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mercoledì, aprile 15, 2026

MANHATTAN BABY (1982) - Recensione Film + Nuova Edizione Rustblade

 Titolo: Manhattan Baby / L'occhio del male / The evil eye

Anno: 1982

Paese: Italia

Regia: Lucio Fulci

Trailer


Sono quasi emozionata perché è la prima volta che porto un film di Lucio Fulci sul blog. Penso sempre non ci sia bisogno di un ulteriore parere sui suoi film, ma invece magari non è così.
In questi giorni mi sono rivista il suo Manhattan Baby, realizzato nel 1982, nel pieno del suo boom artistico coi film horror. Intendiamoci: la carriera di Fulci era già iniziata da un po' e io mi riferisco solo e solamente al periodo d'oro horror, dove ha sfornato cose come Zombi 2 (1979), L'aldilà (1981), Paura nella città dei morti viventi (1980) e Quella villa accanto al cimitero (1981), ma sarebbe utile, se vi state avvicinando solo ora al regista Romano, andare indietro e cercare altre chicche. Fulci non è un regista di solo horror, e questo è da NON dimenticare. Non mi dilungo più di così, ma dato che è il primo film suo di cui parlo sul blog, almeno una breve introduzione serviva.

Detto questo vi deludo ammettendo che Manhattan Baby non è certamente il suo miglior film, purtroppo la bella sequela di capolavori si inceppa ad un certo punto.
E io, che da ragazzina lo vidi convinta di trovare un nuovo Aldilà ci rimasi anche male. Il mio rapporto con questo film non era assolutamente idilliaco fino a qualche tempo fa. La prima visone è stata tragica, poi, col tempo e la maturità l'ho rivalutato. Fino all'ultima visione, dove forse abbiamo fatto un pochino pace.


Una giovane Brigitta Boccoli nei panni di Susie

La storia
Il professor Hacker, archeologo, si reca in Egitto con moglie e figlia per gli scavi ad una tomba. Mentre l'uomo lavora, la moglie Emily e la figlia Susie sono lì intorno a fare foto. Quando Susie rimane sola per alcuni minuti una misteriosa donna le dona un medaglione che pare antico. Hacker invece ha un incidente nella tomba e diventa temporaneamente cieco. Tornati a casa a New York, la famiglia Hacker inizia a sperimentare strane situazioni. Sparizioni di amici, e strane apparizioni di sabbia nella camera di Susie e del fratellino. Le cose si faranno sempre più inquietanti e, alla fine, la famiglia Hacker dovrà rivolgersi ad Adrian Marcato, che gli rivela di una maledizione e che Susie è posseduta dallo spirito di un antico Dio egizio.






Manhattan Baby è un film dai buoni propositi, ha un ottimo prologo, dove vediamo la famiglia Hacker in Egitto, e questo ci fa sperare in bene, perché conoscendo Fulci, è l'inizio di qualcosa di potenzialmente interessante. E anche la storia è molto buona, dopo zombie, porte infernali e case abitate da scienziati pazzi (e zombie), una maledizione egizia è quello che ci vuole. La sceneggiatura è del fido Dardano Sacchetti, che con Fulci aveva già fatto praticamente quasi tutti gli horror precedenti, ed Elisa Briganti (moglie di Sacchetti). Fulci ha pure un grosso budget a disposizione, quindi può fare il meglio. E invece. E invece il budget diminuisce in maniera seria e così sfuma la possibilità di poter usare maggiori effetti speciali, anche in post produzione. Fulci è costretto ad "arrangiarsi", e la cosa non gli va a genio.
Quindi si presume che i principali difetti del film siano appunto legati a questa mancanza di fondi, che non hanno permesso di fare tutto il lavoro al meglio.




