giorni prima, perché spaventata dalla sua irruzione nella camera d'albergo dove alloggia.
Il finale riserva una piccola sorpresa, che forse i più accorti avranno già intuito. Ma io non ve la svelo.



Il girato a Cannes è per buona parte "pirata", molte scene dove vengono mostrati i vari ospiti sono state fatte senza alcun permesso, Winters però amalgama molto bene il tutto e il film è fluido e convincente.
Lo scenario poi è veramente idilliaco, con una colonna sonora molto efficace, che stempera molto quello che invece potrebbe risultare pesante. Ma non è così, The last horror film è un film leggero ma con un impatto importante. Molto meno pesante di Maniac (purtroppo non si può non nominarlo o almeno farci un piccolo paragone) però. Vinnie ci piace, ci fa anche pena nella sua determinatezza. Tutti lo bistrattano, la madre, che lo ama, lo esorta spesso a restare coi piedi per terra, (le scene con la madre, che poi è veramente la madre di Spinell, sono davvero esilaranti) suscitando reazioni isteriche nel figlio ad ogni telefonata per comunicare come sta andando al Festival. 
La Munro, che è già collaudata con Spinell, per via di Maniac, fa il suo dovere e ci porta il profilo di un'attrice di film dell'orrore che però non è la solita ochetta giuliva. Anzi è parecchio "ganza" e molto convincente secondo me.
E' una spasso questo film, uno spasso che però si prende sul serio. 



Il solito problema "nostrano" è che non c'è un edizione in lingua. Un vero peccato, come lo è per moltissimi altri film mai arrivati ufficialmente nel nostro paese.
La cosa è ovviamente risolvibile, anche se sarebbe bello che qualcuno si interessasse un giorno a farci avere almeno una versione sottotitolata.
Il film tra l'altro esce in dvd in USA solo nel 2009, quando la Troma decide di distribuirlo anche in questo formato.
Prima era uscito solo in vhs (per forza) e aveva avuto una distribuzione nella sale molto limitata, nonostante il successo a vari festival (vince per la fotografia a Sitges ) e due candidature ai Saturn Awards.
E purtroppo c'è da dire che, almeno fino a quest'anno, le versioni che giravano erano pesantemente tagliate delle parti gore.
E appunto quest'anno pare sia disponibile finalmente anche una versione uncut, e con molto materiale extra, che renderà finalmente giustizia.
Questo grazie a Severin




In conclusione, se vi manca la visione di questa pellicola, io vi straconsiglio di recuperarla. E' una vera perla, fidatevi.







venerdì, ottobre 06, 2023

PANIC (1982) - Recensione

Titolo: Panic / Bakterion

Anno: 1982

Paese: Italia, Spagna

Regia: Tonino Ricci (Anthony Richmond)

Trailer



I vivi Invidieranno i morti!

Oggi vi parlo di quello che potrebbe diventare il "guilty pleasure" di molti lettori di questo blog, se non lo è già.
Il candidato perfetto per la mia rubrica sui b-movie (che trovate sul canale youtube) e, non una nuova scoperta, ma un gradito ritorno alla memoria.

Bakterion, trovo più affascinante questo titolo, è un film brutto, è evidente. Pieno di difetti e poco curato.
Quindi perché parlarne? Perché tutti i film hanno diritto ad avere spazio e perché in fondo è un "brutto ma bello".



A Newtown una azienda chimica sta lavorando su un agente patogeno da usare per scopi militari. Purtroppo qualcosa va storto e il virus riesce ad uscire dal laboratorio. Il professore che se ne occupa sparisce di punto in bianco (che strano) ed iniziano ad accadere un sacco di fatti macabri e sanguinosi. Pare che qualcuno o qualcosa aggredisca le persone sbranandole letteralmente.
Il Capitano Kirk indaga con la polizia locale e la dottoressa Jane Blake, che intanto cerca di trovare un antidoto al virus. Il governo però ha già attuato il piano anti contaminazione: Se non si troverà un antidoto nei tempi stabiliti, la città di Newtown, dopo essere stata isolata dai militari, verrà cancellata dalla faccia della terra.
La corsa contro il tempo è cominciata!



Il film di Ricci vorrebbe essere la risposta italiana a The crazies di George Romero forse, ma non lo è. E' ambientato in Inghilterra con un buon cast, David Warbek e Janet Agren, che fanno un ottimo lavoro data la situazione in cui si trovano.
E riescono a far provare simpatia per questa pellicola a tratti scalcagnata e, purtroppo noiosa.
Un po' The incredible melting man, un po' il già citato La città verrò distrutta all'alba, Bakterion soffre molto a causa dei momenti morti, inseriti a caso, e di alcune soluzioni povere ma non ben ottimizzate.
Che poi si capisca già da subito che il Professor Adams è la mostruosa creatura che dilania i cittadini di Newtown è di poco conto. Quindi niente grosso spoiler
Creatura che si cela fino quasi alla fine, per poi mostrarsi in tutta la sua grazia (no). Però gli effetti del mostro sono decenti, diciamolo. Data la situazione, una maggior dose di splatter ci sarebbe stata poi. Invece ci si ferma sempre molto prima, mostrando poco. Un peccato perché sarebbe stato un valore aggiunto, che ha volte aiuta significativamente.
Il finale viene ridicolizzato (davvero non serviva!) da un  conto alla rovescia messo lì per creare tensione, ma che ovviamente non crea nulla se non un grosso facepalm.

Era davvero necessario?

In conclusione il film a me è piaciuto, ma a metà. Ho apprezzato i personaggi, la storia anche che, seppur telefonatissima, in qualche modo piace, il mostro e anche gli omicidi, anche se poco incisivi.
Lo consiglierei a chi ama questo tipo di pellicole, come succede con molti film che trovate su questo blog.
A chi ha voglia di perdere un'oretta e mezza, anche se non troppo divertente, per scoprire come un film brutto possa comunque avere il suo perché.








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