Fulci si ritaglia il suo solito cameo

Cosa ne penso io
Rivisto, con una maggiore maturità, ho trovato Manhattan baby meno brutto di quando lo avevo giudicato, resta uno dei film di Fulci che amo meno, ma ci ho visto altro oltre alla mia disperata ricerca del gore e delle scene ad effetto che cercavo in stile Aldilà (per intenderci).
Innanzitutto c'è una bella connessione con L'esorcista, che, alla prima visione non avevo proprio notato. Forse non è subito palese, ma se ci si butta sul film con un occhio più attento c'è la sensazione che Fulci abbia preso e messo in scena qualcosa che lo ricordi. La possessione, il prologo in oriente, il medaglione che è il veicolo della possessione di Susie, quasi come il Pazuzu trovato da Merrin all'inizio del film. 

Certo alcune scene sembrano un pochino buttate lì quasi a caso, e molto della trama non ha una spiegazione logica o viene in qualche modo lasciata a metà. La sensazione è quella. Cioè che in alcuni passaggi si sia perso qualcosa, qualcosa che poi non fa tornare tutto.
Per il resto direi che in fondo se la cava bene, nonostante nemmeno Fulci fosse convinto, e lo reputasse tra i suoi peggiori film. 
A mio gusto personale però, l'aver trovato una diversa prospettiva gli ha fatto guadagnare punti in positivo. Rivedere certe scene non mi ha fotto storcere il naso e non si cade nel trash come invece ricordavo. Fulci sa valorizzare i momenti con le inquadrature giuste, e questo è indiscutibilmente un pregio. Sul finale poi ci regala anche il momento gore che tanto noi fan agogniamo. 
E soprattutto... stavo dimenticando la musica! Perché il buon Fabio Frizzi aiuta a salvare in qualche modo la situazione, con il suo solito sound riconoscibile che accompagna come sempre i vari momenti del film. Lui è sempre una garanzia e su questo aspetto del film non si può proprio dire niente di negativo. Le musiche sono super approvate. 
Quindi in definitiva lo trovo comunque un buon prodotto, coi suoi difetti , ma buono. 

L'edizione Rustblade

Da sostenitrice del progetto non potevo farmi mancare la mia solita edizione limited, che rende un po' di giustizia a questo sfortunato capitolo nella carriera del regista Romano.
Al solito disponibile in  versione standard, Dvd, Bluray e in versione limited 300 copie.

Ecco cosa contiene questa versione:
  • BLURAY IN EDIZIONE RESTAURATA ED INTEGRALE (Audio Italiano/Inglese con sottotitoli in Inglese)
  • CD DELLA COLONNA SONORA DI FABIO FRIZZI
  • POSTCARDS
  • CONTENUTI EXTRA SUL BLURAY
                                                      


















mercoledì, ottobre 23, 2024

DELIRIA Di MICHELE SOAVI: NUOVA EDIZIONE RUSTBLADE E RECENSIONE FILM

 Con l'ultima uscita Rustblade Records, ho avuto modo di rivedermi il bel Delira di Michele Soavi. Di Soavi mi piace praticamente tutto, e purtroppo, in ambito strettamente horror ha fatto pochissimo.
Ha comunque dimostrato di sapercela ampiamente fare, già dal suo primo film. Questo appunto.

Tra l'altro, il suo Dellamorte Dellamore è stato di nuovo al cinema in questi giorni per i suoi 30 anni.


Come al solito ho optato per la mia Limited deluxe con dvd, blu ray e cd della colonna sonora, trovate il mio unboxing sul canale youtube.

Prodotto dalla Filmmirage di Aristide Massaccesi cioè Joe D'Amato e sceneggiato da Luigi Montefiori alias George Eastman, il debutto di Soavi è qualcosa di quasi sorprendente.
Deliria infatti è uno slasher alla americana, che però si identifica senza dubbio alcuno nello stampo italiano o europeo, se vogliamo ampliare lo spettro di vedute.



Un gruppo teatrale sta provando uno spettacolo sotto la direzione del "simpaticissimo e affabile" regista Peter.
Alice, la protagonista, si ferisce ad una caviglia e deve uscire per cercare un medico. Lo trova in una clinica psichiatrica poco distante dal teatro. Al suo ritorno però viene licenziata da Peter, appunto perché è uscita senza il suo permesso.
Quando però cerca di andarsene, scopre che sia lei che il resto della troupe è intrappolato nel teatro e, come se non bastasse, il gruppo inizia a morire in circostanze brutali. L'assassino si rivelerà un pazzo maniaco scappato proprio dall'istituto dove Alice si era fatta curare poco tempo prima.
Inizia così una lotta per la sopravvivenza.




Deliria è un film che riesce ad interessare ed intrattenere lo spettatore già dai primi minuti. Non c'è il solito tempo morto prima di arrivare alla mattanza finale dell'ultima mezz'ora. Lo spazio della canonica oretta e mezza è molto ben distribuito e i personaggi fanno il loro dovere.
Peter, interpretato dall'attore David Brandon è un regista dalla marcata stronzaggine e dall'egoismo estremo. Ma non è il solo, ogni membro del gruppo ha l'incapacità di cooperare in una situazione estrema e letale, e quindi è destinato a perire malamente. E, a volerla dire tutta, ci dispiace pochissimo della loro dipartita. L'unica che sembra essere senza macchia è Alice, la final girl designata, interpretata dalla brava Barbara Cupisti, che incarna una ragazza fragile, ma anche con un certo carattere quando serve. Senza però mai sbilanciarsi troppo in simpatia verso lo spettatore. 
Il killer è efferato e parecchio violento, e a suo modo iconico, con la mascherona da gufo, che è appunto riconoscibilissima dagli amanti del genere. Il suo personaggio non sfigura affatto tra i killer dell'epoca. 
Piccola parte anche per Giovanni Lombardo Radice che, anche se non importante, fa sempre piacere vedere.
Lo spazio del teatro, dove il gruppetto resta imprigionato alla mercé del killer, diventa quasi angusto, perché, ogni via di fuga provata è immancabilmente placcata dal killer.
Finale sempre in linea con il mood d'oltre oceano, ma giusto e funzionale alla pellicola.

 Soavi riesce bene nell'impresa di fare un debutto al meglio, strizzando l'occhio a una categoria amatissima al tempo. Deliria infatti è apprezzato molto anche all'estero, per questa sua capacità di incontrare i gusti di spettatori diversi e soprattutto degli amanti dello slasher.







Rustblade ci porta forse uno dei suoi migliori prodotti, senza nulla togliere agli altri, che sono comunque frutto
di passione e ricerca nella soddisfazione di un pubblico per nulla mainstream.
Al solito disponibile sia in versione DVD che Bluray , nell'edizione standard, più le solite limited con allegato  Cd della colonna sonora e card. E la Ultra limited che ha altri gadget per i fan più accaniti.





























lunedì, settembre 11, 2023

FLESHEATER (1988) - Recensione

 Titolo: Flesheater / Revenge of the living dead

Anno: 1988

Paese: Stati Uniti

Regia: Bill Hinzman

Trailer


He lived, he died, he's back, and he's hungry!

Lo spin off è quando, da un film o una serie televisiva, viene preso un elemento o, più spesso, un personaggio, per creare un nuovo film o una nuova serie tv. Legata o slegata dall originale.
Direi che potrebbe essere la definizione perfetta per questo film.

Flesheater è un prodotto di serie b/z scritto, diretto e in parte editato da Bill Hinzman. 
Ma chi è William Hinzman?
Beh, è più famoso di quanto possiate immaginare. Sia tra i fan dell'horror che tra la gente comune. Hinzman è probabilmente una delle prime cose che vengono in mente (oltre alla ragzzina del seminterrato) quando si nomina La notte dei morti viventi. Il capolavoro zombesco in bianco e nero di George Romero è un film che conoscono tutti. No?
Hinzman è lo zombie del cimitero. Il primo zombie che appare sulla scena e che aggredisce Barbara e il fratello in visita alla madre morta.
Ah, adesso vi ricordate!

Hinzman nel 1968 in La notte dei morti viventi

Hinzman all'epoca  ha 32 anni (ne dimostra molti di più ma vabbè). Esattamente 20 anni dopo il nostro decide di fare appunto quello che è a tutti gli effetti uno spin off del suo personaggio. Un film dedicato al Cemetary zombie. Del resto uno dei titoli pensati per Night of the living dead in origine era Night of the flesheaters. E uno dei titoli di questo film è anche Revenge of the living dead come se, a distanza di vent'anni, ci sia quella voglia di vendetta per essere stato fermato dal propagare il morbo. Hinzman quindi scrive una storia dove il suo personaggio torna e riprova a popolare la terra, o meglio gli States di simpatici non morti.


Ma veniamo alla trama: E' Halloween e un gruppo di ragazzi è in campagna per festeggiare nei boschi la notte più paurosa dell'anno.
Un boscaiolo, che sta sradicando un albero scopre una tomba con un iscrizione. Credendo ad uno scherzo la apre e, uno zombie si alza e lo morde uccidendolo e trasformandolo ovviamente.
Da questo momento in poi sarà un susseguirsi di fughe, sangue, membra staccate, splatter a go go e donne nude.




La pellicola non brilla per sceneggiatura, né per recitazione. Ovviamente non è che serva molto se si tratta di un film di serie Z con dosi elevate di sangue e donnine nude ben in vista.
Apparentemente potrebbe sembrare un'emerita cavolata. Ma non lo è. Non del tutto almeno.
Tralasciando gli elementi deboli del film, abbiamo l'elemento splatter molto ben fatto invece. Gli effetto speciali sono davvero notevoli rispetto alla qualità globale della pellicola.
Una cosa che mi ha sorpresa molto in positivo, e che, me lo ha fatto valutare come un prodotto di intrattenimento degno e consigliabile agli amanti di questo tipo di pellicole.
Ci sta e sono ben felice di averlo recuperato.





probabilmente anche in questo caso siamo di fronte all'ennesima pellicola che non serve ma che ci regala un'oretta e mezza (scarsa) di puro divertimento che, molto spesso è non sense, ma che volete farci? Credo e confido che, chi stia leggendo l'articolo sia piuttosto abituato a queste cose.
Non c'è molto altro da aggiungere se non che potete trovare la pellicola completa oltre che sulle varie piattaforme di vendita anche qui.














































sabato, aprile 29, 2023

VIVERE NEL TERRORE - Recensione

Titolo originale : Bad dreams 
Anno : 1988
Regia : Andrew Fleming 

Uno dei film che mi ha turbata di più quando ho iniziato a vedere film horror è sicuramente Vivere nel terrore. La prima volta lo vidi quando avevo circa 15 anni. Quindi parecchio tempo fa. Bene, l'ho appena rivisto e, almeno il disagio provato all'epoca è stato minore. Insomma quella scena nell ascensore è stata sì forte, ma meno paurosa. 
Ritorniamo ai giorni nostri e ai miei 40 anni suonati (ecco perché ho avuto meno paura) e vediamo un po' di fare il punto della situazione. 
Anni 70. Cynthia fa parte della comune Unity Field, che è guidata dal carismatico Harris. L'uomo ha convito i suoi adepti che la morte è solo un'altro stato simile alla vita ,ma migliore. Quindi organizza un suicidio di massa. Una sera infatti cosparge gli adepti e si cosparge di benzina per poi darsi fuoco e uccidere tutti. Tutti tranne Cynthia che riesce miracolosamente a salvarsi. La ragazza però resta in coma per 13 anni. Risvegliatasi dal lungo sonno la ragazza scoprirà che il suo incubo non è ancora finito. 
Harris le appare dappertutto e inizia ad uccidere chiunque le sia vicino. Il dottor Karmen cercherà di capire cosa ci sia davvero dietro a tutte queste morti. 
Vivere nel terrore è uno di quegli horror degli anni 80 che sono invecchiati bene. Solido praticamente in tutto. Ma anche semplice. Non è nulla di troppo elaborato infatti. 

Il cast è ottimo a partire dalla protagonista, Jennifer Rubin la Taryn di Nightmare 3 a Bruce Abbott, spalla di Jeffrey Combs in Re-Animator 1 e 2 per finire con Richard Lynch grandissimo nel ruolo di Harris  (il cattivo tanto per cambiare). Per citare solo il cast principale e lascio perdere il resto del cast di facce viste e riviste dappertutto nei vari film e telefilm dell'epoca anche non horror. 
Andrew Fleming, il regista, qui al suo primo film, girerà poi qualche anno dopo quell'altra bellezza che è Giovani streghe. 

Ho citato Jennifer Rubin per il suo ruolo in Nightmare 3 ed effettivamente, guardando il film, sembra ci siano alcune similitudini o comunque, inconsciamente, c'è un rimando ad esso. Del resto Vivere nel terrore è solo di un anno più tardi. 
Il film viaggia sui suoi binari e se la cava egregiamente. È di sicuro una pellicola che si fa notare, per storia, e per la colonna sonora che spazia da brani anni 70 a qualcosa che ci lancia con energia verso i 90. Abbiamo Sweet child o' mine come chiusura. Basta?
Le scene omicidiarie sono ben fatte e anche gli effetti speciali sono altrettanto buoni. Di sicuro va fatto un plauso al trucco di Richard Lynch in versione abrustolita perché è abbastanza forte anche adesso. Forse Abbott non è incisivo come dovrebbe ma, il suo volto già visto, ci sta simpatico e lo si perdona a mani basse.

Il film è uscito da pochissimo in dvd per Quadrifoglio che stavolta fa coppia con Oblivion film e ci porta oltre a questa super chicca anche altra roba succulenta. Andate a vedere 😉






 

giovedì, aprile 13, 2023

Venerdì 13 (parte 4) - Capitolo finale, compie 39 anni oggi.

Recensione o dichiarazione d'amore spassionata?  Una via di mezzo credo. Oggi vi dico cosa ne penso del quarto capitolo della saga del mio omone preferito dell'horror. Un pò col cuore, un pò con razionalità. 



Il film, diretto da Joseph Zito, è un sequel diretto del terzo capitolo, o almeno, si riparte direttamente da Jason trasportato all obitorio dopo i fatti accaduti a Higgins Heaven alla fine del terzo. Ed è anche l'ultimo della serie a seguire questa linea, cioè ripartire direttamente dal film precedente. Anche perché doveva essere l'ultimo... forse 😆 


Ovviamente Jason non è morto e dopo essersi svegliato torna a casa a seminare terrore. Si imbatte nella solita combricola di ragazzi in vacanza nei boschi e in una delle famiglie che ci vivono : Trish, il fratello Tommy e la madre. Durante una festicciola Jason fa mattanza dei ragazzi ed insegue Trish fino a casa dove c'è Tommy che la aspetta. Trish e Tommy combattono Jason e lo uccidono  (si certo 😅) . In particolare Tommy ha un grosso trauma emotivo dallo scontro finale. Riduco di molto la trama perché comunque è sempre meglio non fare troppi spoiler no?

Quello che doveva essere The final chapter è invece solo un piccolo punto e a capo,  ma ad esere razionali è proprio l'ultimo film della saga davvero meritevole. È tra i più violenti della, e Jason si diverte da matti. 
Io l'ho sinceramente rivalutato negli anni. Mettendolo in alto nella mia classifica personale della saga. Poi col cuore, Jason vive lo supera. Ma è un'altro discorso. 
Merito della regia di Joseph Zito forse, già conosciuto per l'ottimo Slasher The prowler, uscito qualche anno prima. O degli effetti speciali dell iconico Tom Savini tornato per chiudere il cerchio iniziato col primo film. 


E ad essere  ancora più sinceri, la saga di Venerdì 13, vista solo con questi 4 film, è  quasi una quadrilogia perfetta. C'è ancora tanta "serietà" fino a questo punto. La cosa non è ancora sfuggita di mano, o comunque, le idee sono ancora buone per una saga slasher. 
Il tutto da prendere con le dovute misure, come dico spesso.
Ci sono delle belle scene omicidiarie e il finale è più che dignitoso. (Ma c'è anche il finale alternativo.)
Ma sicuramente non tutti i fan della saga sono d'accordo con me.

Ad interpretare Jason stavolta c'è Ted White, allora già 58enne. Il più vecchio stuntman ad interpretare Jason. White non volle nemmeno essere accreditato, per paura che la sua carriera venisse scerditata. Anni dopo si ravvide, forte del successo complessivo della saga e del quarto capitolo stesso, e quindi questo, invece di danneggiarlo, gli ha portato notorietà. Almeno tra i fan dell'horror. 
 Trish, interpretata da Kimberly Beck è una passabile final girl, ma non è la mia preferita. Forse (anzi togliamo il forse) la vera star è Tommy, Tommy che ancora non sa che diventerà l'unica nemesi di Jason e sarà parte dei due capitoli successivi.
L'interpretazione di Corey Feldman è molto interessante. C'è un impegno non indifferente da parte sua nel finale. Insomma, non si limita a mettere il maglione della signora Voorhees, lui cerca di diventare Jason stesso,  confondendolo e dando la possibilità di sopraffarlo. 


In conclusione,  posso dire sia uno dei migliori della saga, non tra i miei preferiti in assoluto, ma ha guadagnato davvero tanti punti, visione dopo visione. È diventato uno dei miei comfort movie e una delle visioni annuali  (non tutti i capitoli della saga vedo spesso). Se avete qualche dubbio credetemi, rivalutatelo.

giovedì, marzo 16, 2023

Beverly Hills - Delitti al college - Recensione

TITOLO ORIGINALE : Rush Week
ANNO : 1989
REGIA: Bob Bralver


Tra le nuove uscite Oblivion Grindhouse abbiamo Beverly Hills : Delitti al college uno slasher del 1989 ambientato in una scuola. L'ennesimo e nemmeno l'ultimo.
Rush week è il titolo originale di questa pellicola americana, dove alcune belle studentesse vengono massacrare dal killer mascherato di turno.
Nulla di memorabile, ma qualcosa di carino e comunque accettabile sicuramente.
Siamo al Tambers college, dove Toni, è una nuova studentessa. Lavorando per il giornale scolastico è incaricata di scrivere un articolo sul "weekend selvaggio" una tradizione dove i membri delle varie confraternite si scatenano in feste e scherzi anche pesanti. Il tutto non è ben visto dal rettore... Ma pazienza. Cos'è un college americano senza queste cose?
Intanto alcune ragazze spariscono inspiegabilmente e Toni comincia ad interessarsi di questi casi piuttosto che del weekend selvaggio.
Anche perché è innamorata del misterioso Jeff, anche lui odiato dal rettore e capo di una delle confraternite più turbolente. Le indagini vanno avanti fino al finale con tutte le rivelazioni e il killer, che ovviamente se la prende anche con Toni.
Nulla di nuovo insomma, ma, come detto in precedenza, una pellicola gradevole in pieno stile teen slasher. Il killer, che purtroppo si individua praticamente subito, non è abbastanza carismatico, ma è nella norma per il prodotto presentato.
Abbiamo poi, tra le belle ragazze uccise, Kathleen Kinmont, già in Halloween 4 l'anno prima e in Re-animator 2 l'anno dopo. Alla regia Bob Bralver, poco conosciuto, ma attivo come aiuto regista e regista di serie TV negli anni 80/90. E in fondo se la cava anche bene.
In definitiva un film sufficiente, che consiglio sicuramente ai patiti dello slasher per completare o ampliare la lista. Forse un po' meno urgente però per il resto del pubblico.

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